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Padri in mezzo al guado

giugno 12, 2006 12:00 pm

Vivono i figli come una responsabilità, ma guardano a modelli del passato: i risultati di una ricerca nazionale Spaventati dalla responsabilità, ancora alla ricerca di una identità, attratti da modelli maschili del passato, pronti a riscoprire il valore della severità. E’ l’immagine dei padri italiani che emerge dall’indagine demoscopia realizzata dall’Iref, l’istituto di ricerca delle…

Vivono i figli come una responsabilità, ma guardano a modelli del passato: i risultati di una ricerca nazionale

Spaventati dalla responsabilità, ancora alla ricerca di una identità, attratti da modelli maschili del passato, pronti a riscoprire il valore della severità. E’ l’immagine dei padri italiani che emerge dall’indagine demoscopia realizzata dall’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli, nell’ambito di un progetto europeo finanziato dalla Commissione Europea. Per realizzare la ricerca sono state ascoltate associazioni, esperti e studiosi del settore, ma soprattutto sono stati intervistati mille uomini, per il 75% padri, ai quali sono state sottoposte domande cruciali sulla paternità e sul ruolo maschile.

Figli vissuti come una responsabilità
Cosa rappresenta, dunque, la nascita di un figlio per un uomo italiano? Più della metà del campione (55%) sembra viverla innanzitutto come un condizionamento, una responsabilità, se non un sacrificio; per il 44%, invece, la nascita di un figlio rappresenta uno stimolo e un’opportunità. Se si fanno pochi figli, poi, la colpa è della “sostanziale inadeguatezza delle politiche familiari” (35%), che si manifesta nella carenza di servizi per l’infanzia che consentano ai genitori di conciliare tempi di vita e di lavoro (22%) e nel disinteresse dei politici verso i fabbisogni delle famiglie (13%). Giudicata decisiva anche la ”perdita dei valori tradizionali della famiglia” (27%) e la tendenza a procrastinare l’appuntamento con la paternità dovuta alla “maggiore consapevolezza dei futuri genitori’” (18%). Gli intervistati chiedono quindi un maggior sostegno economico alle famiglie (35%), incentivi alle imprese perché diano maggiori servizi alle coppie con figli (22%), una politica di adeguamento degli orari di lavoro alle esigenze familiari (21%). Quanto all’aumento dei divorzi e delle separazioni, i maschi italiani puntano l’indice sulla mancanza del dialogo tra i coniugi (33%), sul declino dei valori tradizionali della famiglia (23%), sulle difficoltà di carattere economico unite alla mancanza di strutture e servizi per le famiglie (21%). Avvertito come problematico anche l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro (9%).

Il rimpianto per i padri “di una volta”
La ricerca dell’Iref ha tentato di indagare l’immaginario familiare dei papà italiani, a partire dai modelli di riferimento, l’assegnazione di ruoli e compiti, l’educazione dei figli. Resiste ancora saldamente il modello paterno tradizionale: per un uomo su due “sarebbe meglio che i padri di oggi fossero più simili ai padri di ieri”. L’eventualità di attualizzare il modello tradizionale di padre trova molto d’accordo il 24% degli intervistati e abbastanza d’accordo il 26%; al contrario, il 23% non vede per nulla di buon occhio questa possibilità. Il desiderio di rinverdire il passato dipende in maniera decisa dall’età degli individui; ma se può apparire scontato l’accordo manifestato dagli over 65 (71%), sorprende invece che ben il 40% dei giovani sotto i 35 anni mostri una convinta predilezione per un modello di paternità tradizionale. Coloro che sono più nostalgici dei padri di una volta intendono la figura genitoriale maschile come nettamente distinta, nei ruoli e nei compiti, da quella materna (40%). Una percentuale che scende al 30% sul totale dei padri intervistati, i quali esprimono invece nel complesso una propensione abbastanza significativa (68%) allo scambio di ruoli con la donna. Tuttavia, ben il 75% degli uomini italiani ritiene sostanzialmente giusto che quando la madre non lavora sia soprattutto lei ad occuparsi dei figli e della casa.

Tornano d’attualità regole e severità
Interessanti anche i riscontri sulle diverse concezioni educative: la maggior parte (78%) opta per l’imposizione di regole di comportamento da far rispettare anche con severità. Meno di un quarto (22%) dei padri, invece, sceglie l’alternativa “morbida”: assecondare i figli e non essere severi con loro. Piu’ di un terzo degli intervistati si pone l’obiettivo di farsi obbedire (9%) e rispettare (27%), ma la maggior parte (40%) intende la paternità come capacità di farsi ascoltare. Un quinto circa degli intervistati (21%) sostiene che il rapporto padre-figlio sia basato sulla complicità. Infine, per il 75% degli uomini italiani la famiglia è incentrata sul legame tra genitori e figli. Vi è anche, però, una quota consistente di intervistati che considera la coppia come il perno centrale del nucleo familiare, al quale si aggiungono i figli (17%).

 

Matteo De Matteis

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