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Fragilità al maschile

marzo 22, 2001 12:00 pm

Crollato il mito del “sesso forte”, occorre educare i ragazzi ad accettare i propri limiti con serena fiducia Piangere è una cosa da ragazze. E’un luogo comune, ritenuto valido, in molti casi, anche dagli adulti, oltre che dai bambini. Al contrario, dai risultati di una nuova ricerca pubblicata dal British Medical Journal, risulta che i…

Crollato il mito del “sesso forte”, occorre educare i ragazzi ad accettare i propri limiti con serena fiducia

Piangere è una cosa da ragazze. E’un luogo comune, ritenuto valido, in molti casi, anche dagli adulti, oltre che dai bambini. Al contrario, dai risultati di una nuova ricerca pubblicata dal British Medical Journal, risulta che i ragazzi siano più fragili delle loro coetanee. I ragazzi si rivelerebbero più vulnerabili anche nel periodo prenatale, ha spiegato il dottor Sebastian Kraemer della Tavistock Clinic di Londra, e a questo proposito ha sottolineato la predominanza di disturbi cognitivi, derivanti da una sofferenza cerebrale, nei bambini. Dopo la nascita – ha specificato il dottor Kraemer – i ragazzi presentano disturbi psichici con una frequenza tre o quattro volte maggiore rispetto alle ragazze. Mentre tra queste ultime ricorrono più spesso autismo, dislessia e sindrome di Gill de la Torrette”.

A supporto della tesi di una maggiore fragilità degli uomini il British Medical Journal riporta i dati, certamente non trascurabili, relativi al rendimento nello studio. Le ragazze risultano più studiose dei ragazzi. I risultati degli esami finali, nella scuola secondaria inglese, mostrano che più del 50% delle ragazze ottiene buoni voti mentre la stessa percentuale, tra i ragazzi, non supera il 40%. I maschietti mostrano migliori performance in matematica e nelle prove non verbali.
Nell’età matura, poi, gli uomini più spesso delle donne soffrono di disturbi circolatori, di diabete, di alcolismo e di ulcere. In caso di abuso di sostanze stupefacenti, fenomeno più frequente nei maschi, gli uomini tendono a rifiutare l’aiuto medico. Ed anche la depressione compare più spesso negli uomini e più di frequente conduce al suicidio.

Prima di concludere che la debolezza maschile sia solo di ordine genetico, occorre riflettere su quanto lo stereotipo dell’uomo “indistruttibile” possa influire sull’equilibrio psicofisico dei maschi. Sappiamo bene quanto in una data cultura il mito dell’uomo potente, in caso di insuccesso, pone l’individuo di fronte ad una sconfitta che in base al contesto in cui si trova può generare ulteriori difficoltà. Se gli educatori, nello svolgimento del loro lavoro, tenessero in considerazione le reali necessità dei ragazzi, probabilmente si potrebbero evitare una serie di difficoltà di ordine psicologico derivanti dalla continua rincorsa di un modello “forte” imposto dalla società e poco aderente ai reali bisogni personali.

 

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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