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Papà con i minuti contati

novembre 14, 2000 12:00 pm

I padri italiani risultano ultimi, tra gli europei, per quantità di tempo dedicato giornalmente ai figli Come spesso accade, gli italiani si distinguono per collezionare record negativi in campo internazionale. Nel caso in questione a fregiarsi di questa poco invidiabile palma sono i papà della nostra penisola che, da una ricerca effettuata dal gruppo di…

I padri italiani risultano ultimi, tra gli europei, per quantità di tempo dedicato giornalmente ai figli

Come spesso accade, gli italiani si distinguono per collezionare record negativi in campo internazionale. Nel caso in questione a fregiarsi di questa poco invidiabile palma sono i papà della nostra penisola che, da una ricerca effettuata dal gruppo di psicologi volontari “Help me” , risulterebbero ultimi in una speciale classifica che misura il tempo che i padri trascorrono quotidianamente con i propri figli. Ad onor del vero, è l’intera categoria di papà latini ad uscire malconcia da questo studio: infatti, le ultime quattro posizioni sono occupate, rispettivamente, da italiani (22 minuti), spagnoli (34 minuti), portoghesi (36 minuti) e francesi (37 minuti). Non così nel Nord dell’Europa: i padri svedesi e danesi spendono con i propri pargoli almeno un’ora del loro occupatissimo tempo quotidiano, seguiti a ruota da norvegesi (57 minuti), tedeschi (55 minuti) e inglesi (50 minuti). Altre due aspetti emersi dalla stessa ricerca fanno ricadere un’ombra scura sull’istinto paterno dimostrato dagli italiani. Il primo riguarda la concezione che i papà di casa nostra hanno di “tempo trascorso con i figli” . Nel 56% dei casi analizzati, gli italiani considerano la visione di una partita in Tv con i propri figli alla stregua di una passeggiata in un parco, magari accompagnata da una rilassante chiacchierata, mentre per un altro 11 per cento degli interpellati anche andare al supermercato per la spesa equivale a costruire un produttivo rapporto con i figli. E’ veramente esigua, pari al 7%, la fetta di papà che regolarmente aiuta i propri figli a fare i compiti o quella disposta a sobbarcarsi un colloquio con gli insegnati (12%). A cosa attribuiscono gli uomini italiani questa incapacità a dedicare maggiore spazio, tra i mille impegni, ai propri figli? Bene, la colpa, come era presumibile, ricadrebbe sull’eccessivo “protezionismo” esercitato dalle mamme nell’ambito dell’educazione filiale. Le donne, afferma il 26% dei papà italiani intervistati, si dimostrano prepotenti e non accettano interferenze nella cura della prole, anche se, una fetta del 30% degli interpellati, arriva ad ammettere di non essere tagliata per esercitare la mansione di “educatore”. Forse sarà anche per questa evidente o presunta “incompetenza” che gran parte dei padri italiani, ben il 59%, si fa sostenere dall’apporto offerto dai mezzi di comunicazione di massa, soprattutto la televisione, considerata, a torto o a ragione, un ottimo surrogato alla propria presenza.

In Rete:
Istituto di studi sulla paternità

 

Giancarlo Strocchia

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