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Il mio unico figlio è parte della più vasta compagnia dei figli unici

novembre 19, 2014 9:30 am

Si sentirà solo? Crescerà viziato? Avrà problemi, una volta adulto? La crescita psicologica del figlio unico è in gran parte frutto delle relazioni genitoriali e quindi, la sua serenità è strettamente correlata al clima famigliare.

Se il fatto di non avere fratelli o sorelle, fino a qualche decennio fa, era garanzia di benessere per quel solo bambino, oggi la società dei figli unici crea nuove incertezze: si teme di viziarli troppo, di renderli egocentrici o intransigenti e che, soprattutto, si ha paura che si sentano soli. Il problema, secondo gli esperti, sta soprattutto in questa paura da parte dei genitori. Questa condiziona le scelte quotidiane, spingendo mamma e papà a comportamenti che hanno la funzione di farsi perdonare per averlo reso: unico. Per evitare di viziare il proprio figlio e quindi di danneggiarlo più avanti con gli anni, è necessario prima di tutto lavorare su se stessi, cercando di vincere quel senso di colpa che, spesso inconsciamente, vivono tutti i genitori che hanno un solo bambino.

L’importanza di dire qualche no
Detto questo, è necessario passare al secondo passaggio: saper dire di no. Poter contare su un budget maggiore comporta necessariamente maggiori possibilità in termini di giochi, vestiario, passatempi tutti a vantaggio di un solo bambino. Questo non è un male in sé, ma lo diventa se abitua il ragazzino ad avere troppo. Una volta adulto e abituato a un certo tenore di vita, non sarà facile continuare a mantenere rene lo stesso status che non è detto sarà in grado di garantire a se stesso. Tutto questo potrebbe creargli dei problemi. Inoltre, avere molti giochi o abiti abitua un bambino a considerarsi sempre padrone di tutto, anche all’asilo, a scuola o con gli amichetti. Entrando in una piccola comunità si scontrerà quindi con la realtà: lui non è l’unico ma è un fra i tanti, tutti uguali e questo per lui potrebbe essere fonte di problemi di comportamento e socializzazione. Un ragazzino sempre accontentato non impara ad accettare e a superare un rifiuto. Saper dire qualche no, invece, è utile per abituarlo alla vita: a scuola e nel lavoro, con gli amici e nella vita di coppia chiunque incontra dei rifiuti e saperli gestire e affrontare è un modo per essere più forti. Lo stesso vale per il saper porre limiti: se a casa può toccare tutto perché tutti i giochi sono suoi, a scuola o al parco deve capire che gli oggetti altrui vanno rispettati e che prima di toccarli si deve sempre chiedere il permesso.

Piccole regole per stare bene con gli altri
Anche le piccole regole quotidiane sono essenziali per la buona educazione del bambino e per inculcargli intervenire i concetti basilari della convivenza. Deve imparare, per esempio, a riordinare la stanza dopo aver giocato. Quando il bimbo è piccolo lo fa la mamma, mostrandoglielo. Quando il bambino ha due anni può e deve imparare a riporlo da solo. La mamma può convincerlo con dolcezza, senza alzare la voce, spiegandogli per esempio che l’orsacchiotto è stanco e vuole andare a nanna o che la macchinina ha bisogno di essere riportata in garage. Lo stesso vale per gli indumenti: a quattro o cinque anni, quando impara a cambiarsi da solo, il bambino deve iniziare a non lasciare gli abiti dove capita, sul pavimento o in giro per la casa. È sufficiente che li raccolga e che li raduni su una sedia. Con il tempo, imparerà a fare il piccolo sforzo in più di metterli in ordine e piegarli. Infine lo si deve abituare ad aspettare il proprio turno per parlare. Un figlio unico è al centro dell’attenzione, soprattutto nelle riunioni di famiglia quando genitori nonni e zii pendono dalle due labbra. Attenzione, questo comportamento va evitato. Perché a scuola avviene l’esatto contrario: i bambini sono in tanti e tutti alla pari e sono loro a dover stare zitti e ascoltare le parole dell’insegnante. Con l’esempio gli si può spiegare che si lascia finire la persona che sta parlando e si chiede: “Posso dire una cosa io?”. In questo modo gli si insegna a essere assertivo, in caso contrario a scuola si sentirà un frustrato e sarà capace di farsi ascoltare solo alzando la voce.

Sahalima Giovannini

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