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Nessuna predilezione tra fratelli

novembre 26, 2010 12:11 pm

Quando la mamma o il papà lasciano trasparire una preferenza verso uno dei figli, gli altri ne risentono. E da adulti possono perfino arrivare a soffrire di depressione. Che siano due, tre o anche di più, i figli vanno amati e considerati allo stesso modo. Allo stesso modo ci si preoccupa per loro e ci…

Nessuna  predilezione tra fratelli

Quando la mamma o il papà lasciano trasparire una preferenza verso uno dei figli, gli altri ne risentono. E da adulti possono perfino arrivare a soffrire di depressione.

Che siano due, tre o anche di più, i figli vanno amati e considerati allo stesso modo. Allo stesso modo ci si preoccupa per loro e ci si impegna per farli crescere sani e felici. Può capitare, però, che una lievissima preferenza per uno di loro si possa provare. Un sentimento, minimo ovviamente, dettato magari da una affinità di carattere, o da una segreta ammirazione per un temperamento più forte, o ribelle … Sta di fatto che, inconsciamente, l’atteggiamento dei genitori verso uno dei figli può essere differente. Se questo dovesse capitare, tutti i fratelli possono correre dei rischi. Anche i “preferiti”.

Si può soffrire di depressione
I bambini, con genitori che hanno manifestato apertamente o meno un favoritismo, corrono il rischio di sviluppare forme di depressione in età adulta. E qui sta la sorpresa: a soffrire di depressione non sarebbe solo il bambino privato dei favori genitoriali, soggetto quindi a gelosia, ma anche il “preferito”, il “cocco di mamma e papà”. La scoperta è emersa da uno studio di Karl Pillemer della Cornell University di New York, pubblicato sul Journal of Marriage and Family. Lo studio Usa ha coinvolto 671 coppie madre-figlio in 275 famiglie e si voleva esplorare se l’esistenza di differenze, tra i propri figli, per la madre fosse correlata allo stato psicologico dei figli a lungo termine. Gli esperti hanno misurato le disuguaglianze reali o percepite delle madri verso i figli ed hanno potuto costatare che queste minano il loro benessere psicologico. In altre parole, il rischio di depressione si corre maggiormente all’interno dei nuclei famigliari in cui i genitori hanno visibilmente accordato una preferenza a uno dei bambini. Perché i piccoli, si sa, hanno vere e proprie antenne quando si tratta di interpretare le emozioni più profonde dei genitori: anche se questi cercano di nasconderle, i figli captano i toni della voce, le pause, le vibrazioni e sanno capire se mostrano una maggiore condiscendenza verso uno dei fratelli. Così, chi si sente meno apprezzato può sviluppare forme di insicurezza che, a volte, sfociano nella depressione. Ma nemmeno il “favorito” è al sicuro: infatti, percepisce che i genitori hanno investito su di lui una carica emotiva intensa e responsabilizzante fin dai primi anni, che il bambino prima e l’adulto poi, non riescono a gestire emotivamente per il timore di deludere il genitore e di perderne l’affetto e la stima.

Perché si preferisce un figlio
I favoritismi, per quanto non voluti, si sviluppano su basi diverse e non sempre riconducibili a un filo comune. A volte il papà preferisce la figlia femmina per il suo essere accondiscendente, oppure il maschio che avverte come il più forte. Spesso la mamma ha meno conflitti con il maschio e, tra due o più figli, tende a “favorire” il bambino che avverte come più indifeso. Questo spinge a trattare quel figlio in modo diverso, più soft rispetto agli altri fratelli, a parere degli adulti impercettibile ma che i bambini sanno cogliere: rimproveri più brevi, meno punizioni, maggiore libertà. Tutto questo può amplificare le gelosie tra fratelli sul momento e creare malesseri psicologici più in là con gli anni. Secondo gli esperti italiani, non ci si deve preoccupare eccessivamente, perché il problema dei favoritismi può essere gestito con intelligenza. Prima di tutto, è importante che il genitore ammetta con se stesso la tendenza a preferire uno dei bambini, cercando di capirne la ragione. Può capitare che alcuni genitori vedano nel figlio una sorta di prolungamento della propria persona ed ecco che si va a compensare, con un determinato atteggiamento, eventuali carenze che vissute da piccoli.

Calibrare premi e punizioni
È invece essenziale capire che ogni figlio ha diritto ad avere il proprio spazio e l’identico trattamento affettivo da parte dei genitori. Avvertire una base solida, imparziale e sicura da parte dei genitori, senza sentirsi messo da parte e nemmeno oggetto di una attenzione eccessiva, aiuta il carattere a svilupparsi al meglio, in tutte le sue sfumature. L’obiettivo che dovrebbe essere sempre presente, da parte dei genitori, è quello di attivare un identico trattamento educativo: quando i due figli fanno un capriccio o si comportano male, la punizione deve essere della stessa intensità. Allo stesso modo, quando prendono un bel voto o compiono azioni degne di lode, il premio deve arrivare in uguale misura. Premi e punizioni vanno naturalmente commisurati anche sulla base dell’età: non si può pensare che un bimbo di tre anni si comporti come il fratello di otto e, viceversa, non si deve pretendere che un ragazzino più grande tolleri controlli e obblighi necessari con un bimbo piccolo. Sono inoltre da evitare frasi del genere “lui non sa quello che fa, perché è piccolo, ma tu sei grande ormai”: questa è la tipica frase che induce nel fratello maggiore insicurezza e astio verso il fratellino. Allo stesso modo, gratificare con un regalo importante e costoso il maggiore perché “lui è più grande” può ingenerare forme di gelosie e senso si rivalsa nel piccolo. Premi e punizioni, insomma, devono avere lo stesso valore e la stessa intensità. E che, soprattutto, abbiano la stessa matrice: un identico serbatoio di amore.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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