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Gli impegni non finiscono mai

maggio 19, 2011 12:33 pm

Anche in vacanza, tra i centri estivi ed campi scuola, il tempo dei bambini è totalmente impegnato. Per tanti genitori queste opportunità sono indispensabili. L’idea di scrivere sulle vacanze dei nostri ragazzi ci è venuta da un topic di una lettrice del nostro forum, che a sua volta riporta un servizio comparso sul Corriere della…

Gli impegni non finiscono mai

Anche in vacanza, tra i centri estivi ed campi scuola, il tempo dei bambini è totalmente impegnato. Per tanti genitori queste opportunità sono indispensabili.

L’idea di scrivere sulle vacanze dei nostri ragazzi ci è venuta da un topic di una lettrice del nostro forum, che a sua volta riporta un servizio comparso sul Corriere della Sera. L’autrice è una giornalista che, partendo dalla considerazione dei numerosi impegni della figlia di appena sei anni, si chiede: ma anche le vacanze saranno così fitte di eventi? E ricorda, con tono nostalgico appena venato di polemica, la propria estate. Quando piena di felicità si sorbiva ore di viaggio in treno per raggiungere il paese dei nonni in campagna, dove trascorreva giornate piene di sole nel cortile e corse in bicicletta. Giornate tutte uguali, in cui una gita al mare ogni tanto rappresentava la novità. Giornate piene di libertà, di dolce far niente, delle quali conserva un ricordo splendido. Giornate che paragona a quelle della propria figlia, divise tra mille attività, al punto che la bambina, in un tema, dichiara che il suo giorno preferito è quello in cui non ha nulla da fare.

Quelle erano anche le nostre vacanze
I genitori che, come noi, hanno letto quel servizio o stanno consultando questa pagina si saranno ritrovati. Perché negli anni Settanta e Ottanta la normalità era quella: due o tre mesi di libertà totale, di caldo, sole, giochi ai giardinetti sotto gli occhi della nonna disponibile o di qualche mamma che si offriva di badare anche a noi se i genitori erano al lavoro. Erano tanti quelli che avevano dei nonni con una casetta fuori città, semplicemente in un piccolo paese in campagna, o magari al mare, o in montagna, o sul lago. Qualche volta si andava anche con la mamma, perché trent’anni fa le donne che lavoravano erano meno rispetto a oggi e tante si potevano occupare personalmente dei bambini. E si sa, quando sono le mamme o i nonni a badare ai piccoli, non c’è bisogno di tante distrazioni. Le giornate trascorrevano tra passeggiate fino alla baita o alla chiesetta, giochi, merende, un po’ di compiti e anche tanta noia. Oggi, invece, sostiene la giornalista, uno dei discorsi che ricorrono più di frequente davanti ai portoni delle scuola è: dove far trascorrere ai figli i mesi estivi, in attesa delle vacanze dei genitori?

I tempi sono cambiati
In un servizio pubblicato qui, proprio sul nostro portale, ribadiamo l’importanza di una sana, naturale noia, che stimola nei ragazzi la creatività e l’atteggiamento attivo verso la vita, che fa maturare la capacità di inventare e di divertirsi con il niente. Ci rendiamo però conto che, oggi, i tempi sono enormemente cambiati. E che la scelta di mandare i figli ai campus estivi nelle oasi naturalistiche, piuttosto che affidarli a oratori, associazioni private che combinano musica con teatro o l’apprendimento delle lingue straniere, sia una necessità. E non è certo, come potrebbe sostenere qualcuno, una sorta di ansia da prestazione che coglie i genitori, desiderosi di ottimizzare ogni istante della vita dei propri figli, per renderli “i migliori” in tutto. Oggi, infatti, i tempi sono profondamente cambiati. Non sono molte le famiglie che possono contare su nonni disponibili a occuparsi dei nipoti. Un tempo c’era la tradizione della famiglia grande, in cui gli anziani si occupavano dei più piccoli mentre gli adulti lavoravano. I nonni non abitano più in campagna, nelle grandi case in cui potevano ospitare per settimane i bambini. Ed anche se vivono nella stessa città, sono tanti nonni che magari lavorano ancora o hanno i loro personali impegni.

Più che uno sfizio, un’esigenza
Sono quindi tantissimi i genitori che devono quindi fare i conto con due mesi di “vuoto” in cui hanno una sola esigenza: sapere che i loro figli piccoli, dal mattino al pomeriggio inoltrato, si trovano in un luogo sicuro, dove sono seguiti, nutriti in modo adeguato e, perché no, si divertono, come è giusto che sia dopo nove mesi di scuola. Questo spiega la nascita di tanti oratori estivi, associazioni, scuole, che propongono campus estivi in città, dal mattino alla sera. Certo, le iscrizioni costano e qualsiasi genitore, potendo, preferirebbe lasciare il proprio figlio nelle mani affettuose e a costo zero dei nonni, in un clima sicuramente migliore di quello cittadino. Non avendo però altra scelta, le mamme e i papà preferiscono investire quella cifra in centri e campus estivi per garantire ai figli giornate divertenti, piuttosto che in una baby sitter che, nella migliore delle ipotesi, li potrà portare un paio d’ore ai giardinetti per poi lasciarsi in balia di Tv e giochi elettronici. Noi, onestamente, non ci sentiamo di criticare questa realtà.

E quando siamo in vacanza noi adulti …
Pensiamo, piuttosto, a regalare giorni e giorni di dolcissimo far niente e di tanta noia ai nostri figli … quando saranno insieme a noi. Un periodo di vacanza più o meno lungo, tutti i genitori lo hanno e sarà quello, allora, il momento di lasciare che i ragazzi nel dolce ozio come la tradizione vuole. Pur mantenendo un minimo di regole, pur sempre importanti, lasciamo che imparino a gestire il loro tempo in modo autonomo. Potranno correre in libertà, giocare sull’erba, nella sabbia o nell’acqua, rincorrersi e sperimentare i giochi di gruppo di sempre. Potranno sbucciarsi le ginocchia e litigare tra di loro, poi fare pace e tornare a giocare. Potranno rifiutarsi di fare il sonnellino pomeridiano mentre mamma e papà sognano una breve pennichella, potranno, finalmente, annoiarsi. Lasciamoglielo fare, perché questo è il momento. Lasciamo che assaporino i momenti vuoti, in cui il tempo non è utilizzato. Permettiamo che la loro mente spazi, che immagini, sogni e cresca.

 

Giorgia Andretti

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