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Lo sviluppo dell’umorismo

aprile 7, 2011 12:49 pm

Il senso dell’umorismo non solo rallegra la vita in famiglia, ma stimola negli adolescenti un buon adattamento ai cambiamenti ed un appropriato utilizzo dell’intelligenza. Il sorriso è la migliore medicina per i bambini. Ed è una manifestazione per loro spontanea. I più piccoli in media ridono circa 200 volte al giorno, un adulto al contrario…

Lo sviluppo dell’umorismo

Il senso dell’umorismo non solo rallegra la vita in famiglia, ma stimola negli adolescenti un
buon adattamento ai cambiamenti ed un appropriato utilizzo dell’intelligenza.

Il sorriso è la migliore medicina per i bambini. Ed è una manifestazione per loro spontanea. I più piccoli in media ridono circa 200 volte al giorno, un adulto al contrario ride dalle 15 alle 18 volte. E’ la sensibilità all’umorismo a stimolare il sorriso. Sono in molti a pensare che la capacità di far sorridere e ridere faccia parte del bagaglio genetico che ogni essere umano porta con se dal concepimento. Il senso dell’umore, parte di una predisposizione genetica, può essere perfezionato ed arricchito nel corso dello sviluppo a riprova che l’umorismo è il prodotto di un insieme di fattori.

Cos’è il senso dell’umorismo
Stiamo parlando non solo dell’abilità di far sorridere gli altri con i nostri motti di spirito, ma anche della nostra capacità a lasciarci coinvolgere al sorriso. Questa predisposizione può essere rintracciata in una serie di convinzioni che facilitano le dinamiche dell’essere, ma anche nel far parte di un gruppo. Proviamo a fare un inventario delle azioni quotidiane che ognuno di noi mette in atto ed avremo uno spaccato dell’influenza del senso dell’umore sull’individuo:

  • Oggetti e situazioni possono essere viste con una prospettiva diversa, in cui predomina l’ilarità e la convenienza;
  • Ampio spazio viene riservato alla spontaneità dei comportamenti, facilitando l’azione;
  • La creatività si giova prevalentemente delle idee non convenzionali ed il senso dell’umorismo facilita questo tipo di apertura mentale;
  • Si è pronti a modificare velocemente il proprio punto di vista anche su quanto si era creduto in precedenza se le motivazioni lo facilitano;
  • I ragazzi, in modo particolare, sviluppano con maggiore facilità i contatti con i coetanei e sono maggiormente disponibili ai cambiamenti fisici come, per esempio, cambiare città, gruppi sociali o ribaltare situazioni drammatiche;
  • I bambini che sviluppano un buon senso dell’umorismo sono più felici, ottimisti ed hanno una autostima adeguata.

Per concludere l’inventario delle possibilità stimolate dal senso dell’umorismo, questo mantiene la gioia di vivere, nonostante tutte le difficoltà che la vita stessa può riservare. Le ultime ricerche hanno evidenziato quanto le persone che ridono più facilmente godono di uno stato di benessere più adeguato, dovuto all’aumento della resistenza alle malattie. Tra queste persone, inoltre, c’è una minore incidenza della depressione. In genere soffrono meno anche lo stress psico-fisico, il ritmo cardiaco di base è rallentato, la pressione arteriosa è costante e la digestione è facilitata. A tutto questo deve essere aggiunto che il buon tono dell’umore aiuta a sopportare meglio la sensazione del dolore e il sistema immunitario è più efficiente.

Le differenti età dell’umorismo
I bambini fanno vedere il loro senso umorismo molto presto. Non dobbiamo però dimenticare che quello che diverte un lattante è ben diverso da quello che appare divertente a un adolescente. Accompagnare lo sviluppo di questa immagine della vita è di fondamentale importanza. Vediamo allora le tappe fondamentali dell’umorismo e come facilitarne lo sviluppo.

Neonati
Ovviamente i neonati non comprendono il reale senso dell’umorismo, ma sono in grado di esprimere il benessere attraverso il sorriso. Se ci poniamo di fronte al bimbo e facciamo delle smorfie buffe, il sorriso compare quasi immediatamente. La stessa cosa accade se mentre si cambia il pannolino facciamo delle “pernacchie”, rumori con la bocca sulla sua pancia oppure il solletico. Il sorriso viene anche stimolato dal vedere sorridere: se, mentre compiamo queste azioni sorridiamo, per imitazione i piccoli ridono insieme a noi. Inoltre, il piccolo si mette in attesa dello scherzo, se ogni volta che viene cambiato, si fanno gli scherzetti, soprattutto tra gli otto ed i diciotto mesi.

I bimbi un po’ più grandicelli
In questa fascia di età i piccoli desiderano molto l’umorismo vissuto fisicamente, soprattutto quando questo arriva di sorpresa tipo il gioco del cucù: gli oggetti che scompaiono ed all’improvviso ricompaiono o la sorpresa inaspettata. Il linguaggio sta progredendo e anche le parole senza senso o le filastrocche buffe vengono trovate divertenti. I bambini cercano ora di essere loro i “buffoni” e di creare situazioni divertenti per far ridere mamma e papà: se gli si chiede, per esempio, “dov’è il tuo naso?”, per gioco indicheranno l’orecchio. Oppure cercheranno di indossare scarpe o abiti grandissimi solo per far sorridere.

Età della materna
Ora i bimbi apprezzano l’umorismo per immagini, ecco che foto strane tipo un maialino con gli occhiali o la macchina con le ruote quadrate stimolano il sorriso. A quest’epoca i bambini si aspettano che anche gli altri debbano ridere delle incongruità. Anche le incongruità tra il suono ed una immagine stimola la risata, come, per esempio, un cavallo che fa il verso della pecora è per loro molto divertente. Man mano che il bimbo acquisisce le potenzialità del suo corpo, troverà divertente anche i rumori emessi dalle funzioni del corpo ed inizieranno a trovare diverte fare rumori in bagno. Quello che per un adulto appare sciocco per loro è decisamente divertente.

La fanciullezza
Gli ultimi anni dell’asilo o a ridosso dell’inizio delle elementari i bambini iniziano a trovare divertenti i giochi di parole o l’esagerazione sia nel parlare che nell’agire. Provano a raccontare delle semplici barzellette che ripeteranno più e più volte. Quando avranno acquisito una maggiore padronanza del significato delle parole impareranno a scherzare con indovinelli senza senso logico ma solo per creare ilarità intorno a loro. Purtroppo, la diversità fisica potrebbe divertirli, ecco che potrebbero utilizzare le parole per prendere in giro l’handicap, indipendentemente se di comportamento, di vestiario o fisico. Tutto quello che è considerato fuori del normale viene deriso. E’ sempre a questa età che i bambini iniziano a sviluppare un umorismo più subdolo, quello del sarcasmo finalizzato verso gli altri non appartenenti al proprio gruppo.

Come stimolare il senso dell’umorismo
Non è mai troppo presto per iniziare a stimolare l’umorismo nei bambini, loro iniziano a sorridere a due mesi rispondendo ad un riflesso neurologico ma immediatamente dopo rispondono con i sorriso alle stimolazioni, possiamo quindi farli sorridere per nostro piacere. E’ importante incoraggiare il sorriso durante tutta la fase della crescita e quanto più mamma e papà giocano e stimolano il sorriso, tanto più il bambino sviluppa il senso dell’umore che lo accompagnerà per tutta la sua vita. Capire cosa fa sorridere di più il bimbo è importante perché è sul rinforzo di quello stimolo che bisogna insistere, il tutto deve però essere accompagnato dalla spontaneità. Per essere divertenti è importante però ridere degli scherzi che vengono proposti: in caso contrario, il gioco non è più divertente per loro. Essere un modello di umorismo per i bambini è importantissimo. Quindi se, per esempio, capita qualcosa di accidentale, come per esempio rovesciare il latte sul tavolo, è importante non farne una tragedia, ma piuttosto sorridere per essere stati maldestri. Alcuni piccoli suggerimenti possono far comodo per imparare a sorridere con competenza.

  • Prendere seriamente l’umorismo del bambino incoraggiandolo, se per esempio sta leggendo in modo buffo o sta disegnando qualcosa di divertente, anche se non fa proprio ridere, mostrarsi soddisfatti lo stimolerà ulteriormente. Si deve gratificare il bambino che cerca di far sorridere;
  • Fare dell’umorismo una parte importante della giornata passata insieme al bambino, incoraggiandolo a condividere momenti e aspetti che fanno divertire, anche se ci sono adulti intorno che potrebbero stupirsi per come ci si sta comportando;
  • Creare un contesto famigliare dove l’umorismo è presente in tutte le sue forme: libri divertenti, immagini senza senso, libri di barzellette, video allegri, vedere spettacoli in televisione divertenti. Sono tutte situazioni che stimolano lo sviluppo dell’umorismo.

La famiglia deve ridere insieme
La famiglia è il contesto sociale dove cresce il bambino, deve quindi essere un luogo accogliente e sorridente. Il sorridere è contagioso: se si assiste a un film comico da soli non si ride come quando si è insieme ad altri a teatro o al cinema, perché vedere gli altri ridere stimola il sorriso. Trovare tempo per ridere in famiglia è un dovere, allora via libera a guardare film divertenti insieme, creare delle tradizioni di famiglia come dire qualcosa di buffo ogni giorno o la domenica indossare tutti gli stessi pigiami per pranzo, sarà divertente nel momento che si farà ma lo sarà quando da grandi ricorderanno con il sorriso gli avvenimenti simpatici dell’infanzia. Alcuni limiti vanno però osservati, scoraggiare ad esempio battute cattive sull’handicap o fuori contesto. Si deve evitare sempre l’umorismo in senso negativo o quell’umorismo che tende alla volgarità. La famiglia è il primo modello educativo anche nello sviluppo del senso dell’umorismo.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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