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La riforma delle pensioni ha dato una bella spolverata ai nonni

marzo 7, 2012 12:08 pm

Le famiglie con bambini piccoli potevano contare sull’aiuto dei nonni per ovviare alle baby sitter e agli asili nido, i bambini invece potevano contare su di un affetto solido. La riforma pensionistica non lo permette più.

Fino allo scorso anno i nonni potevano offrire tutto il loro supporto ai nipotini quando la mamma rientrava al lavoro dopo l’aspettativa post parto. A 55 anni per le donne e 60 per gli uomini si è ancora abbastanza giovanili ed in gamba per sostituire la mamma di un pargoletto. I nonni sono sempre stati una grandissima risorsa per le famiglie italiane.

Quel meraviglioso rapporto nonni-nipoti

Chi meglio dei nonni è in grado di offrire affetto e comprensione? Che sia il nipote figlio della propria figlia o del figlio maschio, per i nonni accudire il nipotino è un po’ tornare indietro nel tempo, tornare a quando accudivano il proprio figlio, una spolverata di anni in meno per tornare a vivere uno sprazzo di gioventù. E questo a tutto vantaggio del nipotino, che può giovarsi di così tanto amore e disponibilità. L’andare in pensione a 55 o a 60 anni lasciava ancora tanto tempo da dedicare alle nuove generazioni mettendo a disposizione l’esperienza di una vita. Solo per comprendere l’importanza di questo fenomeno ricordiamo alcuni dati del 2006, certo non “freschissimi”, ma sempre validi per comprendere il fenomeno. Il 63,9% dei nonni collaborava in modo prioritario all’educazione ed alla gestione dei nipotini. Nonni, quindi, super attivi, nonni patrimonio insostituibile delle famiglie in tutto e per tutto. La riforma delle pensioni voluta dall’Unione Europea e dalla crisi economica in un solo colpo, anche se gradualmente, spazzerà via la loro disponibilità, il loro tempo sarà interamente occupato dal lavoro.

Cosa è cambiato dal 1° gennaio 2012

A decorrere dal 1° gennaio 2012 i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia sono ridefiniti nei termini di seguito indicati:

  • 62 anni per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima. Tale requisito anagrafico è fissato a 63 anni e sei mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014, a 65 anni a decorrere dal 1° gennaio 2016 e 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018. Resta in ogni caso ferma la disciplina di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
  • 63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome la cui pensione è liquidata a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria, nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335. Tale requisito anagrafico è fissato a 64 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2014, a 65 anni e 6 mesi a decorrere dal 1° gennaio 2016 e a 66 anni a decorrere dal 1° gennaio 2018. Resta in ogni caso ferma la disciplina di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
  • per i lavoratori dipendenti e per le lavoratrici dipendenti di cui all’articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni e integrazioni, la cui pensione è liquidata a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima il requisito anagrafico di sessantacinque anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema misto e il requisito anagrafico di sessantacinque anni di cui all’articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, è determinato in 66 anni;
  • per i lavoratori autonomi la cui pensione è liquidata a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria, nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, il requisito anagrafico di sessantacinque anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema misto e il requisito anagrafico di sessantacinque anni di cui all’articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, è determinato in 66 anni;

A decorrere dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti la cui pensione è liquidata a carico dell’AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che maturano i requisiti a partire dalla medesima data l’accesso alla pensione anticipata ad età inferiori ai requisiti anagrafici di cui al comma 6 è consentito esclusivamente se risulta maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne, con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti nell’anno 2012. Tali requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per l’anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dall’anno 2014. Sulla quota di trattamento relativa alle anzianità contributive maturate antecedentemente il 1° gennaio 2012, è applicata una riduzione percentuale pari a 2 punti percentuali per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni. Nel caso in cui l’età al pensionamento non sia intera la riduzione percentuale è proporzionale al numero di mesi.

Un futuro senza i nonni

Sempre prendendo come riferimento una vecchia ricerca del 2006, su di un campione di 2.823 bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, il 43,2% di loro ha trascorso abbastanza tempo con i propri nonni, mentre il 31,1% di essi molto tempo. E nel 2013 o nel 2015, quanti saranno i bambini superfortunati che potranno rispondere positivamente o rispettare i valori del 2006? Considerato la nuova età pensionabile, il nonno che andava in pensione a 60 anni ora potrà andarci solo a 65 anni se avrà abbastanza contributi versati. Se, però, deve raggiungere gli anni contributivi necessari, potrebbe dover restare al lavoro anche fino a 70 anni. E’ abbastanza logico pensare alla difficoltà di dover accudire un bambino piccolo a 65 o a 70 anni. Il legame tra nonni e nipoti si avvia ad apparire velato non solo dagli anni ma soprattutto dalla stanchezza: a quell’età è vero, si è ancora giovanili ma non così energici da poter star dietro ad un bimbetto. E noi figli, come faremo senza di loro? I nonni sono gli unici a garantirci la piena disponibilità per le emergenze improvvise, per la flessibilità di orari e risparmio di soldi, destinati altrimenti a baby sitter o asilo. Eppure, la riforma pensionistica, come una bella spolverata ha iniziato a privare le famiglie di quell’aiuto insostituibile dato dal tempo e dalla disponibilità dei nonni per i figli e per i nipoti.

Sahalima Giovannini

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