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Lavoro a domicilio, è una realtà sempre più frequente anche in Italia

febbraio 20, 2013 4:15 pm

Complice la crisi e la scomparsa di molti posti fissi, sono tante le persone che si trovano a riorganizzare la propria vita professionale. Una possibilità è il lavoro a domicilio, adatto a molte professioni. Ecco come organizzarsi.

La crisi economica ne ha mietute di vittime, professionalmente parlando. Molte aziende sono andate incontro a un vero e proprio fallimento, altre sono state costrette a ricorrere a cassa integrazione per molti dipendenti. Altre ancora non hanno avuto altra scelta se non operare un vero e proprio licenziamento di tanti impiegati. L’editoria è stato uno dei settori più colpiti. Una delle più importanti case editrici italiane ha annunciato che metterà in vendita la sede e che ci sono ben 800 figure professionali in esubero, 100 di queste nel più importante quotidiano del paese. Anche un’altra grande casa editrice si è trovata costretta a chiudere ben quattro testate. Altrove si dichiarano assunzioni bloccate, tagli, stati di crisi. L’editoria è sicuramente uno dei settori più colpiti, tra redattori e grafici. Eppure, i lettori ci sarebbero, eccome: solo su internet la maggior parte dei navigatori virtuali visita periodici on-line e siti di notizie. Tra le persone più colpite da quest’onda di tagli e licenziamenti ci sono le donne. Anche molti uomini ne hanno risentito, ovviamente, ma il sesso femminile è stato sicuramente più penalizzato. A volte l’azienda si è trovata costretta a scelte dolorose, ma necessarie, come lasciare a casa una donna, rispetto a un uomo, perché la prima aveva magari un marito con un lavoro mentre il secondo era responsabile di figli e aveva una compagna senza un impiego.

Una necessità che diventa una scelta
È un periodo duro, nessuno lo nega, che ha portato molti di noi a dover rivedere dalla base le sue convinzioni professionali, basate sui diritti acquisiti del posto fisso con trattenute per la pensione e assicurazione sulla salute della famiglia, diventando giocoforza più elastico e dovendo necessariamente reinventarsi una nuova identità professionale. E molti, provenienti proprio dal settore dell’editoria, hanno dovuto riciclarsi come lavoratori a domicilio, cambiando ritmi, abitudini, sistema di retribuzione. Grafici, revisori di bozze, tipografi ma non solo: anche progettisti industriali, architetti, contabili, consulenti aziendali si sono trovati a dover ricominciare da zero e per molti di essi il lavoro da casa è stata una scelta obbligata. Ed è una scelta che implica un certo coraggio. Si cambiano le abitudini: non si esce più al mattino per recarsi in redazione, o in ufficio, o in azienda. Il posto di lavoro è a casa propria. Per fortuna la tecnologia oggi aiuta, e molto, quindi non serve più molto spazio. I fax sono quasi roba da archivio storico, le e-mail e gli mms più all’avanguardia permettono l’invio di testi, immagini e progetti in tempo reale. È sufficiente un computer per lavorare, nemmeno di dimensioni tanto grandi per i progetti grafici o i disegni di architettura più impegnativi. Insomma, è una realtà che sta facendosi largo da noi, per necessità più che per virtù, mentre in altri Stati, soprattutto nei paesi scandinavi, è un fatto ampiamente diffuso.

Il lavoro di casa ha i suoi vantaggi…
Lavorare in casa ha indubbiamente molti lati positivi, soprattutto per le donne che riescono a mantenersi una propria identità professionale e un minimo di indipendenza economica, oppure che desiderano contribuire al bilancio famigliare. Certo, non tutte possono farlo: le operaie, le insegnanti, i medici, i responsabili della qualità e molte altre persone ancora devono necessariamente recarsi sul posto di lavoro. Per molte altre, invece, è possibile: e sono appunto le redattrici, le grafiche, gli architetti, le progettiste, le sarte di moda, coloro che realizzano gioielli e tutte la cui preparazione consente un lavoro cosiddetto a cottimo. L’importante è organizzarsi uno spazio in casa, fisico ma soprattutto mentale, lontano dai giochi e dalle merende dei propri bambini e del resto della famiglia, per poter pensare, telefonare, realizzare. Il lavoro a domicilio ha il vantaggio di permettere un risparmio di tempo: dopo aver accompagnato personalmente i bambini a scuola, non dovendosi recare in ufficio, tra mezzi pubblici e auto si perde parecchio tempo, si può pensare subito alla spesa e, una volta rientrate, ci si può occupare personalmente dei lavori domestici, risparmiando quindi sullo stipendio della colf. Mentre si lavora, si può anche preparare qualche semplice piatto per la famiglia: un arrosto, un minestrone o uno stufato richiedono pochi controlli e non distolgono eccessivamente dall’impiego. Nel pomeriggio, una pausa piacevole può essere rappresentata proprio dall’andare a prendere a scuola i propri bambini e nel preparare loro una merenda come si deve, con frutta, yogurt o un piccolo panino al prosciutto. Se non sono così piccoli da dover essere seguiti, si può lasciare che giochino nella loro cameretta e continuare a lavorare ancora un po’. E, se nonostante l’impegno non si è riuscite a portare a termine il lavoro stabilito per quella giornata, si può sempre contare sulle ore serali, quando in casa tutti dormono e il telefono non squilla più.

… Ma attenzione a organizzarsi per bene
Il lavoro da casa permette quindi di occuparsi di famiglia e casa pur avendo una propria identità professionale: e questo è il vantaggio e il grande limite al tempo stesso. Perché si corre il rischio di esagerare, di costringersi a un vero triplo lavoro dal quale si esce esauste, di lasciare invadere lo spazio professionale dalle questioni domestiche… a meno che non si ricorra a una ferrea organizzazione. Prima di tutto, partendo dal mattino: è vero che si torna a casa e non si va in ufficio, ma questo non vuol dire che ci si può trascurare. È importante vestirsi con cura, truccarsi, mettersi gli orecchini preferiti esattamente come se si dovesse andare in ufficio. È un incentivo all’autostima, al considerarsi una professionista e non solo una moglie e una madre. Altro punto: i lavoro domestici. In casa c’è sempre da fare, ma se si deve lavorare non si può anche essere una casalinga perfetta. Quindi, meglio darsi un tempo massimo: un’ora al giorno per le faccende più macroscopiche, il resto può attendere il fine settimana. Se non ci si pone questo limite, si arriva al momento di ritirare i bambini senza aver concluso nulla. Infine: si deve esigere rispetto per i propri spazi. Il luogo in cui lavoriamo, per quanto limitato, deve essere solo nostro. Basta insegnarlo ai bambini: è il posto in cui la mamma lavora e non deve essere invaso da pennarelli e giocattoli. Silenzio ci deve essere se la mamma fa quella telefonata importante. Lo stesso discorso vale per amiche e parenti: è vero che siamo a casa, ma non per questo sono autorizzate a tenerci un’ora al telefono. Non lo farebbero se fossimo in ufficio, lo stesso rispetto devono avere per la nostra nuova forma di impiego. Una parola, infine, per l’aspetto economico: chi lavora da casa è quasi sempre un libero professionista, che non può contare su ferie pagate o trattenute a monte per la pensione. Anche qui, ci si deve organizzare. Molti ordini professionali hanno sezioni riservate ai free lance, con l’obbligo di versare contributi che si trasformeranno poi in pensione. Inoltre, esiste la possibilità di realizzare fondi d’accumulo, assicurazioni o pensioni integrative con società private. Certo, sottrarre denaro dai già magri guadagni è un sacrificio non da poco…. Ma in compenso in futuro si potrà godere di una maggiore sicurezza.

Giorgia Andretti

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