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Negli ospedali pediatrici arriva la Pet Therapy

novembre 13, 2015 9:07 am

Sempre più ospedali pediatrici avviano progetti di Pet Therapy per i piccoli ricoverati: l’interazione con i piccoli animali dona buon umore e aiuta a reagire meglio ai trattamenti.

Accarezzare un gatto, proporre un bocconcino saporito a un cane o lanciargli la pallina perché la riporti è un modo per interagire con un animale, quando questi ricambia le nostre attenzioni con affetto incondizionato, regala gioia e fa stare bene. Sarà pensando a questo che, anni fa, è stata messa a punto la Pet Therapy, letteralmente – Terapia con animale domestico. L’interazione con un animale domestico si intende quella con il cane, il gatto, il coniglio o anche altre bestiole più grandi come il cavallo. La Pet Therapy è una cura riconosciuta come ufficiale dal Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003 e, per la prima volta, definisce ufficialmente il ruolo affettivo e benefico che un animale può avere nella vita di una persona.

Per disturbi depressivi e per autismo
Negli altri paesi la Pet Therapy ha una storia più antica abbinata ad altre cure: da tempo viene impiegata per affiancare i trattamenti rivolti ai bambini e agli anziani, in modo particolare per curare forme depressive, disturbi dell’alimentazione e anche forme di autismo. Il rapporto con gli animali è considerato salutare perché le bestiole assicurano affetto e compagnia, offrono un supporto emozionale e psicologico, sono uno stimolo all’esercizio fisico, risvegliano il senso di responsabilità e spingono a praticare più movimento. I cani e i gatti sono gli animali che, più di tutti, vengono arruolati per la Pet Therapy. Il cane è il primo della lista, perché è un dispensatore di amore, è in grado di far ricordare la dolcezza e il buonumore a chi gli sta a fianco. Il cane ama in modo gratuito e assoluto il proprio padrone e si affeziona ai membri della famiglia nella quale vive. Allo stesso modo, dimostra affezione e pazienza alle persone verso le quali è diretta la Pet Therapy. Per questo, esemplari particolarmente predisposti, vengono addestrati da educatori per entrare in contatto in modo soft e carico di empatia con i bambini, gli anziani e i malati di centri specialistici.

Il benessere che viene dai pets
In altre situazioni possono essere assoldati anche i gatti, anche in questo caso scegliendo esemplari particolarmente domestici e miti. Il rapporto con le bestiole deve essere infatti sereno e di assoluta fiducia, il malato non deve avere alcun tipo di timore nell’approcciare la bestiola: in caso contrario l’efficacia del trattamento viene meno. Il gatto risulta particolarmente adatto ad anziani e disabili, ma sa donare sensazioni positive anche ai bambini, grazie anche alle vibrazioni sonore delle fusa: hanno un forte potere rilassante e rasserenante. Infatti, si pensa che proprio grazie a questo senso di relax, la vicinanza di un gatto riesca ad attenuare numerosi stati d’ansia che un bambino può accumulare durante il giorno. Secondo studi più recenti, il contatto con le bestiole affettuose e mansuete contrasta la produzione del cortisolo, ormone dello stress che viene secreto soprattutto quando un bimbo deve affrontare un esame medico o sottoporsi anche semplicemente a un prelievo del sangue. Il cortisolo abbassa la soglia del dolore e una sua riduzione si accompagna quindi a un maggiore benessere. Inoltre, il contatto con i piccoli animali favorisce la liberazione di dopamina e delle endorfine, ormoni del benessere di aiuto a sopportare meglio la degenza e i trattamenti. E i benefici si vedono anche dopo il rientro del bambino a casa.

Giorgia Andretti

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