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Sosteniamo le amicizie di scuola

ottobre 13, 2011 12:32 pm

La richiesta di passare il pomeriggio in casa dei compagni di classe è frequente nei bambini. Arricchire e stringere amicizie è importante, ma riserviamo spazio anche alla famiglia. Fino a poco tempo fa, quando nostro figlio era alla scuola materna, era felice di vederci tornare a prenderlo, ansioso di arrivare a casa, correre nella sua…

Sosteniamo le amicizie di scuola

La richiesta di passare il pomeriggio in casa dei compagni di classe è frequente nei bambini. Arricchire e stringere amicizie è importante, ma riserviamo spazio anche alla famiglia.

Fino a poco tempo fa, quando nostro figlio era alla scuola materna, era felice di vederci tornare a prenderlo, ansioso di arrivare a casa, correre nella sua cameretta, ritrovare tra i suoi giocattoli macchinine e costruzioni lasciate al mattino. Ora, la sua richiesta è quella di non tornare a casa ma di proseguire la giornata insieme ai compagni di scuola. Ed ecco che, quasi ogni pomeriggio manifesta il desiderio di andare a passare qualche ora da un compagno, oppure di invitare uno o più amici in casa. Il fatto che il nostro bambino stringa amicizie nuove e che rafforzi quelle di vecchia data ci fa piacere. Al tempo stesso, però, non possiamo evitare di provare un po’ di nostalgia per quando il piccolo era tutto nostro e voleva stare soprattutto insieme a noi. E, soprattutto, ci chiediamo se sia giusto che desideri così spesso andare a casa degli amici, come se il suo ambiente gli fosse già troppo stretto.

Piccoli esploratori crescono
Dai sei – sette anni in poi, un ragazzino va incontro a una profonda e improvvisa maturazione: non sente più la nostalgia della famiglia quando si allontana, perché sa che, terminate le poche ore di distacco, tornerà alla sua cameretta. Questa è ormai una certezza incrollabile e il bambino, forte di questa nuova consapevolezza, si affaccia nel mondo con una curiosità nuova. Vuole stare con i suoi simili, ha bisogno di sentirsi parte del gruppo e si omologa con i coetanei imitando un modo di vestire comune, parlando lo stesso slang e avendo le medesime preferenze in tema di giochi e passatempi. Da qui nasce l’interesse e la necessità di frequentare gli amici, anche quelli con cui trascorre diverse ore a scuola, ma in contesti diversi: al parco, ai giardini ma soprattutto a casa. La cameretta dell’amico, i suoi giochi, i suoi dvd preferiti esercitano una attrattiva irresistibile perché svelano la parte ancora poco nota del coetaneo. Una casa nuova, dei giochi mai visti prima ma presso una famiglia conosciuta e alla quale si è affezionato, rappresenta un affascinante ambito di esplorazione e di conoscenza, un luogo imprevedibile da scoprire a poco a poco e, al tempo stesso, un metro di paragone nei confronti della propria casa e del proprio nucleo famigliare.

Offriamogli il nostro tempo
Queste esigenze fanno parte del normale processo di crescita del bambino ed è naturale assecondarle. Quasi sempre, una volta che andremo a riprendere nostro figlio a casa dell’amichetto, farà storie perché non vuole tornare, preferendo restare ancora un po’ con lui, con il compagno di giochi. Una volta rientrato, però, si mostrerà sereno nel riprendere i suoi ritmi e nel ritrovare la sua stanza. Lasciamolo fare: a patto che i genitori degli altri bambini siano contanti di avere ospiti, non c’è nulla di male nel frequentare gli amici anche al di fuori dei consueti ambiti come la scuola o il campo sportivo. Nostro figlio, a mano a mano che il tempo passa, tenderà a costruirsi un’identità sempre più riferita all’esterno, mentre la famiglia diventerà un porto sicuro nel quale tornare. A questo proposito, ricordiamo che sono importanti anche i momenti di condivisione con il nucleo famigliare. Dopo la giornata trascorsa fuori, con genitori al lavoro, figli a scuola, da amici e ad attività varie, è importante ritrovarsi nel calore degli affetti. È in questi momenti che ci si incontra, che si parla davvero, che si condividono momenti difficili o sereni. E trovarne, di queste occasioni, è sempre più difficile: cerchiamo, quindi, pur assecondando nostro figlio nel desiderio di frequentare gli amici, di ritrovare una dimensione casalinga fatta di vero scambio. Può darsi che, dietro la sua ricerca di “uscire”, si nasconda qualche problema che non vuole farci sapere, magari di tipo scolastico oppure che non si senta abbastanza seguito e accolto da noi genitori. Soffermiamoci a pensare e parliamone con lui, cercando d’ora in avanti di essergli quotidianamente più vicini, con affetto e discrezione. E forse, chiederà un po’ meno di andare a giocare a casa del suo compagno di classe.

 

Giorgia Andretti

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