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L’importanza di giocare con i figli

luglio 8, 2010 12:31 pm

Per distendersi dal lavoro, i papà accendono TV e computer. Il tempo speso con i propri bambini è meno di quindici minuti al giorno, le vacanze sono un’opportunità per recuperare. Tra tutti i papà, gli italiani sono quelli che dedicano il minor tempo da passare insieme ai figli. Uno studio di qualche tempo fa, condotto…

L’importanza di giocare con i figli

Per distendersi dal lavoro, i papà accendono TV e computer. Il tempo speso con i propri bambini è meno di quindici minuti al giorno, le vacanze sono un’opportunità per recuperare.

Tra tutti i papà, gli italiani sono quelli che dedicano il minor tempo da passare insieme ai figli. Uno studio di qualche tempo fa, condotto dalla European Psychoanalytic and Psychodinamic Association, ha indagato sul tempo trascorso a giocare con i propri bambini e il quadro che ne esce non è certo roseo: in media, quindici minuti al giorno. Alla domanda su quanto tempo passano insieme ai figli fra costruzioni, trenini, palloni e bambole, poi, hanno mentito clamorosamente: il 19 per cento ha risposto un’ora al giorno, il 27 per cento 45 minuti, il 33 per cento 30 minuti, il 18 per cento 15 minuti. I ricercatori sono riusciti a risalire alla realtà interrogando i figli, i quali hanno fornito risposte ben diverse rispetto a quelle dei padri. Di loro solo il 12 per cento ha risposto un’ora, il 18 per cento ha dichiarato 45 minuti, il 23 per cento 30 minuti, il 27 per cento 15 minuti. Negli altri paesi europei, indifferentemente se tra il nord o al sud, i padri si dimostrano molto più attenti: in Norvegia, per esempio, giocano con i figli circa 30 minuti al giorno, in Spagna 35.

Colpa delle nuove tecnologie?
Secondo l’identikit ricostruito dall’Associazione, i nostri papà, quando arrivano a casa, con l’alibi della stanchezza a causa del lavoro, invece di dedicarsi ai figli, si siedono davanti alla televisione (nel 37 per cento dei casi), oppure si collegano a internet o iniziano a giocherellare
con il cellulare (nel 22 per cento dei casi). La televisione finisce poi, in molti casi, per sostituire il gioco vero e proprio: il 48 per cento dei bambini intervistati afferma infatti di passare davanti alla Tv il tempo trascorso con il papà. In tutta Europa, rivela inoltre lo studio, le nuove tecnologie rischiano di inquinare il valore stesso del gioco con i figli: un’ora alla settimana viene dedicata alla Playstation, 50 minuti al Game-boy, 45 minuti a Pokèmon, 30 minuti a giochi sul computer e 25 a quelli sul cellulare. Per i giochi tradizionali, più stimolanti e creativi rimane così poco tempo: 15 minuti a settimana per le costruzioni, 12 minuti per la pista delle automobiline, 10 minuti per i soldatini, 8 minuti per il calciobalilla.

Il gioco è un momento insostituibile
Per fortuna siamo in estate, le vacanze sono sempre più vicine, le giornate sono più lunghe e si ha quindi più tempo da trascorrere insieme. È insomma il momento giusto per rimediare e per recuperare il tempo da dedicare ai figli. Il gioco non è soltanto un modo per passare il tempo o per occuparsi dei figli alleviando le incombenze della mamma. Giocare ha un valore conoscitivo importantissimo nei bimbi più piccoli, che attraverso le modalità ludiche offerte da automobiline, costruzioni, pupazzi esplorano la realtà che li circonda, la fanno loro e tutto questo li aiuta a crescere. La vicinanza della figura paterna, che stimola allo sperimentalismo, che sprona, rappresenta una solida base che infonde nel bambino sicurezza e fiducia in se stesso. Il gioco con il papà non è e non deve essere un’alternativa a quello con la mamma, ma deve intendersi come un complemento diverso e insostituibile. Con il passare degli anni, la necessità di giocare con i genitori diminuisce sempre di più: dopo i dodici-tredici anni, i ragazzini iniziano a preferire sempre di più il gioco con i propri coetanei. Qualche occasione con i giochi di società e, nel caso dei maschietti, di partite di calcio ci sono ancora, anche se saranno sempre più rare. Insomma, non è mai troppo tardi per recuperare se il tempo passato insieme è stato poco.

 

Matteo De Matteis

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