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L’importanza di andare a trovare i nonni

gennaio 22, 2016 9:26 am

Quando i bambini erano piccoli i nonni sono stati sempre presenti. È il momento di andare a trovarli, soprattutto se hanno qualche problema cognitivo: si farà loro del bene.

Dieci anni fa, quando i bambini erano piccolissimi, i nonni si sono rivelati un aiuto preziosissimo, affettuoso, attento e a costo zero. Adesso il tempo è passato ed è subentrato qualche problema di salute: è arrivato il momento di ricambiare quello che i nonni hanno fatto per i nipoti e per noi figli. Regaliamo loro qualche momento di affetto e di attenzione, per loro ha un grande valore, soprattutto se hanno qualche problema di decadimento cognitivo.

Se ne ricorda anche chi perde la memoria
L’enorme e positivo impatto emotivo che ha su un anziano la visita di una persona cara è stato provato da uno studio che ha analizzato il comportamento sulle persone anziane in assoluto più fragili: i malati di Alzheimer. L’associazione benefica inglese Alzheimer Society, infatti, ha condotto una serie di studi su alcuni anziani con malattia di Alzheimer, sottoponendoli ad alcuni test sull’umore e il comportamento dopo che questi avevano ricevuto la visita di amici o parenti. Gli esperti hanno notato che il tono dell’umore migliorava nettamente, i comportamenti irrequieti si calmavano e le funzioni cognitive andavano incontro a un miglioramento, anche se solo temporaneo. Lo studio ha concluso quindi che evidentemente la memoria affettiva che una persona con Alzheimer conserva è più intensa della memoria psicologica: il malato non riesce a ricordare esattamente a chi appartiene il volto che ha davanti, ma sa con certezza che quel volto gli è caro e che vederlo gli fa bene. È quindi utile, anzi, essenziale, andare a trovare i propri cari con Alzheimer anche se si crede che non ci riconoscano più: non è così, anzi essi troveranno grande conforto in una semplice visita di dieci minuti.

Troviamo tempo per andare a trovare i nonni
Il discorso è altrettanto valido se si hanno nonni ancora perfettamente lucidi ma che adesso, con i nipoti adolescenti, si possono sentire un po’ messi da parte. Infatti, i bambini sono cresciuti, sono ragazzini delle medie o delle superiori che tornano da scuola da soli, che prendono il bus per andare a nuoto o a chitarra e sono perfino un po’ infastiditi dalle manifestazioni di affetto degli adulti. Pur nell’ansia di essere indipendenti è importante insegnare ai ragazzini l’importanza di mantenere gli affetti con persone che hanno contato così tanto durante la loro infanzia e che adesso hanno ancora molto da dare. È vero, i nostri figli sono ragazzini e non più bambini che giocavano a nascondino con il nonno, o al quale la nonna raccontava la favola per il sonnellino pomeridiano. Andare a trovare i nonni, invitarli a pranzo fuori, andare con loro a visitare una mostra o a vedere un film, o semplicemente portare loro un libro o una buona selezione di tè, per poi sedersi dieci minuti per una chiacchierata è un modo per arricchire se stessi adolescenti di un nuovo rapporto tra persone ormai adulte. Per gli anziani è invece un’occasione per uscire dalla routine e per mantenere sempre vivi quei rapporti che costituiscono una vera ragione di vita e di salute in età avanzata.

Lina Rossi

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