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Libri chiusi, parla la Tv

marzo 28, 2001 12:00 pm

Una ricerca di Telefono Azzurro ed Eurispes conferma: allo studio i bambini prediligono film e cartoon Il piccolo schermo sembra non contare rivali nelle preferenze dei minori. Una ricerca realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes ha rilevato che i bambini italiani, durante gli anni della scuola dell’obbligo, trascorrono in media davanti alla televisione 15mila ore,…

Una ricerca di Telefono Azzurro ed Eurispes conferma: allo studio i bambini prediligono film e cartoon

Il piccolo schermo sembra non contare rivali nelle preferenze dei minori. Una ricerca realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes ha rilevato che i bambini italiani, durante gli anni della scuola dell’obbligo, trascorrono in media davanti alla televisione 15mila ore, contro le 11mila dedicate allo studio. Lo studio è stato diffuso durante il convegno “Il bambino tra vecchi e nuovi media” organizzato dai due organismi promotori della ricerca.
Sarebbero circa 4 milioni i bambini tra i 3 e i 10 anni che guardano la tv tutti i giorni in media per circa due ore e quaranta minuti. Quasi il 30% la guarda fra le due e le tre ore al giorno, un 21,2% passa davanti allo schermo fra le tre e le quattro ore quotidiane e, infine, circa un 20,4% se ne sta seduto davanti al video per ben 4 ore e oltre. Soltanto un bambino su cento, tra i 6 e i 10 anni, non subisce il fascino del tubo catodico.

Secondo un’indagine a campione, il genere televisivo prediletto dai bimbi delle elementari sono i cartoni animati (85,2%) mentre i ragazzi delle medie preferiscono vedere film e telefilm: attività svolta quotidianamente dal 40,7% degli intervistati, mentre il 33,6% si limita a “più volte a settimana”. E’ interessante rilevare che nella classifica dei programmi più seguiti, al terzo posto si collochino i Tg: un terzo dei ragazzi dichiara di seguire il telegiornale tutti i giorni, il 21,1% afferma di vederlo più volte nel corso della settimana e il 20,2% dichiara di non vederlo mai. Quanto alla pubblicità, Telefono Azzurro ed Eurispes, sondando un campione di alunni di terza, quarta e quinta elementare, hanno scoperto che solo il 49% dei bambini tra gli 8 e i 10 anni associa l’interruzione pubblicitaria a un dato negativo.

Eppure, hanno sottolineato Gian Maria Fara, presidente di Eurispes, gli spot veicolano una pericolosa equazione secondo la quale “possesso è uguale a felicità ”, similitudine che certamente può influenzare negativamente lo sviluppo del bambino. La presenza della tv nella vita dei bambini è dunque radicata. Ma considerevole risulta l’impatto dei cosiddetti new media se è vero, come hanno confermato recenti studi, che il 65,4% dei bimbi delle elementari utilizza il computer, il 15,4% per navigare, il 56,4% per il gioco e il 27% per lo studio. Una ragione di più per scandagliare il rapporto tra bambino e comunicazione e per tornare a sottolineare, come ha fatto nel corso del convegno anche il Presiedente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo di Telefono Azzurro, la diffusa disattenzione all’etica della comunicazione nei confronti dei minori e a chiedere in difesa dei bambini una maggiore tutela da vecchi e nuovi media.

In Rete:
Eurispes
Telefono Azzurro

 

Giancarlo Strocchia

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