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Giovani e… studiosi

maggio 11, 2001 12:00 pm

Da una ricerca del Centro europeo dell’educazione emerge un’immagine positiva ed inedita dei ragazzi Macché quindicenni svogliati, violenti, non rispettosi della comunità scolastica, pronti a fare fronte comune con i propri genitori per rendere la vita impossibile agli insegnanti, colpevoli di volerli giudicare. L’immagine del teenager che viene fuori da una recentissima indagine del Centro…

Da una ricerca del Centro europeo dell’educazione emerge un’immagine positiva ed inedita dei ragazzi

Macché quindicenni svogliati, violenti, non rispettosi della comunità scolastica, pronti a fare fronte comune con i propri genitori per rendere la vita impossibile agli insegnanti, colpevoli di volerli giudicare. L’immagine del teenager che viene fuori da una recentissima indagine del Centro europeo dell’educazione, condotta su oltre cinquemila studenti quindicenni e commissionata dal ministero della Pubblica Istruzione, è completamente diversa dallo stereotipo che viene sempre più spesso proposto all’opinione pubblica.
La ricerca conferma la costante superiorità delle ragazze sui loro compagni maschi, e non solo nel profitto scolastico. Le teenager risultano più attente ai rapporti interpersonali, meno inclini alle reazioni umorali, più pronte a domandarsi perché hanno sbagliato e a trovare le soluzioni. Se la prendono meno dei maschi con la cattiva sorte se un compito in classe non va bene.

Certo, la scuola non è, e neanche potrebbe essere, un paradiso terrestre. Se non altro perché al suo interno sono presenti persone, grandi e meno grandi, che rispecchiano il contesto sociale nel quale vivono e sono cresciute. Quindi non è il caso di evocare l’immagine di una scuola sostanzialmente allo sbando se l’ 1% degli studenti intervistati si è detto d’accordo a picchiare i compagni fastidiosi solo per dare loro una lezione, a maltrattare chi si comporta come un verme o, ancor peggio, a considerare alcune persone prive di sentimenti che possano, in qualche modo, essere feriti.
L’ 1% di cinquemila fa cinquanta, e l’ 1% di 550 mila, tanti sono i quindicenni che frequentano le aule scolastiche, fa 5 mila e cinquecento. “Si tratta di casi patologici, di comportamenti e pensieri che derivano da una situazione esterna molto difficile – commenta il professor Benedetto Vertecchi, direttore del Cede, e coordinatore della ricerca – è una frangia marginale. Ma questo non vuol dire che dobbiamo ignorare il problema. I casi vanno analizzati uno per uno, vanno capite le cause che portano dei quindicenni a dare queste risposte, e vanno trovati i rimedi. Il vero pericolo è che si crei un meccanismo d’identificazione da parte di altri coetanei. Se ci può consolare, ma non dobbiamo accontentarci di questo, la situazione parallela negli altri paesi dell’Ocse è molto peggiore della nostra”.

Ma il leitmotiv che percorre l’intera ricerca è la capacità delle studentesse di affrontare meglio gli eventi negativi della vita scolastica, dei rapporti con i compagni e con i professori, rispetto alla media dei maschi. Ecco un esempio: capita a tutti di prendere un bel voto, di ricevere un complimento dal professore, oppure di fallire in un compito in classe o impappinarsi durante un’interrogazione. Ebbene in tutti e due i casi, sono le ragazze ad analizzare più e meglio i motivi di quello che è stato un successo o una débacle. Una capacità di analisi che è diffusa nel 52% delle femmine e che scende al 47% tra i maschi. Una capacità che risulta più evidente nei licei, e che scende negli istituti tecnici e professionali. Ciò conferma ancora una volta che sono le condizioni culturali della famiglia e l’aspettativa che deriva dallo studio a determinare i comportamenti dei ragazzi.

Molti più maschi, invece, nel caso di un brutto voto, se la prendono con l’insegnante, secondo loro, arcigno e crudele. Anche nel non facile rapporto con chi siede in cattedra i quindicenni si dimostrano attenti, sensibili e maturi. Solo lo 0,1%, infatti, è convinto che non esiste alcuna possibilità di stabilire un rapporto positivo con gli insegnanti. La maggior parte delle studentesse, ma anche molti maschi, ha dichiarato che, in caso di conflitto con i professori, tenta di analizzare con calma la situazione per trovare una soluzione al problema e riflette per capire i motivi del suo comportamento. Niente male se si tiene conto del quadro catastrofico che prevale nei media quando si parla di scuola. Se si parla poi di rapporti interpersonali complessi, non si può non affrontare quello, quotidiano, tra compagni e compagne di classe o di scuola. Anche in questo caso le ragazze si dimostrano più adattabili e pronte a riflettere dei maschi: il 52,3% delle prime contro il 47,5% dei secondi. Dopo una lite o una discussione, le ragazze dichiarano di pensare al modo di far cambiare idea sul proprio conto ai ragazzi e riflettono sulle proprie mancanze.

 

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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