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La depressione può colpire il papà

giugno 1, 2010 12:56 pm

Tristezza e demotivazione riguardano ben un quarto dei padri alla prima esperienza, a partire dal terzo mese dopo il parto. Spesso è necessario rivolgersi a uno specialista. La depressione post-partum non è un problema esclusivamente al femminile, ma può toccare anche i nostri compagni. Sembra infatti che ne soffra almeno un papà su dieci nei…

Tristezza e demotivazione riguardano ben un quarto dei padri alla prima esperienza, a partire dal terzo mese dopo il parto. Spesso è necessario rivolgersi a uno specialista.

La depressione post-partum non è un problema esclusivamente al femminile, ma può toccare anche i nostri compagni. Sembra infatti che ne soffra almeno un papà su dieci nei primi mesi di vita del bebè. Il picco più alto si registra fra il terzo e il sesto mese di vita del piccolo, quando è un padre su quattro a manifestare i sintomi depressivi. Sono i risultati di una vasta analisi di precedenti studi, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista dell’Associazione dei Medici Americani (JAMA). Diretta da James Paulson della Eastern Virginia Medical School di Norfolk, la ricerca si è basata sull’attenta disamina di 43 studi per un totale di oltre 28.000 partecipanti. Numeri alti quindi, per risultati assolutamente attendibili.

Alla base, un disagio preesistente
Si stima che la depressione perinatale vera e propria riguardi il 20% delle donne negli ultimi mesi di gestazione o dopo il parto, mentre l’80% delle neomamme soffre del cosiddetto baby blues, caratterizzato da sintomi depressivi meno gravi. A quanto pare, però, nemmeno tanti papà escono psicologicamente indenni dai primi mesi di vita del piccolo. Studiando i dati, emerge una sostanziale differenza tra la depressione materna e quella dei papà. Quella della mamma ha disturbi più evidenti. Compare attorno alla decima settimana dopo la nascita del bambino ed è legata alla normale stanchezza del puerperio, oltre che agli sbalzi ormonali. Entrano però in gioco altri fattori più decisivi, come l’aver sofferto in precedenza di depressione o fobie, avere parenti con disturbi dell’umore, essere soggette a disagio e malesseri psico-fisici prima del flusso mestruale. In questo contesto, la stanchezza e l’impegno di essere mamme è solo un fattore scatenante. Gli uomini che soffrono di baby blues dopo la nascita del figlio, secondo gli esperti, hanno una storia di depressione più o meno evidente. Le similitudini con il disturbo al femminile, però, si fermano qui.

Una coppia che diventa una famiglia
La differenza più netta tra la depressione delle neomamme e la tristezza che colpisce i papà è il periodo in cui inizia il disagio. Nella maggior parte dei casi, infatti, il disturbo si presenta tra il terzo e il sesto mese e un motivo c’è. Dopo la felicità iniziale e l’euforia di essere diventato padre, nell’uomo si insedia una forma di gelosia nei confronti della compagna, che in questo periodo è – ovviamente – impegnata a occuparsi del bambino. Lui si sente insomma un po’ messo da parte e ha nostalgia del rapporto di coppia che è irrimediabilmente cambiato, del tempo trascorso in due e naturalmente anche della sessualità che nei primi mesi è difficile o addirittura inesistente. L’affetto per il bambino è indiscusso, ma il timore di valere meno per la propria compagna si fa sentire. Questo provoca un senso di insicurezza e di stanchezza che, sovrapposto alle nuove responsabilità e soprattutto su un disagio psichico preesistente, può condurre a una forma depressiva. In questo caso l’intervento della compagna è essenziale, perché solo lei può rassicurare il partner sul suo affetto e sulla solidità del rapporto di coppia. Dopo il terzo mese, il bambino non è più piccolissimo, quindi può essere affidato alla nonna o a una baby sitter fidata, in modo che i partner possano trovare del tempo per se stessi, anche solo per andare al cinema, a cena fuori o per chiacchierare un po’. L’intervento di uno psicologo esperto nei problemi della coppia può rendersi necessario, soprattutto nel caso in cui il disagio del papà sia dovuto all’incapacità di seguire un’evoluzione psicologica che lo renda consapevole della trasformazione della coppia in una famiglia. Solo acquisendo una convinzione profonda in tal senso, l’uomo potrà sentirsi gratificato e soddisfatto dalla paternità.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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