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Non chiamateli ‘vecchi’

dicembre 5, 2005 12:00 pm

I nonni italiani non si sentono vecchi e confessano: avere a che fare con i nipoti aiuta a stare meglio Secondo un’indagine realizzata dal Censis su incarico della Pfizer, gli italiani non si sentono anziani neanche a 80 anni. L’indagine è stata proposta in cinque regioni (Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Basilicata e Calabria) e ha permesso…

I nonni italiani non si sentono vecchi e confessano: avere a che fare con i nipoti aiuta a stare meglio

Secondo un’indagine realizzata dal Censis su incarico della Pfizer, gli italiani non si sentono anziani neanche a 80 anni. L’indagine è stata proposta in cinque regioni (Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Basilicata e Calabria) e ha permesso di scoprire una terza età nazionale orgogliosa e per niente attaccata agli stereotipi.

Un ideale “bosco” di piante
Sono cinque le categorie botaniche utilizzate dal Censis per rappresentare un bosco ideale che compone la terza età in Italia in questo studio.
I rampicanti: sono il gruppo più ampio, dinamici ed esigenti, rappresentano il 24,5% del totale. Sono i più giovani, attivi e scolarizzati e non si sentono affatto anziani. Vivono nelle città medio-grandi del Nord e del Centro e sono soddisfatti dei servizi sociali e ricreativi, ma lamentano inefficienze in quelli sanitari.
Le palme: sereni e soddisfatti, il 21,9%, sono in salute e vivono bene, in particolare nelle città del Nord.
Gli ulivi: il 20,3 %, composto dagli ultraottantenni, sereni e in buona salute che vivono per lo più nei piccoli comini al sud e che dispongono di pochi servizi territoriali.
I salici: vivono soprattutto al sud e stanno bene fisicamente, ma soffrono le carenze dei servizi.
Gli arbusti: sono questi i più fragili ma anche la categoria più piccola: il 16,5% del totale. Sono over80, spesso donne sole, che hanno problemi di salute.

La salute è il “bene “ primario
Ma vediamo i dettagli. Il 75,4% degli intervistati dichiara di non sentirsi anziano, risposta che risulta prevedibile per i 60-64enni ma sorprendente per i 75-79enni e per gli 80enni. La vecchiaia, secondo gli anziani presi in considerazione, arriva con una malattia (34,8%), o con la perdita dell’autosufficienza (27,5%), o in seguito ad alcuni eventi negativi e luttuosi come la solitudine(31,1%) o la morte del coniuge (30,9%). Quindi è proprio lo stato di salute il principale elemento di vulnerabilità dell’anziano e la maggiore fonte di preoccupazione (il 37,4% teme soprattutto una malattia o un evento invalidante, ed il 35,3% si sente limitato nello stato di salute), e rispetto al resto della distribuzione sono numerosi anche gli anziani che dichiarano di essere preoccupati per il futuro dei loro cari (24,1%), così come è consistente la quota di quelli che si sentono limitati nella condizione economica (23,3%). Se in effetti emerge come minoritaria la quota di anziani che dichiarano di non sentirsi limitati in nessun ambito della loro vita (26,3%) e di non avere preoccupazioni particolari (20,4%), è però la grande maggioranza degli intervistati a dichiarare di sentirsi molto o abbastanza felice, il 68,8% complessivamente, con un’ incidenza particolare tra i più giovani. Gli italiani over 60 inoltre, non hanno più paura di chiudere col lavoro: il 58% giudica questa tappa un momento positivo, che permette di vivere senza obblighi nella libertà di fare ciò di cui si ha voglia.

Preoccupa la perdita di potere economico
Le quote di anziani che si dichiarano molto o abbastanza felici diminuiscono tra gli intervistati con titolo di studio meno qualificato, e soprattutto tra quelli che dichiarano una condizione socio-economica bassa o medio-bassa. Il 41% è comunque convinto che la propria vecchiaia sia più serena e con un benessere maggiore rispetto a quella vissuta dai genitori o dalle persone che erano anziane quando loro erano giovani. Si registra poi una certa apprensione per la percezione di un indebolimento della loro situazione economica: se è vero infatti che la grande maggioranza degli intervistati possiede la casa nella quale abita (84,3%), è però molto alta anche la percentuale relativa a quelli che dichiarano di aver osservato nell’ultimo anno una riduzione dei loro risparmi (67,1%), ed il 25,9% ha parlato di una riduzione del reddito, inteso come potere d’acquisto.

I nipotini sono l’elisir di giovinezza
Per gli anziani italiani, poi, sembra fondamentale il rapporto con i nipoti e i giovani in generale (46,1%), considerato il primo segreto di una buona vecchiaia, seguito a brevissima distanza dal tenere allenata la mente (45,8%). La quota più alta ritiene che per vivere serenamente questa fase della vita sia importante informarsi, leggere libri e frequentare cinema, teatri, musei, dare spazio agli hobby, allo sport e agli amici che troppo spesso, alle prese con l’ufficio e la vita frenetica di tutti i giorni, si finisce per trascurare. E ancora, per il 67,2% degli over 60 la cosa che conta più di ogni altra è la famiglia, seguita dalla vita affettiva (28,8%) e da quella spirituale (21,7%).
Per l’81,3% sono soprattutto le abitudini ed il modo di vita di una persona a determinarne le condizioni di salute. Infatti, l’inquinamento atmosferico (43,1%) e il fumo (37,5%) vengono considerati dai nonni italiani i fattori che più minacciano la loro salute. Gli anziani sono sostanzialmente soddisfatti dei servizi sanitari (il 57,3% li giudica ottimi o buoni) e indicano nella lunghezza delle liste di attesa il vero problema (40,5%) del Servizio Sanitario Nazionale. Quanto alla ricetta della buona vecchiaia, gli ingredienti fondamentali sono l’essere attivi (51%), la fede (27,6%, oltre il 47% va a Messa almeno una volta al mese), l’autonomia (27,5%) e l’apertura alle relazioni con gli altri (22,2%).
Il 41,0% infatti cerca di controllare autonomamente l’alimentazione , il 37,1% di trascorrere del tempo passeggiando all’aria aperta e il 51,6% si sottopone a visite o controlli almeno una volta ogni tre mesi.
Tra i luoghi che gli anziani percepiscono come più attenti alle loro esigenze, non appaiono solo strutture sanitarie (20,5%), chiese e centri religiosi (18,2%), ma, a sorpresa, svettano in classifica supermercati e centri commerciali (18,7%). Che non vanno considerati solo come occasione di shopping, bensì come punti di incontro dove nascono amicizie e simpatie e dove possono sbocciare, inaspettatamente, veri e propri amori dal sapore d’ altri tempi.

 

Fulvia Vianello

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