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Quanto sono pericolosi i cellulari?

giugno 8, 2011 12:42 pm

Per l’OMS potrebbero causare il cancro e per il Consiglio d’Europa vanno vietati nelle scuole. Non dare il telefonino ai bambini li aiuta ad evitare la dipendenza da cellulare. Si torna a parlare della pericolosità dei telefonini cellulari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, rivedendo una precedente posizione, punta l’indice su I-Phone, Blackberry e similari, sostenendo che…

Quanto sono pericolosi i cellulari?

Per l’OMS potrebbero causare il cancro e per il Consiglio d’Europa vanno vietati nelle scuole. Non dare il telefonino ai bambini li aiuta ad evitare la dipendenza da cellulare.

Si torna a parlare della pericolosità dei telefonini cellulari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, rivedendo una precedente posizione, punta l’indice su I-Phone, Blackberry e similari, sostenendo che utilizzare un telefono cellulare potrebbe aumentare il rischio, negli esseri umani, di contrarre alcune forme tumorali a livello cerebrale. È quindi importante iniziare una riduzione all’esposizione delle onde utilizzate dai cellulari. Il Consiglio d’Europa, inoltre, calca la posizione anticellulare sostenendo che nelle scuole non dovrebbe essere permesso l’uso dei cellulari, proprio per limitare i rischi di danni alle strutture cerebrali dei ragazzi in fase di crescita. Dovrebbero inoltre essere promosse campagne per un uso consapevole di questi dispositivi.

Risultati ancora da verificare
I risultati delle ricerche sulla pericolosità dei telefonini sono in realtà controversi: uno studio recente dimostra che le telefonate lunghe modificano l’attività del cervello nelle zone vicine alla posizione dell’antenna, ma non è chiaro se questo cambiamento di attività abbia dei significati dal punto di vista della salute. Secondo un’altra ricerca l’uso del telefonino aumenterebbe la memoria. Un’altro studio ha messo in luce invece alcuni effetti negativi sulla fertilità, mentre le grandi indagini epidemiologiche su un possibile legame con alcuni tumori non hanno ancora raggiunto risultati conclusivi. Nell’attesa che sia fatta maggiore luce sull’argomento, è forse meglio evitare di concedere troppo presto cellulari ai propri bambini. Chiediamoci fino a che punto questi dispositivi siano realmente utili per i più giovani, tanto più che, come dimostrano diversi esperti nel mondo, i ragazzi sviluppano una sorta di dipendenza, tanto da sentirsi come ‘amputati’ se non hanno l’amato congegno in tasca o nello zaino.
La sindrome dell’arto fantasma
Lo ha dimostrato una recente indagine internazionale, condotta su oltre mille studenti di 10 Paesi. La mancanza del telefonino per 24 ore rischia di scatenare in oltre il 50% dei ragazzi frustrazione, irritabilità, nervosismo, ansia e perfino sindrome dell’arto fantasma. Tutti sintomi molto simili all’astinenza da sostanze stupefacenti. A una medesima conclusione sono giunti i ricercatori dell’Università del Maryland, negli Usa, autori di uno studio dal titolo ‘The World Unplugged project’, pubblicata dall’International Center for Media & the Public Agenda. Per i giovanissimi, insomma, la tecnologia ormai ha un ruolo centrale nella vita di tutti i giorni. Il telefonino si è classificato come lo strumento indispensabile, ma anche pc, Mp3 e televisione si sono rivelati molto importanti per i ragazzi. Invitati a stare senza cellulare per un giorno, oltre il 50% di essi, per descrivere il proprio stato d’animo, ha utilizzato parole appartenenti alla retorica della dipendenza e della depressione. La dottoressa Susan Moeller, che ha guidato il progetto, ha spiegato che i ragazzi hanno vissuto la separazione dal cellulare e dagli altri oggetti tecnologici come una sorta di trauma. Qualche ora senza l’amato strumento ha stimolato nei giovani effetti psicologici come frustrazione, solitudine, panico, palpitazioni. Secondo qualcuno la privazione di strumenti tecnologici è stata confrontabile all’esperienza di perdere un braccio. E, proprio come nella sindrome dell’arto fantasma, c’era chi sentiva vibrare o suonare il telefonino, pur non avendolo con sé.
Cercare di non lasciarsene travolgere
Il malessere psico-fisico di cui si parla in questo studio ha un nome: Information Deprivation Disorder o “disordine da assenza di informazione” e va ad aggiungersi agli altri disturbi psicologici legati all’ansia ma anche alla dipendenza. È il segnale che la tecnologia sta veramente cambiando la vita delle persone, diventando indispensabile nello svolgimento del lavoro, dello studio e, in qualche modo, facilitando i rapporti sociali. Non c’è nulla di sbagliato, certamente, nel fruire delle nuove possibilità concesse dalla tecnologia. È un modo per stare al passo con i tempi, per essere informati e, per i più giovani, anche sentirsi integrati in un gruppo. Possono servire per studiare e lavorare meglio. Non possiamo dimenticare però, che un sano limite deve esserci, l’adolescenza non deve essere soltanto Iphone e le mille possibilità, Facebook o Twitter, video e musiche da scaricare. Il rischio è di perdere di vista la realtà vera, gli amici reali, lo studio, lo sport e il mondo reale in cui si è immersi.
Sta a noi genitori fermarli
È difficile che un ragazzo si renda conto del circolo vizioso in cui si è introdotto e abbia la maturità e il buon senso di auto-limitarsi. Tocca a noi genitori porre un limite a questa ubriacatura di tecnologia, prima di tutto evitando di concedere ai nostri ragazzi, fin dagli anni della scuola elementare (se siamo ancora in tempo) il cellulare con decine di funzioni o la console di ultimissima generazione come se fosse un regalo dovuto. Possiamo farlo anche vegliando con discrezione quando navigano su internet da soli o quando incontrano gli amici sui social network. Proponiamo loro una dimensione reale con cui controbilanciare il mondo virtuale. Regaliamo un buon libro al posto dell’ennesimo videogioco, una vacanza in mezzo alla natura o in una città d’arte al posto dell’ultimo modello di Iphone. Diamo noi per primi il buon esempio, alternando con interessi e passatempi costruttivi i momenti dedicati all’uso degli apparecchi tecnologici e non regaliamo loro il telefonino smesso ma ancora modernissimo. Se, poi, dovessimo accorgerci che in nostro figlio si sta sviluppando realmente una sorta di dipendenza, chiediamoci se non ci sia un disturbo psicologico o una forma di ansia. E rivolgiamoci, senza paura, a uno psicoterapeuta.

 

Giorgia Andretti

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