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Nessun bambino è al riparo dal pericolo pedofilia, i segnali dell’abuso

marzo 20, 2015 9:33 am

La pedofilia non risparmia nessuno, neanche i nostri bambini, che troppo spesso non riescono a confessare il dramma vissuto sul loro corpo. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale si batte per questa piaga sociale.

La parola pedofilia suscita orrore e indignazione e il solo pensiero che nostro figlio possa esserne vittima fa accapponare la pelle e ribollire il sangue, eppure, nessun bambino è davvero al sicuro da quello che è – uno scempio, una vergogna per la società da combattere con tutte le forze. Con queste parole, il dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – SIPPS, ha commentato il Rapporto annuale 2014 – Pedofilia – Crimini contro l’infanzia, redatto nei giorni scorsi dall’associazione Meter – dalla parte dei bambini – onlus, di don Fortunato Di Noto. Dal Rapporto emerge come la pedofilia continui purtroppo a essere diffusa, nonostante i bambini siano sempre più seguiti, nonostante esperti, genitori e forze dell’ordine si battano per arginarla.

Come interpretare i segnali dei bambini
Eppure, i numeri parlano chiaro: in un anno sono state scoperte 574.116 immagini pedopornografiche con bambini da 3 a 13 anni, 95.882 video pedofili con bimbi sotto i 13 anni e 621 tra foto e video pedo con neonati. L’orrore più grande di tutti. La nostra vecchia Europa, culla della civiltà, è anche la grande accusata, poiché con il 46,62% detiene il triste primato delle segnalazioni, seguita da Africa 24,67%, America 16,98%, Asia 12,93% e Oceania 1,8%. Secondo gli esperti, una situazione di pedofilia può essere difficile da sospettare perché spesso l’abuso diretto è intra-familiare, ossia condotto da parte di adulto quasi sempre di sesso maschile, come il partner della madre o uno zio e comunque, un adulto ritenuto del tutto insospettabile. I segnali del bambino sono difficili da cogliere. È bene però non fare finta di non capire una realtà che farebbe troppo male. Non si deve avere paura di andare a fondo, è preferibile chiedere scusa a se stessi per aver sbagliato. Per questo vanno indagati certi segnali anche sfumati: un bambino può iniziare a usare parolacce oppure a mostrare una stanchezza strana e ingiustificata. Può verificarsi, nel piccolo, ritrosia a mostrare le zone genitali quando prima succedeva senza alcun problema. O, viceversa, il bimbo mostra ostentazione in atteggiamenti provocatori o allusivi a comportamenti sessuali imitativi, non naturali a quella età.

Per i più grandi, attenzione a internet
Oggi, per le generazioni digitali il pericolo emerge on-line:internet, accessibile dal computer o dal cellulare con troppa facilità, è il mezzo più diffuso per le molestie a sfondo sessuale. Dai siti infatti i ragazzini possono essere contattati da falsi coetanei, in realtà pedofili o malintenzionati convincendoli a comunicare dati personali. I genitori devono quindi vigilare sull’uso dei network, prestando attenzione all’uso eccessivo della Rete o di cellulari collegati a wifi, soprattutto nelle ore serali-notturne al riparo nella stanza del ragazzino o della ragazzina. I genitori possono contare sugli alleati nella lotta alla pedofilia: la polizia postale, per esempio, spesso interviene nelle scuole per parlare dei problemi dei siti a contenuto pornografico, di Facebook, dell’uso consapevole delle immagini proprie o di amici in Rete. Anche il pediatra può comunque cogliere occasioni di dialogo con i genitori, ma questo non deve avvenire alla presenza dei ragazzi. I pediatri, ha detto ancora il presidente Di Mauro, devono rendersi disponibili al colloquio ed agire sulla prevenzione, dando informazioni generali sul buon utilizzo di internet e dei social network. In caso di sospetti diretti durante la visita, devono essere in grado di muoversi nella rete locale di servizi per fronteggiare la situazione con delicatezza, ma anche con fermezza.

Sahalima Giovannini

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