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L‘Europa degli anziani

settembre 29, 2000 12:00 pm

In linea con il nuovo ruolo della terza età, l’Unione Europea invita a rivedere i sistemi pensionistici Nell’era delle multimedialità c’è chi non ha perso di vista il concetto di multigenerazionalità. Si tratta della Direzione per l’Occupazione e gli Affari Sociali della Commissione Europea che, attraverso la redazione di un documento dal titolo L’Invecchiamento attivo,…

In linea con il nuovo ruolo della terza età, l’Unione Europea invita a rivedere i sistemi pensionistici

Nell’era delle multimedialità c’è chi non ha perso di vista il concetto di multigenerazionalità. Si tratta della Direzione per l’Occupazione e gli Affari Sociali della Commissione Europea che, attraverso la redazione di un documento dal titolo L’Invecchiamento attivo, ha prefigurato uno scenario sociale in cui le persone più anziane non siano escluse dai cicli produttivi anche quando non più in età lavorativa. L’anziano attivo è quello che pretende e ottiene, dagli anni in più che sono loro offerti dai progressi scientifici, vita operosa e efficiente e non pura sopravvivenza. Ma quali impedimenti devono essere rimossi per far si che la prospettiva di una vecchiaia attiva non rimanga pura utopia? Secondo la Commissione Europea occorre porre in atto una profonda riforma della società europea attraverso la creazione o la revisione di leggi e normative di natura sindacale, economica e sociale. Lo studio riporta alcune cifre significative: da oggi al 2015 nell’Unione Europea il numero di giovani in cerca di prima occupazione diminuirà del 16 per cento, con una perdita di 13 milioni unità mentre, nello stesso tempo, aumenterà del 26 per cento il numero di cittadini di età tra i 50 e i 64 anni. Questa nuova prospettiva indica che l’anziano attivo, chiamato o richiamato al lavoro, si rivelerà sempre meno un optional e il suo apporto professionale si trasformerà, addirittura, in un’esigenza sociale. La Commissione suggerisce quindi di rivedere le norme che regolano i sistemi pensionistici in tutta Europa, sollecitando le amministrazioni statali ad abolire le baby-pensioni che estromettono dal mercato del lavoro un cospicuo numero di quarantenni e cinquantenni ancora in piena efficienza. L’età lavorativa dovrebbe perdurare fino ai 65 anni, limite che potrebbe essere raggiunto attraverso passaggi graduali che prevedano forme di lavoro ridotte per impegno o per orario; inoltre, nella prospettiva di una prossima introduzione della flessibilità nei contratti di lavoro, dovrebbero essere immaginate mansioni part-time per gli anziani ancora efficienti, oltre ad essere maggiormente incoraggiate e meglio regolamentate le forme di volontariato. Alle attitudini e alle esigenze dei più anziani dovrebbero inoltre essere adeguate alcune tecnologie oltre all’organizzazione di taluni ambienti di lavoro.
Particolare impegno dovrebbe essere profuso per riportare alla piena attività lavorativa anche le donne anziane, impegnate oggi soprattutto nell’assistenza ai propri familiari, tra cui un certo numero di anziani non autosufficienti. Incrementando e migliorando sia i servizi infermieristici che quelli di assistenza a domicilio un buon numero di queste improvvisate “crocerossine” potrebbe nuovamente trovare l’opportunità di lavorare fuori casa. E per non rimanere sul puro piano teorico, la Commissione ha annunciato la creazione di una “piattaforma europea degli anziani” concepita come punto di raccordo per idee e iniziative sul tema dell’età avanzata. La Commissione attende inoltre il massiccio apporto, in termini di iniziative e progetti, delle Organizzazioni non governative, che si occupano della cura e dei problemi degli anziani.

In rete:

Associazione Nazionale Terza Età Attiva

Associazione Nazionale Università della Terza Età
Centro servizi per le fasce deboli

 

Giancarlo Strocchia

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