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Il papà a casa per legge?

novembre 3, 2010 12:31 pm

Sono stati presentati alla Camera due progetti simili. Se uno di questi verra approvato, il neo papà potrà stare a casa quattro giorni con bimbo e compagna, come nel resto d’Europa. Basta chiedere ferie al capoufficio o permessi per tornare a casa prima: nel prossimo futuro, forse, anche i papà italiani potranno godersi ben quattro…

Il papà a casa per legge?

Sono stati presentati alla Camera due progetti simili. Se uno di questi verra approvato, il neo papà potrà stare a casa quattro giorni con bimbo e compagna, come nel resto d’Europa.

Basta chiedere ferie al capoufficio o permessi per tornare a casa prima: nel prossimo futuro, forse, anche i papà italiani potranno godersi ben quattro giorni a casa in compagnia del bimbo appena nato e della partner, senza subire alcuna decurtazione dallo stipendio. Potrà essere realtà, se sarà approvato uno dei due disegni di legge presentati pochi giorni fa alla Camera dei Deputati. Dei due disegni di legge una è stata scritta dalla deputata del Pd Alessia Mosca e l’altra da Barbara Saltamartini del Pdl. Le due proposte, piuttosto simili, sono attualmente all’esame della Commissione Lavoro della Camera.

Quattro giorni per la famiglia
Entrambe le proposte di legge prevedono, per tutti i neo papà, l’obbligo di usufruire di quattro giorni di congedo subito dopo la nascita di un bambino. Questo significherebbe, sul piano pratico, che i due genitori avrebbero la possibilità di trascorrere insieme i primi, importantissimi momenti di vita del proprio bimbo. I neo genitori si godrebbero i suoi momenti di sonno e di pianto e imparerebbero a conoscerlo. La vicinanza del partner potrebbe inoltre fornire un aiuto pratico nel tenere ordine in casa, nel fare la spesa senza dover ricorrere ad aiuti esterni. Tutto questo favorirebbe una nuova armonia della coppia o della famiglia, se ci sono già altri bimbi. La mamma potrebbe sentirsi più serena e dedicarsi esclusivamente al neonato recuperando così la calma necessaria per avviare correttamente l’allattamento. La nuove legge, se verrà approvata, trasformerà il congedo parentale da facoltativo in obbligatorio. Sarà esattamente come quello che impone alla mamma di non lavorare per i cinque mesi a cavallo del parto. I quattro giorni sarebbero economicamente a carico del datore di lavoro per i lavoratori dipendenti e del sistema previdenziale per i liberi professionisti e gli autonomi.

Una legge per adeguarsi all’Europa
Le proposte hanno un duplice obiettivo. Il primo è equiparare la legge italiana a quella europea, visto che la maggior parte degli stati dell’Ue prevedono già il congedo obbligatorio per i papà. La Svezia, per esempio, è il paese con il congedo più lungo, dato che garantisce 30 giorni obbligatori di “paternità”. La Francia ne prevede 11, mentre la Gran Bretagna, la Germania e il Portogallo fanno stare i papà a casa per tre giorni. Il secondo obiettivo che si pone la legge è passare dalle “pari opportunità” alle “pari responsabilità”, non obbligando esclusivamente le donne a prendersi cura della famiglia. Visto che l’età pensionabile per il sesso femminile è aumentata, è giusto che la mamma abbia un aiuto nei primi e più complessi giorni nella cura del neonato: un aiuto che è giusto che sia costituito proprio dal papà. Quattro giorni sono pochi, ma rappresenterebbero comunque il primo passo verso una vera e propria rivoluzione culturale nei ruoli della famiglia, per educare a suddividere oneri e onori nell’accudimento della prole.

Attualmente, il congedo facoltativo
Al momento è in vigore per i papà il congedo facoltativo, regolato dalla legge n° 53 del 2000. Tale legge permette a uno dei due genitori di richiedere un periodo di astensione facoltativa dal lavoro per un massimo di sei mesi da sfruttare entro i primi otto anni di vita del figlio. In tale periodo, sia la mamma sia il papà percepiscono il 30% della loro retribuzione. Nei fatti però, i papà che usufruiscono di tale possibilità sono davvero pochi. Alla base dei piccoli numeri ritroviamo la ragione culturale che induce a considerare la cura di un figlio, soprattutto se neonato, appannaggio esclusivo della donna. Non meno importante è l’aspetto economico: una riduzione dello stipendio, spesso il più sostanzioso o magari l’unico all’interno di una famiglia, può comportare problemi al bilancio famigliare. Infine, non sono molti i datori di lavoro che apprezzano il dipendente che sceglie di stare a casa per seguire il figlio appena nato. Se la nuova legge sarà approvata anche il papà avrà insomma i suoi doveri ed i suoi piaceri …

 

Giorgia Andretti

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