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Bambini in “azienda”

novembre 9, 2000 12:00 pm

Cresce in Europa l’esperienza degli asili interni ai luoghi di lavoro: in Italia siamo ancora agli inizi I genitori italiani che lavorano ne sono convinti: l’asilo sul posto di lavoro sarebbe una manna dal cielo! Ansie, angosce, contrattempi, ritardi, stress aggiuntivo per accompagnare i propri figli al nido potrebbero essere evitate seguendo l’esempio dei paesi…

Cresce in Europa l’esperienza degli asili interni ai luoghi di lavoro: in Italia siamo ancora agli inizi

I genitori italiani che lavorano ne sono convinti: l’asilo sul posto di lavoro sarebbe una manna dal cielo! Ansie, angosce, contrattempi, ritardi, stress aggiuntivo per accompagnare i propri figli al nido potrebbero essere evitate seguendo l’esempio dei paesi dell’Europa settentrionale in cui sono diffusissimi gli asili aziendali, in cui poter lasciare i bambini durante l’orario lavorativo.
Le strade percorribili sono sostanzialmente due.
La prima, la più auspicabile, è quella dell’appalto a società specializzate di spazi interni da destinare ad asilo per i figli dei dipendenti. Gli ostacoli maggiori sono rappresentati da vincoli burocratici e dai costi molto alti. Secondo gli esperti per un nido servono almeno 100 mq con una spesa per l’allestimento di circa 30 milioni, ma è la gestione la voce di spesa più alta: un al milione al mese per ciascun bambino. Complicate anche le procedure per ottenere i permessi e le licenze necessarie. Le soluzioni possibili: uno snellimento delle pratiche amministrative, magari delegando agli enti locali minori tutte le attribuzioni, mentre, per quanto riguarda i costi, si potrebbe pensare ad una suddivisione delle spese tra azienda, enti locali e dipendenti. Ne trarrebbero vantaggio del resto tutti e tre i soggetti: i genitori risparmierebbero tempo e stress; le aziende potrebbero contare su risorse umane più serene e quindi più produttive nonché su una maggiore attrattività nel mercato del lavoro; le amministrazioni locali potrebbero ridurre le spese per i nidi pubblici che gravano sui bilanci in maniera consistente: circa £.1.600.000 in media per bambino, a fronte di rette pagate dagli utenti che non coprono neanche la metà della cifra.
La seconda strada possibile, che allo stato attuale sembra anche la più percorribile, è quella delle convenzioni delle aziende con asili esterni già esistenti e possibilmente situati non troppo lontani dalla sedi di lavoro. In questo caso le aziende potrebbero stanziare dei fondi a favore delle strutture, pubbliche o private, in cambio di una serie di agevolazioni (specie riguardo agli orari) per i figli dei dipendenti.
Il cammino appare ancora lungo ma è interessante segnalare come esempi edificanti si cominciano a vedere anche in Italia: la società Ema di Ancona, la Logos di Modena e i comuni di Roma e Milano. Si tratta di realtà limitate e sporadiche ma invitiamo i giovani genitori a non demordere e soprattutto a rendersi parte attiva di questo processo di cambiamento ancora allo stato embrionale nel nostro Paese.

In Rete:
Sezione dedicata agli asili nido del Comune di Milano
Sezione dedicata agli asili nido del Comune di Roma

Logos

 

Luciano Chicarella

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