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Iscrizione attività sportive: scegliamo lo sport giusto per nostro figlio

settembre 22, 2014 10:06 am

La ripresa della scuola coincide con l’inizio delle attività sportive. Tra i tanti corsi proposti, non sempre è facile scegliere lo sport adatto alle capacità fisiche e psichiche dei nostri figli. Qualche consiglio per andare sul sicuro.

Mamme e papà stanno iniziando a domandarsi verso quale attività sportiva iniziare i propri figli, complici i volantini e manifesti di palestre e associazioni, che propongono per i bambini il calcio e la danza, il nuoto o la pallavolo, il tennis o la ginnastica artistica. La scelta dello sport, però, non deve essere lasciata al caso: un’attività motoria coinvolge i muscoli e tutto l’organismo, quindi va scelta anche in base alle caratteristiche fisiche di un bambino. Non solo: lo sport può influenzare anche la psiche di un bimbo, accentuando alcuni tratti del carattere e smorzandone altri, regalando anche sicurezza in se stessi. Ecco qualche indicazione, con l’aiuto degli esperti in medicina dello sport dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Solo gioco prima dei cinque anni
Prima dei cinque anni di età, l’attività fisica deve essere concepita essenzialmente come un gioco. I piccoli, infatti, non sono ancora in grado di seguire regole e di rispettare un loro ruolo all’interno della squadra. Nell’epoca della scuola dell’infanzia, quindi via liberta al gioco spontaneo all’aperto, in parchi e giardini finchè il tempo lo permette. Quando piove o fa davvero troppo freddo, si può pensare a un’attività al chiuso: la psicomotricità, viene tenuta da educatrici esperte presso centri specializzati e propone esercizi di ginnastica totalmente ludici, come salti nei cerchi, saltelli, giochi con la palla, la corda o altri semplici attrezzi. L’obiettivo è favorire, all’interno di una dimensione divertente, il movimento spontaneo e la presa di consapevolezza della propria fisicità. A 4-5 anni, si può iniziare il nuoto in piscina, sotto la guida di istruttori che propongono corsi per bambini permettendo l’uso di braccioli, tavolette e altri galleggianti per aiutarli ad acquisire confidenza con l’acqua.

Sport più completi alla scuola primaria
Quando il bambino arriva alla scuola primaria, dai sette anni in poi, si può pensare a uno sport più completo. Fino ai 7-8 anni sarebbe opportuno praticare attività come atletica leggera: marcia, corse, salti, lanci o ginnastica in generale. Grazie a queste attività il bambino impara ad utilizzare il proprio corpo nello spazio, senza essere costretto a confrontarsi con gli altri e a seguire regole che ha ancora difficoltà a concepire. Inoltre questo tipo di moto migliora la coordinazione neuromotoria. Oltre i 7-8 anni si può pensare a una disciplina sportiva collettiva come calcio, pallavolo, pallacanestro. Anche i bambini più restii imparano ad apprezzarle perché coniugano impegno atletico, aspetto ludico e spirito di squadra. Gli sport di squadra, poi, sono educativi: aiutano i più timidi ad aprirsi e ad avere fiducia in se stessi grazie al ruolo che ricoprono nella squadra, mentre i più competitivi devono necessariamente frenare la propria irruenza per assecondare le regole del gioco, con l’obiettivo di raggiungere il risultato: un messaggio che viene codificato a partire da questa fascia di età e non prima.

Più avanti: via con la specializzazione
Oltre i 9-10 anni ci si può accostare anche a discipline più specializzate, che richiedono anche il contemporaneo utilizzo di un attrezzo, come avviene ad esempio nella scherma, nel tennis e nel tiro con l’arco. Nel caso di sport che sollecitino in modo particolare la schiena, per esempio la danza e la ginnastica artistica, è utile abbinare una pratica in grado di compensare e ridistribuire l’impegno. Lo stesso vale per il tennis o la scherma: è utile abbinare del nuoto o della ginnastica libera con istruttore per favorire uno sviluppo armonico. Per sport individuali più impegnativi o addirittura di nicchia, come lo sci, il ciclismo, il canottaggio, la scherma e le arti marziali, occorre che il bambino sia più grandicello, in modo da aver maturato resistenza alla fatica, capacità di concentrazione e senso di responsabilità. Più attenzione per i piccoli soggetti a una malattia cronica: è importante seguire le inclinazioni e le aspirazioni del bambino evitando quelle che possono essere le attività pericolose in rapporto alla malattia. Per esempio: un bambino portatore di pace-maker dovrà evitare gli sport di contatto come i tuffi, le arti marziali, il rugby per non rischiare eventuali traumi sul dispositivo. Potrà invece praticare in sicurezza il tennis, sport nel quale non si prevedono contatti fisici.

Giorgia Andretti

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