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A lezione di calcio e di vita

novembre 12, 2007 12:00 pm

In campo si impara a stare con gli altri, a lavorare per conquistare la vittoria e ad accettare la sconfitta Dai primissimi anni di vita, d’istinto, i bambini iniziano a tirare calci ad un pallone e a correre dietro una palla. La maggior parte di loro poi, quando inizia a crescere, sogna di diventare come…

In campo si impara a stare con gli altri, a lavorare per conquistare la vittoria e ad accettare la sconfitta

Dai primissimi anni di vita, d’istinto, i bambini iniziano a tirare calci ad un pallone e a correre dietro una palla. La maggior parte di loro poi, quando inizia a crescere, sogna di diventare come Batistuta, Baggio, Nesta, insomma, come il campione della loro squadra del cuore.
Da subito iniziano le partite con gli amici sotto il cortile di casa per puro divertimento, ma da un semplice passatempo, il calcio può trasformarsi per qualcuno in un vero e proprio sport, da prendere “seriamente”, con le sue regole e i suoi principi.

I benefici del gioco di squadra
Molti genitori si domandano se il calcio è davvero uno sport adatto ai bambini, se dal punto di vista psicologico può essere educativo, se fa bene ad un fisico in crescita.
Cerchiamo di vedere insieme quali sono le risposte ai legittimi dubbi in merito.
Secondo gli esperti il calcio è uno sport che aiuta lo sviluppo fisico, stimola l’apparato respiratorio e circolatorio, aumenta la potenza muscolare e la coordinazione. Inoltre, il calcio è un gioco di squadra in cui ciascuno ha un ruolo ben definito scelto sulle proprie caratteristiche fisiche e psicologiche. Ognuno quindi impara a mettere a disposizione del gruppo le sue doti per raggiungere un obiettivo comune, obiettivo che richiede anche un comportamento corretto e senso di responsabilità: comportarsi male potrebbe causare l’espulsione da parte dell’arbitro e ciò provocherebbe un danno sia per il giocatore che per la squadra, costretta a giocare in inferiorità numerica.

La gestione della competitività
Alcuni genitori pensano che il calcio non sia adatto ad un bambino perché lo vedono uno sport violento. In realtà, gli inevitabili scontri per i contrasti corpo a corpo, aiutano i bambini a superare la timidezza e i timori e a vincere la paura del contatto fisico. La presenza dell’arbitro garantisce il rispetto delle regole affinché nessuno trascenda e così lo “scontro” diventa un confronto ad armi pari in cui giocano abilità e agilità, e anche la capacità di prevedere le mosse dell’avversario. L’aggressività inoltre, in dosi moderate, non è affatto negativa, ma è la molla interiore che spinge a superare i propri limiti e a combattere per raggiungere una meta. Il calcio ha come fine il gol e quindi indirizza l’energia dei bambini verso quell’obiettivo, insegnando loro che lo slancio aggressivo finisce nella rete insieme al pallone. Chi indirizza la propria aggressività verso l’avversario è punito da regole molto severe. Durante l’allenamento poi, vengono insegnati anche dei “rituali” improntati sul concetto di rispetto dell’altro, come la stretta di mano a inizio e fine partita e l’abitudine di aiutare l’avversario a rialzarsi se finisce a terra dopo un contatto fisico un po’ duro.

In campo senza l’ansia del risultato
Come ogni sport, anche il calcio può aiutare il bambino ad accettare le sconfitte. Sbagliare è sempre possibile. Ciò che conta è l’impegno, è la coscienza di aver dato il massimo. Il bambino impara così a mantenere un atteggiamento concreto, a confrontarsi con i propri limiti, a capire che può succedere anche di perdere e che non tutti i sogni si possono realizzare. Infine c’è l’aspetto dell’allenamento: corsa, ginnastica, piegamenti, palleggi, esercizi ripetuti tante volte, tecniche per padroneggiare il pallone. Tutto questo insegna ai bambini che i risultati non piovono dal cielo ma sono frutto di impegno, fatica, tenacia e costanza. L’allenatore, esperto di gioco e di tecnica, si pone a guida del piccolo, il quale capisce che dando ascolto a chi ha più esperienza, si può raggiungere più velocemente un obiettivo.
Deve essere chiaro a tutti i genitori che questo sport all’inizio deve essere considerato un gioco, non una competizione agonistica da vincere ad ogni costo, né tantomeno una pista di lancio per diventare “qualcuno” e guadagnare facilmente tanti soldi. Certo qualche campione uscirà dai “pulcini”, ma potrebbe non essere vostro figlio… quindi nessuna aspettativa, nemmeno inconscia!

 

Enrico Massi

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