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Cosa fare se a graffiare non è il gatto di casa

maggio 17, 2016 9:21 am

Giocare con un micio e accarezzarlo è piacevole e divertente. Se però si tratta di un randagio ed è ancora un cucciolo, è bene disinfettare subito la piccola ferita.

Con la bella stagione, stando di più all’aperto, può capitare di incontrare adorabili micini o simpatici gatti adulti. Resistere alla tentazione di accarezzarli è quasi impossibile, rassicurati spesso dal fatto che i gatti, contrariamente ai cani, non mordono. È bene però fare attenzione, perché alcuni felini, soprattutto se cuccioli o senza padrone, possono essere portatori di un batterio, la Bartonella Henselae, nell’uomo può causare disturbi leggeri ma, purtroppo, fastidiosi, soprattutto se la persona graffiata ha qualche debolezza del sistema immunitario. Si tratta della malattia da graffio del gatto.

Si trasmette con un batterio
La malattia da graffio del gatto o CSD – Cat Scratch Disease – è trasmessa da batteri come la Bartonella henselae o la Afipia felis. Il batterio si trasmette tra i gatti attraverso le pulci. Questi piccoli parassiti, abitando nella pelliccia del felino, quando ne succhiano il sangue lo infettano, anche se il gatto è spesso portatore sano. I gatti randagi sono più frequentemente portatori del batterio rispetto a quelli domestici, poiché più spesso sono infestati dalle pulci. I gatti più giovani, quelli sotto l’anno di vita, sono più colpiti dal problema rispetti agli animali più anziani, forse a causa di un sistema immunitario ancora immaturo. Dal sangue del gatto, il batterio invade le ghiandole salivari. Da qui, attraverso il meccanismo di leccarsi che il gatto compie per le operazioni di pulizia, il batterio raggiunge le unghie. Di conseguenza, quando la bestiola graffia o morde, sia per gioco o per difesa, una persona, può trasmettere il batterio attraverso le lesioni provocate sulla pelle. In pratica, il batterio giunge a contatto del sangue della persona e lo infetta.

Cosa provoca
Dopo circa dieci giorni dal graffio o dal morso, attorno alla zona della ferita compare un alone di arrossamento e si forma una vescica. Dopo 15 giorni si ingrossano i linfonodi satelliti della ferita, cioè quelli più vicini. In genere si gonfiano le ghiandole linfatiche ascellari se la ferita è localizzata nella mano o nel braccio. Si ingrossano invece i linfonodi inguinali se la ferita si trova sulla gamba o sul piede. Inoltre, la persona graffiata può essere soggetta a malessere generale, mal di testa, debolezza. A volte questi sintomi fanno sì che il disturbo venga confuso con un caso di mononucleosi. Non tutti manifestano gli stessi sintomi quando sono colpiti dalla malattia da graffio del gatto. Le persone adulte e sane avvertono i disturbi in modo molto lieve e spesso il problema si risolve spontaneamente, senza che sia necessario ricorrere a una cura specifica. I bambini e degli anziani, che hanno difese immunitarie più deboli, possono risentirne maggiormente.

Disinfettare subito la ferita
Se si viene morsicati o graffiati da un gatto, si deve lavare la zona ferita con abbondante acqua corrente e sapone, per eliminare le tracce di saliva del gatto e lo sporco, quindi si deve disinfettare con abbondante acqua ossigenata o un altro disinfettante non alcolico. Infine, è bene applicare una crema cicatrizzante. Se la ferita è profonda e sanguina, è meglio acquistare in farmacia una pomata a base di antibiotici, efficace contro i batteri. Se dopo qualche giorno si nota l’arrossamento localizzato e si ingrossano i linfonodi, è meglio rivolgersi a un medico. È bene ricordare di non accarezzare un gatto se non lo si conosce e non si sa come potrebbe reagire, soprattutto se è un gatto libero.

Lina Rossi

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