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Padri senza… carriera

aprile 26, 2005 12:00 pm

Bocciati dai figli per non avere un’adeguata posizione sociale: i risultati di un sondaggio sconfortante “Poveri” papà italiani! Amano i loro figli, si dedicano a loro, li comprendono e cercano di essergli amici. Ma, secondo un recente studio realizzato da Eta Meta Research, tutto ciò non è sufficiente a farli apprezzare: loro, i figli del…

Bocciati dai figli per non avere un’adeguata posizione sociale: i risultati di un sondaggio sconfortante

“Poveri” papà italiani! Amano i loro figli, si dedicano a loro, li comprendono e cercano di essergli amici. Ma, secondo un recente studio realizzato da Eta Meta Research, tutto ciò non è sufficiente a farli apprezzare: loro, i figli del Dio denaro, disincantati pragmatici e timorosi del futuro, li vorrebbero ricchi e di successo, come Silvio Berlusconi o come Luca Cordero di Montezemolo. Un dato sconfortante che rivela il progressivo crollo dei valori familiari più profondi.

La ricerca, condotta in collaborazione con un pool di 30 psicologi è stata realizzati sulla base di 6 focus group che hanno coinvolto complessivamente 110 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Secondo i sondaggi solo il 15% dei ragazzi intervistati ha affermato che se potesse rinascere non vorrebbero farlo in una famiglia diversa. Poco più della metà salva la mamma (54%), mentre sono solo il 9% coloro che si dicono soddisfatti del proprio padre. Se potessero scegliere, i ragazzi soprattutto (67% contro il 33% di ragazze), vorrebbero un papà famoso: Paolo Bonolis per il 67%, Berlusconi per il 59%, Sirchia e Montezemolo per il 55% e il 53%, Pippo Baudo per il 39%, Massimo Moratti per il 35%.

Ma quali sono i motivi di tanta insoddisfazione? Su tutte l’accusa più evidente mossa ai padri da ben il 63% degli intervistati, è quella di non aver fatto abbastanza carriera, mentre per il 58% i genitori non hanno raggiunto una posizione adeguata a garantire ai propri figli un futuro sicuro e privo di preoccupazioni. Per il 27% il problema è che la propria famiglia ha frequentato sempre compagnie “sbagliate”, senza cercare mai di introdursi in ambienti elevati o conoscere personaggi famosi e potenti. Il 51% avrebbe voluto che il padre creasse aziende e società da lasciargli in
eredità, mentre il 44% gli contesta di avere un aspetto troppo trascurato per poter essere accettato nell’alta società e il 39% di essere poco ambizioso. Il dato significativo è che nessuno dei ragazzi partecipanti si sente maltrattato in famiglia ed è solo del 13% la percentuale di coloro che dichiarano di sentirsi trascurati e messi da parte.

Insomma, ad innescare nei giovani questo meccanismo di insoddisfazione e di rancore nei confronti del proprio padre sembra ci sia prevalentemente la paura del futuro. In particolare, secondo gli esperti, il non sapere cosa riserva il futuro in termini di lavoro e possibilità economiche, il timore di passare anni a studiare per poi non trovare un impiego che consenta di fare carriera. La convinzione che senza i giusti rapporti ed i giusti “agganci” si resti comunque al margine o si debba fare molta più fatica per giungere ad un obbiettivo. Situazioni che, ben il 74% dei giovani è certo che i figli dei ricchi e dei potenti non devono subire. Di fatto il 37% dei giovani ha dichiarato però che nei loro sogni esiste un lavoro prestigioso e sicuro, che vorrebbero però ottenere senza fatica ma grazie all’eredità o agli sforzi paterni. E poi ci sono beni concreti e materiali. L’auto potente, meglio se una sportiva, è il desiderio del 24%, mentre il 19% sogna appartamenti in luoghi esclusivi. E c’è naturalmente chi vorrebbe vestiti sempre alla moda e tutto ciò che i figli dei ricchi possono permettersi (15%). Incertezza per il futuro, dunque, ma, come affermano gli psicologi, i giovani subiscono anche profondamente i modelli “vincenti” proposti dai media, soprattutto dalla tv. Spot pubblicitari e programmi televisivi, come spiega la psicologa Chiara Simonelli, “mettono in risalto l’importanza dell’apparire, dell’avere più che dell’essere, senza tener conto che far parte del ”circolo che conta” non è per forza l’obiettivo della vita”.

Ma forse per molti, soprattutto per i giovani, è più semplice tentare di adeguarsi alla società in cui si vive che provare a contrastarla e a mutarne le caratteristiche dannose. Per molti di loro è meglio insomma far di tutto per procurarsi una Ferrari che cercare di comprendere e dimostrare agli altri, con intelligenza, coraggio e determinazione che si può essere “grandi” anche in un’utilitaria.
Ma questi sono valori che solo un padre “qualunque” è in grado di insegnare.

 

Paola Ladogana

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