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Il micro nido, una risorsa economica per tutte le famiglie

gennaio 6, 2012 10:54 am

La crisi economica, la voglia di lavorare e di reinventarsi il futuro, la necessità di lasciare i bambini in un luogo confortevole e sicuro: l’apertura di un micro nido potrebbe essere la soluzione a tutte queste esigenze Sono tantissime le mamme nel nostro paese costrette a lasciare il lavoro per occuparsi dei bambini piccoli: troppo…

Il micro nido, una risorsa economica per tutte le famiglie

La crisi economica, la voglia di lavorare e di reinventarsi il futuro, la necessità di lasciare i bambini in un luogo confortevole e sicuro: l’apertura di un micro nido potrebbe essere la soluzione a tutte queste esigenze

Sono tantissime le mamme nel nostro paese costrette a lasciare il lavoro per occuparsi dei bambini piccoli: troppo elevati i costi dei servizi alla prima infanzia ed estrema difficoltà a essere ammessi nei pochi posti pubblici costringono a scelte difficili. Infatti non è irrilevante la spesa che va a ricadere sul bilancio famigliare in un momento di difficoltà economica e di necessità di integrare gli introiti. La crisi, inoltre, ci ha messo tanto del suo: molte donne hanno perso il lavoro, soprattutto a causa della chiusura di tante piccole e medie imprese. La nuova realtà dell’essere mamme a tempo pieno, pur con l’esigenza e il desiderio di dare ancora molto nel mondo del lavoro, può costituire una valida motivazione per trovare una alternativa economica. Per queste donne esiste una possibilità che unisce la voglia di rimettersi in gioco professionalmente e di occuparsi al tempo stesso dei propri bambini, dando – perché no – una mano alle altre donne con figli piccoli che non hanno trovato posto al nido e che sono impegnate nel lavoro a tempo pieno. Una soluzione può essere il micro nido famigliare: consiste nella realizzazione di un nido per bimbi molto piccoli ospitati nella propria abitazione. Il numero di ospiti è ovviamente molto limitato, mai più di quattro, ma proprio per questo i piccoli sono ben seguiti da una donna che può contare sulla propria esperienza di mamma. In Italia, sono 3.008 i nidi d’infanzia e 732 i servizi educativi integrativi di cui quasi il 70% a titolarità pubblica, dati forniti dal Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza. Nonostante il miglioramento dell’offerta, i vuoti di servizi sono ancora tanti, soprattutto per le strutture che ospitano i piccoli sotto i tre anni senza poter contare all’accesso della materna pubblica.

Prima si chiede alla Asl di zona
Attivare un micro nido non è un lavoro da poco… occorre impegno, pazienza, capacità amministrative e aggiornamento costante. Se, però, si è ben sicure e motivate, il primo passo da fare è rivolgersi alla Asl di competenza, chiedere il permesso al Comune e rispettare i requisiti richiesti dall’amministrazione locale. Molti comuni prevedono anche la formula “Asilo in casa“, spesso finanziata in parte con fondi europei o fondi per lo sviluppo delle piccole imprese. Per questi progetti è necessario informarsi direttamente presso lo Sportello Attività Produttive del proprio comune perché progetti e finanziamenti variano molto da un territorio all’altro. L’apertura dell’attività segue un iter diverso rispetto a quanto accade nei servizi educativi alla prima infanzia in materia di autorizzazione e accreditamento. È necessario presentare al proprio Comune di residenza e alla Asl per conoscenza la comunicazione di avvio. La richiedente deve compilare appositi moduli, se predisposti dal Comune, con l’indicazione dei dati anagrafici, orari dell’attività e descrizione del servizio. È preferibile allegare copia del progetto educativo e del regolamento.

Un luogo a misura di bambino
L’intervento della Asl c’è sempre, per valutare se lo spazio a disposizione scelto dalla famiglia che vuole aprire un micro nido è adatto allo scopo: il luogo deve essere ampio, luminoso, ben aerato. I locali devono essere a norma di legge per quanto riguarda l’impianto elettrico e la sicurezza,l’arredo deve essere con mobili ed attrezzature adatte ai bambini. L’abitazione deve essere ampia, comprendendo una stanza dove proporre i pasti ai bambini, un ambiente destinato al gioco per farli giocare, un locale per il riposino pomeridiano. I bagni devono essere due: uno per i bambini e uno per le educatrici. Il comune, dopo la verifica degli standard di qualità previsti dalla legge, si occupa dell’ Accreditamento, riconoscendo la qualità dei servizi offerti. L’autorizzazione è fornita dallo Sportello per le Attività Produttive e va rinnovata ogni tre anni. Lo stesso Sportello per le Attività Produttive fornisce anche le informazioni su quali requisiti richieda il proprio Comune per l’apertura di asili nido privati.

I requisiti della titolare del micro nido/b>
Nella maggior parte delle regioni, la mamma intenzionata ad attivare un micro nido deve frequentare un corso di formazione promosso e finanziato quasi totalmente dalla regione stessa e svolgere un numero di ore di tirocinio. In altri casi, è necessario possedere un titolo di studio legato all’infanzia, come avviene per le educatrici del nido: diploma di maturità ad indirizzo socio-psico pedagogico, magistrale, per dirigente di comunità, di assistente all’infanzia, oppure una laurea in scienze dell’educazione o della formazione. Tra la famiglia e la mamma titolare del nido famigliare, viene stipulato un contratto di prestazione di servizi in caso di ditta o di scrittura privata in caso di associazione famigliare, regolata da accordi tra le famiglie utenti associate. Le Regioni intervengono con finanziamenti a sostegno di questo tipo di attività, predisponendo annualmente bandi per l’erogazione di contributi a sostegno di progetti innovativi tra i quali i nidi famiglia, imprenditoria femminile e giovanile. Tali contributi derivano da fondi nazionali come il Fondo per l’Infanzia e l’Adolescenza, Fondi regionali e Fondi della Comunità Europea. Per partecipare ai bandi è necessario rispondere ai requisiti richiesti dai singoli regolamenti. I finanziamenti sono necessari, oltre che per predisporre gli ambienti, qualora necessitino di eventuali modifiche come ristrutturazioni, messa a norma degli impianti, che per l’acquisto di attrezzature per i bimbi. La retta a carico della famiglia per la frequenza è equiparabile alla retta di un nido privato, variando quindi tra i 300 e i 600 euro mensili circa. La quota stessa varia in base alla zona di localizzazione e alle ore di permanenza del bambino.

Giorgia Andretti

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