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Quando il papà entra in sala parto

settembre 25, 2009 12:25 pm

Condividere con la propria compagna un momento così speciale è emozionante, ma la decisione va presa in assoluta libertà. E per essere di aiuto è bene prepararsi all’evento. Per secoli la nascita di un figlio è stata una “questione di donne”. La partoriente era circondata da mamma, sorella, levatrice. Il marito restava davanti alla porta,…

Quando il papà entra in sala parto

Condividere con la propria compagna un momento così speciale è emozionante, ma la decisione va presa in assoluta libertà. E per essere di aiuto è bene prepararsi all’evento.

Per secoli la nascita di un figlio è stata una “questione di donne”. La partoriente era circondata da mamma, sorella, levatrice. Il marito restava davanti alla porta, tagliato fuori fisicamente e simbolicamente, a camminare avanti e indietro, fumando una sigaretta. Da qualche anno, questo clichè è cambiato e le porte della sala parto si sono aperte anche ai futuri padri, che possono stare vicino alla propria donna in un momento così speciale. Secondo l’Istat, in Italia sei papà su dieci sono presenti nel momento in cui il figlio viene alla luce. Assistere alla nascita, però, deve essere una volontà e non un obbligo, perché ci possono essere ragioni valide per far dire a un uomo: “Io aspetto fuori”.

Un percorso da seguire insieme
Da molti anni è assolutamente normale vedere giovani coppie in attesa che si recano insieme presso i reparti maternità di ospedali e cliniche, per seguire le tappe di un percorso speciale che porta alla nascita del bimbo. Questo iter è scandito da incontri con psicologi, ostetriche, medici e personale della nursery, con l’obiettivo comune di preparare, per quanto è possibile, i futuri genitori al parto e alla nuova vita a tre. Gli incontri sono importanti e andrebbero seguiti anche dal papà più recalcitrante. Hanno infatti una doppia funzione: pratica e simbolica. Infatti il papà ha bisogno di essere istruito su aspetti importanti come i diversi modi in cui può svolgersi un parto (in modo naturale, con il cesareo o l’analgesia), sulle tappe del travaglio, sulla comparsa delle contrazioni, sui modi per essere vicini alla propria donna. Inoltre, durante gli incontri il futuro padre ha la possibilità di conoscere il personale, gli ambienti e impara a muoversi con disinvoltura all’interno di un reparto in cui trascorrerà momenti importanti. I corsi possono aiutare anche a prepararsi emotivamente al dopo, anticipando i possibili cambiamenti emotivi della donna, fornendo consigli nell’eventualità che si presenti una forma di depressione post partum, aiutando a vivere la sessualità durante l’attesa senza timori o pregiudizi.

Il papà, una figura insostituibile
Ma anche l’aspetto “simbolico” di questi incontri è importante. Attraverso essi si vuole alludere al fatto che, dopo anni di esclusione, l’uomo ha tutti i diritti di essere presente nel percorso di suo figlio verso la vita. Come è stato parte essenziale nel concepimento del bimbo, così il futuro papà svolge un ruolo insostituibile nello stare vicino alla sua compagna, sostenendola negli inevitabili momenti di timore per il futuro, facendola sentire speciale anche se la linea è appesantita, regalandole un sostegno psico-emotivo insostituibile. Insomma, la partecipazione ai corsi pre-parto è essenziale, perché vuole far entrare anche l’uomo a far parte della magia della nascita, stabilendo, una volta per tutte, l’unicità del suo ruolo.

Perché lui preferisce di no
Il discorso è un po’ diverso per quello che riguarda la sala parto, un ambiente diverso dalle linde sale dove si svolgono i corsi di preparazione alla nascita. È vero che negli ultimi anni i reparti maternità hanno cercato di restituire all’evento-nascita la sua dimensione più vera, naturale e poco medicalizzata. La sala parto, però, resta un luogo dove è possibile sentire grida, vedere sangue e strumenti medici. Senza per questo sentirsi dei fifoni, non tutti i futuri padri sono disposti ad assistere alla sofferenza della propria donna e nella proposta di tagliare il cordone ombelicale non vedono nulla di emozionante. Molti hanno anche il timore inconscio che qualcosa possa cambiare nel rapporto di coppia, anche dal punto di vista sessuale, vedendo la propria compagna mettere al mondo un figlio e quindi assistendo a una funzione così “inedita” dei suoi genitali. Se un futuro papà preferisce non entrare in sala parto, quindi, la compagna non dovrebbe rimproverarlo e pensare che sia un insensibile o che non gli importi nulla del bambino. La donna dovrebbe, piuttosto, cercare di capire le motivazioni di questo rifiuto, tenendo presente che a volte l’uomo può essere preda di forme di gelosia verso il nascituro che è al centro dell’attenzione. Anche in questo caso, è bene che cerchi di rassicurarlo, senza forzarlo e facendolo sentire amato.

Un grande conforto per la donna
Se, però, il papà decide di entrare, deve farlo in tutta tranquillità, senza temere che la sua presenza sia inutile o di impaccio. Come deve comportarsi? Prima di tutto deve armarsi di pazienza, perché il travaglio può andare avanti per ore. Poi, l’uomo può alleviare le sofferenze della sua compagna, offrendole acqua fresca, tergendo il sudore, proponendole un massaggio alla schiena per alleviare il dolore delle contrazioni. Può confortarla con frasi tenere, rassicurandola sul suo affetto e sul fatto che tutto andrà bene, ripetendole che è davvero brava in questa “prova” speciale. Il solo fatto di avere il partner vicino è di grande conforto per la donna. Può anche verificarsi il contrario: che cioè sia la donna a preferire che il compagno non entri in sala parto. Tocca all’uomo, a questo punto, dimostrarsi comprensivo: spesso una decisione del genere non è dettata da poco amore, anzi. Può essere dovuta a una forma di pudore nel mostrarsi discinta e sofferente a colui che nel profondo viene ancora “vissuto” più come amante che come futuro padre. In ogni caso il papà può stare tranquillo: il tempo per occuparsi del bimbo non mancherà.

 

Roberta Raviolo

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