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Con l’arrivo del secondo figlio arriva anche la gelosia

dicembre 7, 2011 11:44 am

E’ inevitabile, quando la famiglia si allarga, la gelosia arriva insieme all’ultimo nato. Come dar torto al primogenito, per mesi o per anni ha avuto non solo la mamma ed il papà in esclusiva ma, l’intera famiglia oltre che la casa. I fratelli sono un valore aggiunto della propria esistenza, ma solo il tempo sarà…

Con l’arrivo del secondo figlio arriva anche la gelosia

E’ inevitabile, quando la famiglia si allarga, la gelosia arriva insieme all’ultimo nato. Come dar torto al primogenito, per mesi o per anni ha avuto non solo la mamma ed il papà in esclusiva ma, l’intera famiglia oltre che la casa.

I fratelli sono un valore aggiunto della propria esistenza, ma solo il tempo sarà in grado di realizzare la magia della complicità e dei segreti. All’inizio, tra fratelli è solo ed esclusivamente pura gelosia. La pulsione della gelosia fa parte del genere umano, fin dalle origini deve essere esistita, all’inizio sicuramente è stata la gelosia tra i nostri antenati, gli ominidi ed era finalizzata alla sopravvivenza. Via via, la pulsione deve essersi trasformata da gelosia dei gruppi in gelosie individuali. Di fatto, questo sentimento non del tutto piacevole farà sempre parte della nostra vita. E’ quindi inevitabile che il primo figlio provi della gelosia per il secondo nato, oppure che i due fratelli maggiori la vivano nei confronti dell’ultimo nato nella famiglia. Tutti i bambini sono gelosi: il sentimento nasce dalla consapevolezza di non essere più al centro delle attenzioni esclusive di mamma e papà. Dover dividere con un “intruso” l’affetto dei genitori, dei nonni, degli zii e degli amici di mamma e papà crea una sensazione di disagio che spesso si manifesta con atteggiamenti ostili e, in alcuni casi, anche con forme regressive. Il bambino è portato a pensare di essere diventato un accessorio, di essere il più grande e quindi quello che deve capire, ma è difficile chiedere di capire ad un bambino di pochi anni di età. La gelosia deve essere compresa ma soprattutto deve essere aiutato il bambino a vivere il suo nuovo sentimento come qualcosa di naturale, da utilizzare per la sua crescita personale.

Tutte le età sono a rischio di gelosia
Visto da fuori del contesto, l’età del primogenito potrebbe sembrare rilevante nel vedere le manifestazioni di gelosia. Un bimbo di diciotto mesi difficilmente manifesterà questo sentimento nei confronti del piccolo fratellino. A quell’età non si hanno ancora ricordi consci ma si vive comunque una situazione di accantonamento. Inevitabilmente la mamma deve badare anche al nuovo nato ed il tempo necessariamente non è più riservato al 100% ma è condiviso a metà. Il primogenito, pur crescendo insieme e giovandosi dell’annullamento della memoria, l”amnesia infantile”, vive la minor presenza della mamma. Questo potrebbe dar luogo non ad una vera e propria forma di gelosia, ma ad una sorta di distacco precoce dalla sua prima figura di attaccamento, con un potenziale sviluppo di insicurezza. Verso i tre anni, però, potrebbe sviluppare una consapevolezza maggiore che può lasciare spazio alla gelosia. Il piccolo avrà ancora bisogno della mamma sempre in ogni momento mentre lui…deve capire, è il figlio maggiore! Arriva poi l’asilo e l’idea della mamma a casa sola con il piccolino mentre lui deve andare in un posto diverso, lo fa soffrire. Certo, l’asilo è un luogo con tanti bambini, ma c’è anche una vice mamma non sempre simpatica ed apprezzata dai piccoli: la maestra.

Anch’io voglio essere piccolo
Probabilmente è quello che pensa il bimbo di fronte alla scena della mamma che accudisce il fratellino. “Vi occupate del fratellino perché è piccolo, allora per essere coccolato devo essere piccolo anch’io”. Questo spiegherebbe alcuni suoi comportamenti regressivi come il riprendere a succhiare il pollice o tornare a bagnare il letto. E’ una reazione quasi fisiologica la regressione, sono infatti molti i bambini a sperimentarla. Non vanno assolutamente puniti, il bambino è già dilaniato dal sentimento della gelosia e la punizione non farebbe altro che accentuare il suo sentimento. E’ necessario sperimentare strategie utili a superare questa fase. Prima di tutto bisogna far chiarezza: le parole non vengono comprese dai bambini, quindi i discorsi non sono di nessuna utilità. I nostri comportamenti sono molto più efficaci di miliardi di parole. Mentre allattiamo il piccolo facciamo sedere il grande vicino a noi e teniamogli il braccio attorno alle sue spalle, sussurrandogli parole dolci. Nella cameretta, sistemiamo tutti e due i bambini insieme e vicini ed al momento dell’addormentamento e, mentre leggiamo la favoletta al più grande, teniamo la nostra mano sulla spalla del piccolino nella sua culla. Il momento del bagnetto deve diventare un gioco a premi per il più grande: mentre si fa il bagnetto al piccolo, si può chiedere al primogenito di offrirci l’asciugamano o la cremina e, quanto più sarà abile a darci le cose al momento giusto, più tempo avrà dedicato a lui, magari facendo il bagno insieme nella vasca grande o concedendogli qualcosa per lui estremamente gratificante, come per esempio andare a vedere un film insieme al papà.

Qualche consiglio
Una dose supplementare di pazienza è necessaria. Sicuramente è bene preparare il bambino in anticipo sull’arrivo del fratellino, coinvolgendolo nella preparazione della cameretta e del corredino. Rendiamolo partecipe dell’attesa, lo farà sentire importante e utile. L’ingresso in casa del piccolo non dovrebbe essere un momento di attesa. Il papà dovrebbe portare con sé il primogenito ed, insieme, andare a prendere in ospedale la mamma ed il fratellino. Una volta a casa, la mamma dovrebbe dedicare tutto il tempo in cui il piccoletto dorme a lui, il più grande, anche tralasciando la casa. Deleghiamo ai nonni, alla sorella o ad una domestica le incombenze della casa, il grande deve avere tutta l’attenzione che in questo preciso momento merita. Diamogli il tempo per adattarsi alla novità, deve prendere confidenza col fratellino: lasciarglielo accarezzare o tenere in braccio, sotto il vigile controllo della mamma, lo aiuterà a creare un nuovo legame. Se il bimbo è già grandicello parliamo spesso con lui, chiediamogli cosa ha sognato o quale è il suo ultimo pensiero. In questo modo inconsapevolmente lo aiuteremo ad esternare il suo pensiero che non direbbe altrimenti mai. Ovviamente non criticare mai gli eventuali pensieri negativi ma comprenderli aiuterà il bambino a sentirsi apprezzato ed amato, mitigando il sentimento della gelosia. Sarà così che grazie al fratellino imparerà a condividere e ad essere generoso. Con il tempo imparerà poi ad amarlo e capirà quanto un fratello è un gran dono. Sarà un momento di crescita anche per noi: nessun figlio è uguale all’altro, l’attenzione che possiamo dare a ognuno di loro è diversa. Non c’è un unico modo di amare, si può farlo in infiniti modi.

Sonia Chiappetta
Con la consulenza della
dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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