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Per i genitori una tutela in più

marzo 29, 2004 12:00 pm

Presto anche in Italia una direttiva europea che vieta i turni di notte in gravidanza e durante i primi 12 mesi La normativa a sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione dei figli continua a fare progressi. Lo scorso 19 marzo, infatti, il Consiglio dei ministri, su proposta…

Presto anche in Italia una direttiva europea che vieta i turni di notte in gravidanza e durante i primi 12 mesi

La normativa a sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione dei figli continua a fare progressi. Lo scorso 19 marzo, infatti, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione, ha approvato lo schema di un decreto legge che stabilisce norme più severe per i datori di lavoro che non rispettano le norme di orario notturno, soprattutto se le violazioni riguarderanno le neomamme e le donne in gravidanza.

Multe salate e carcere a chi non rispetta le regole
Era un passaggio necessario per recepire la normativa dell’Unione europea in materia, anche se il decreto legge entrerà in vigore non prima di essere stato esaminato dal nostro Parlamento, attraverso le commissioni competenti, e subito dopo il via libero finale di Palazzo Chigi. Dopo di che, i datori di lavoro che impiegheranno donne in gravidanza e mamme con bambini di età inferiore ad un anno, durante le ore notturne che vanno da mezzanotte alle 6 del mattino, rischieranno l’arresto da due a quattro mesi. Nella migliore delle ipotesi pagheranno una multa che può variare tra i 516 e i 2582 euro. Stesse pene anche per chi fa lavorare in orario notturno, senza il loro consenso, madri, o padri, di bambini che hanno meno di tre anni o che siano unici affidatari di ragazzi sotto i dodici anni o chi ha soggetti disabili a carico. E ancora a rischio manette, e per un periodo che può arrivare fino a sei mesi, ci saranno anche i datori di lavoro che non verificano le condizioni di salute “attraverso controlli periodici e preventivi adeguati” dei lavoratori che impiegano in orario notturno. In questo caso le sanzioni amministrative possono arrivare invece fino a 4131 euro partendo da un minimo di 1549 euro.
Le legge n. 53 del 2000 , meglio nota come “legge sui congedi parenterali” già prevedeva una serie di agevolazioni, per mamme e papà, futuri o neo, imponendo ai datori di lavoro la flessibilità del tempo di lavoro per renderlo più conciliante con i ritmi della famiglia. Ma se è necessario arrivare a minacciare l’arresto per quei datori di lavoro che non rispettano le regole forse vuol dire che le mamme del nostro Bel Paese hanno spesso, proprio nel lavoro, il loro peggior nemico. Non sono poche le donne che denunciano di dover sottostare al ricatto di dover restare in servizio fino alla vigilia del parto oppure tornare a lavoro, e a pieno ritmo, anche due mesi dopo il parto, per evitare ritorsioni, mobbing e licenziamento.

I dati sulla difficoltà di coniugare lavoro e maternità
Conciliare il lavoro e la maternità è divenuto per le donne sempre più difficile. E questa difficoltà l’ha messa nero su bianco un’indagine dell’Istat presentata lo scorso dicembre al Cnel. 50 mila neo mamme , a distanza di 18-21 mesi dalla nascita del primo figlio sono state intervistate per capire come e quanto è cambiata la loro vita tra famiglie e lavoro. I 18-21 mesi dal parto rappresentano il periodo in cui, mediamente, si matura la scelta eventuale di avere altri figli.
In teoria, le donne dovrebbero essere messe in condizioni di non dover subordinare una scelta all’altra. In pratica il 20,1 per cento delle neomamme smette di lavorare dopo il primo figlio, soprattutto quelle più giovani, fino ai 30 anni di età. Parliamo di oltre 10.000 donne sul campione iniziale. Il 7 per cento di quel 20,1 vengono licenziate, al 24 per cento non viene rinnovato il contratto. Il 14 per cento dichiara di aver abbandonato “volontariamente” il lavoro, in parte però a causa degli orari inconciliabili con i nuovi ritmi ed impegni familiari.
Ce ne è ancora di strada da fare. Nel frattempo, donne, dobbiamo fare il nostro gioco, tra figli e lavoro.

 

Marina Zenobio

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