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Sport e figli, no alla severità

maggio 20, 2010 12:24 pm

Sono molti i bambini che abbandonano da adolescenti l’attività sportiva. Tra le cause, l’atteggiamento troppo critico dei genitori che va a limare l’autostima. Le mamme ma soprattutto i papà – la figura in genere preposta “all’educazione sportiva” – troppo severi, sembrano essere la prima causa di abbandono dell’attività da parte dei figli. È il risultato…

Sport e figli, no alla severità

Sono molti i bambini che abbandonano da adolescenti l’attività sportiva. Tra le cause, l’atteggiamento troppo critico dei genitori che va a limare l’autostima.

Le mamme ma soprattutto i papà – la figura in genere preposta “all’educazione sportiva” – troppo severi, sembrano essere la prima causa di abbandono dell’attività da parte dei figli. È il risultato poco incoraggiante di alcune ricerche svolte sia negli Usa sia in Europa, secondo le quali quasi il 70% dei bambini che cominciano la pratica di uno sport in concomitanza con l’ingresso nella scuola elementare, l’abbandonano entro i 12-13 anni di età. Un dato negativo da ricordare, soprattutto in questo periodo in cui l’anno scolastico volge al termine e non mancano gli appuntamenti con saggi e gare sportive dei nostri figli.

Mai caricarli troppo di aspettative
Sono i padri che, spesso per un senso di rivalsa personale, esercitano una pressione esagerata sulle “prestazioni” dei propri figli. E questi, schiacciati dalle troppe attese nei loro confronti, preferiscono rinunciare. Bisognerebbe al contrario evitare nel modo più assoluto di rimproverare per scarso impegno o per mancati risultati i giovanissimi praticanti. L’infanzia è l’età dell’apprendimento e non dell’agonismo: trasmettere il messaggio che sbagliare sia una specie di disonore, fa nascere nella mente dei piccoli sportivi un forte senso di disagio e di inadeguatezza, trasformando man mano l’attività fisica in una sorta di incubo da cui fuggire. I papà che accompagnano i propri figli alle gare o comunque all’evento sportivo che li vede protagonisti, dovrebbero anche astenersi dall’usare un linguaggio non appropriato verso l’allenatore, l’arbitro o l’avversario. Il padre non deve sostituirsi in alcun modo all’insegnante o all’allenatore e nemmeno attaccare pubblicamente i presenti, devono anche essere evitate discussioni con l’allenatore dopo la partita alla presenza dei giovani atleti. Si può fare in separata sede, senza creare situazioni di contrasto capaci di destabilizzare o caricare in modo negativo i propri figli e quelli altrui.

L’importanza delle buone maniere
Riguardo poi alla figura dell’insegnante o dell’allenatore, è importante che i genitori si assicurino che possieda, oltre ad un’adeguata preparazione tecnica, anche una reale capacità di dialogare e stimolare in modo positivo gli allievi. L’allenatore influenza notevolmente il modo in cui viene percepito il livello di capacità personale, l’importanza del risultato, della gara e della partita. È lui, infatti, che esprime valutazioni sulle prestazioni, sui livelli e ritmi di apprendimento e sulla padronanza delle tecniche specifiche. Inoltre, è fondamentale, soprattutto per allontanare il rischio della demotivazione e quindi dell’abbandono da parte dei piccoli praticanti, che l’insegnante o l’allenatore eviti di arrabbiarsi e urlare, specialmente durante le gare o i saggi, dando importanza al divertimento e non solo al risultato o alla vittoria. Un buon allenatore incoraggia e sostiene il piccolo atleta anche e sopratutto in caso di errore.

Le regole che valgono sempre
Sia i genitori che gli operatori sportivi non dovrebbero mai dimenticare alcune regole elaborate da due studiosi anglosassoni, Small e Smith, particolarmente importanti quando si parla di pratica sportiva dei bambini. La prima afferma che vincere non è tutto: è un obiettivo importante ma non è l’unico. La seconda sostiene che la sconfitta nella competizione non è un fallimento personale o una minaccia al proprio valore come persona e che vittoria e successo non sono sinonimi. Anche una sconfitta può coincidere con un miglioramento della prestazione o con il raggiungimento di un obiettivo stabilito. Altra regola essenziale dello sport, secondo i due esperti è che il successo non è solo vincere ma soprattutto lottare per vincere. I genitori, insomma, devono ricordare che le principali motivazioni dei bambini allo sport in ordine d’importanza sono: divertimento, passare tempo insieme agli amici e migliorare le proprie abilità. Per tutto il resto c’e tempo.

 

Sahalima Giovannini

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