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Sul “tappeto” si impara la disciplina

marzo 2, 2010 12:33 pm

Associare le arti marziali alla violenza è una semplificazione errata. Sicurezza, riflessi e rispetto: questo è ciò che karate, judo, aikido possono insegnare ad un bambino. Ogni disciplina sportiva ha delle caratteristiche che la rende peculiare rispetto alle altre. Le arti marziali (karate, judo, Aikido per nominare solo alcune tra le più famose) fanno parte…

Sul “tappeto” si impara la disciplina

Associare le arti marziali alla violenza è una semplificazione errata. Sicurezza, riflessi e rispetto: questo è ciò che karate, judo, aikido possono insegnare ad un bambino.

Ogni disciplina sportiva ha delle caratteristiche che la rende peculiare rispetto alle altre. Le arti marziali (karate, judo, Aikido per nominare solo alcune tra le più famose) fanno parte di quelle discipline sportive che, operando attraverso il corpo, offrono effetti positivi anche sulla mente. Sono, infatti, indicate come discipline particolarmente formative sul piano psicologico: un’arte antica che rafforza, appunto, il corpo e la mente.

Disciplina e autocontrollo
Tra i vantaggi che derivano dalla loro pratica, un posto di rilievo assume il miglioramento delle capacità d’autocontrollo: aiutano, in altre parole, a valutare la situazione ed a reagire opportunamente. Nei test che mettono in rapporto arti marziali e autocontrollo, la quasi totalità degli atleti agonisti interpellati, ha riscontrato un miglioramento della capacità d’autocontrollo in situazioni non solo riguardanti la pratica in palestra, ma anche nella vita quotidiana. In base alle risposte ottenute, si evince che la pratica delle arti marziali favorisce il miglioramento dell’autocontrollo e l’aumentata capacità è dovuta al tipo di disciplina comportamentale che si esige nelle arti marziali.
Inoltre nelle arti marziali il contatto con l’altro (avversario) determina una richiesta di attenzione tale che costringe il discente ad inventare i mezzi per adattarsi mentalmente alla situazione che si crea in ogni incontro. Ciò provoca un comportamento riflesso anche nella vita di relazione al di fuori della semplice competizione in palestra, generando rapide modificazioni tendenti ad un adattamento della persona a nuove situazioni. Questo è in realtà un processo educativo.
Le arti marziali non sono quindi solo uno sport, ma una scuola di vita, una filosofia che aiuta a crescere meglio. Sono sport formativi perché insegnano la disciplina, l’ascolto e il rispetto delle regole.

Le arti marziali e i bambini
Per questo motivo le arti marziali sono consigliate anche ai più piccoli.
I bambini possono avvicinarsi a questo sport all’età di cinque-sei anni, quando sono abbastanza grandi per capire e seguire gli insegnamenti del maestro e nello stesso tempo abbastanza piccoli da non aver paura di imparare a cadere.

  • La pratica delle prime posizioni delle varie arti marziali poi è un’ottima palestra di coordinazione motoria: con un bravo maestro i più piccoli acquisiscono subito i principi di lateralità corporea (avanti, dietro, destra, sinistra).
  • Le diverse posizioni del karate (del gatto, del cavaliere…) stimolano nel bambino la percezione del baricentro così da imparare a spostare il peso da una parte all’altra del corpo, a prendere coscienza della propria forza di movimento, a imparare a saltare, cadere, abbassarsi e a lanciare il colpo con misura e a indirizzarlo all’avversario senza fargli male.
  • Nella pratica delle arti marziali si osserva il massimo rispetto delle regole e la correttezza è indispensabile. Per questo motivo è uno sport consigliato ai bambini più irrequieti, che durante la lezione vengono guidati a moderare la loro energia e a concentrarsi per pensare al gesto successivo. Ma dato che le arti marziali sviluppano un grande senso di sicurezza di sé, sono consigliate anche ai bambini più tranquilli e timorosi, perché attraverso il loro svolgimento, riescono a scaricare gli eventuali piccoli stress della vita di ogni giorno e a vincere la paura e la timidezza che li caratterizza.
    Da sfatare poi la credenza che le arti marziali siano adatte solo ai maschi, perché in realtà le bambine acquisiscono una maggiore sicurezza di sé e grazie alla loro facilità di concentrazione e di misura del movimento, maggiore rispetto ai maschi, hanno un’attitudine favorevole verso questo sport.
  • I bambini apprendono le nozioni fondamentali della disciplina divertendosi nello stesso tempo. Le arti marziali infatti hanno una loro storia piena di significato; ogni gesto può essere spiegato dal maestro come una favola di cui sono protagonisti personaggi quasi magici. La posizione del fantino nel karate, per esempio, ricorda quella tenuta dai samurai giapponesi quando montavano a cavallo e la storia degli antichi samurai che si spostavano cavalcando e affrontando gli avversari in combattimento è affascinante per i bambini, che ascoltando una favola apprendono una tecnica.

Una crescita a piccoli passi
Il luogo in cui si svolgono le arti marziali è detto “Dojo”, luogo dove si “percorre la via”, intesa come crescita fisica e spirituale. Il maestro è colui che guida in questa via e merita il rispetto assoluto. Tuta da ginnastica e piedi scalzi vanno bene all’inizio, poi anche i più piccoli devono indossare la divisa composta da pantaloni, casacca e cintura, che rappresenta i diversi “dan”, cioè i livelli di esperienza: si comincia con la cintura bianca per poi conquistare, in circa cinque anni di pratica, quella gialla, arancione, verde, blu e marrone dopo un piccolo esame annuale e passare poi al primo grado di cintura nera (i dan di questa sono sei). Gli stages e gli esami hanno, per le arti marziali, una grande importanza, perché rappresentano il terreno di verifica del percorso fatto, la misura della propria crescita personale e solo con questa lettura le cinture colorate acquisiscono significato. Negli spostamenti all’interno del dojo, si usano delle ciabatte chiamate “zori”.
Scopo del gioco (in generale, poi ogni disciplina ha una propria tecnica specifica) é proiettare o bloccare a terra il compagno. Quando si cade i colpi vengono ammortizzati da un tatami, una specie di materassino composto da blocchi di stuoie giapponesi, una volta in paglia di riso, oggi in poliuretano espanso e compresso.

 

Angela Salini

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