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Casalingo? No grazie

gennaio 10, 2011 12:56 pm

Studi recenti mostrano che spesso gli uomini, le cui mogli sono troppo prese dalla carriera, rischiano la depressione. Fare il “mammo” contrasta con il ruolo biologico. Marco ha 44 anni e due figli alle elementari. Sua moglie Paola è medico anestesista è non ha praticamente orari. Lui, invece, è architetto e lavora negli uffici comunali…

Studi recenti mostrano che spesso gli uomini, le cui mogli sono troppo prese dalla carriera, rischiano la depressione. Fare il “mammo” contrasta con il ruolo biologico.

Marco ha 44 anni e due figli alle elementari. Sua moglie Paola è medico anestesista è non ha praticamente orari. Lui, invece, è architetto e lavora negli uffici comunali della sua città: il suo lavoro è una sorta di part time allungato. Alle tre del pomeriggio è libero. Va a fare la spesa, passa a prendere i bambini a scuola, a casa prepara loro la merenda. Li accompagna lui a nuoto, tennis, catechismo. Li porta a giocare dagli amici e li va a prendere. Fa fare la doccia ai bambini, prepara la cena. Le insegnanti lo considerano un papà bravissimo. E le altre mamme un marito invidiabile. Eppure Marco non è felice. Ama i figli, certo, ed è contento di occuparsi di loro. Ma si sente triste. Un po’ inutile. Invidia gli altri padri, nemmeno lui sa il perché. Anche il rapporto con la moglie inizia ad avere qualche problema. Il problema sta proprio nel ruolo inedito ricoperto dall’uomo nelle dinamiche della famiglia.

Se fare il mammo non piace
Benché negli ultimi tempi si sia assistito ad una maggiore flessibilità di ruoli all’interno della famiglia, sembrerebbe che a tutt’oggi il ruolo di casalingo non sia proprio quello più congeniale alla natura maschile, né tanto meno quello in grado di riservargli grandi soddisfazioni e benessere psicologico. Recenti studi hanno infatti sottolineato come gli uomini, le cui mogli sono molto impegnate e prese dal lavoro e dalla carriera, siano quelli maggiormente esposti a rischio depressione. Un conto infatti è accompagnare i figli a scuola prima di andare a lavoro, fare la spesa al supermercato nella pausa pranzo o dedicarsi alle pulizie casalinghe nel fine settimana, un conto è dedicarsi pienamente a tali attività.

I ruoli hanno radici profonde
Per capire perché accada ciò bisogna tornare un po’ alle origini e vedere su che basi fonda l’identità sessuale e psicologica dell’individuo, ma soprattutto dove affondano le loro radici i ruoli sessuali. Da sempre è infatti la donna ad occuparsi di tutto ciò che riguarda famiglia, figli e casa. Le bambine di gran parte delle società industrializzate, e non solo, vengono cresciute al suono di sviluppare tutte competenze che gli permetteranno di saper tenere a bada se stesse, la famiglia e tutto ciò che ruota intorno ad esse: pannolini, compiti scolastici, faccende domestiche e chi più ne ha più ne metta. L’educazione del maschile prende tutt’altra direzione: lo slogan è quello di puntare sul sé, sviluppare a pieno l’assertività, la produttività, lo motivazione al successo da ricercarsi prevalentemente all’esterno (ossia nel lavoro) e non certo dentro quelle mura casalinghe che affossano la mascolinità. Gran parte dell’identità maschile si basa proprio su queste dimensioni psicologiche. Quando l’uomo “perde” l’ambito in cui metterle in pratica c’è da stare attenti alla bomba che può scoppiare da un momento all’altro.

Per gestire il cambiamento
Puntare su tutte quelle caratteristiche che fino a ieri erano un segno di debolezza. Non bisogna perdere il passo con i tempi. La rivoluzione sessuale c’è stata e risale ad un bel po’ di tempo fa. I ruoli sessuali non possono essere più così nettamente distinti, né rigidamente costretti nelle aspettative del sociale più che della persona. Ogni problema diventa tale nel momento in cui siamo noi ad attribuirgli il nome di problema. Logicamente ogni età ha le sue strategie. Non si può pretendere che tutti gli uomini capiscano all’istante che non c’è nulla di male nell’occuparsi delle “faccende delle donne”. Questo specialmente per quelli un po’ più avanti con l’età e quindi maggiormente legati a stereotipi sessuali un po’ retrò. Tocca a chi è vicino al “casalingo in crisi” cercare di fargli apprezzare il gusto di certe cose. Aiutandolo soprattutto a riempire quel vuoto che si può essere creato all’interno della sua identità con l’andata in pensione o con una crisi lavorativa che lo taglia momentaneamente fuori dal mondo del lavoro. È risaputo infatti che la crisi passa prima laddove qualcuno che ci ama ci da una mano. Per cui sta un po’ alle donne. Cosa fare allora? Agire empaticamente provando a mettersi nei panni dell’altro. Funziona quasi sempre.

Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo

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