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La fecondazione artificiale

dicembre 7, 2000 12:00 pm

Cattolicesimo – La questione, ancora molto discussa, nella religione trova una posizione di netto dissenso Nel concepimento, cioè nell’inizio di una nuova persona, la fede cristiana, anche nelle sue diverse confessioni, ha sempre ravvisato un intervento specifico di Dio. L’identità di ciascuno di noi risiede nell’amore creativo e redentivo del Dio di Gesù Cristo. E…

Cattolicesimo – La questione, ancora molto discussa, nella religione trova una posizione di netto dissenso

Nel concepimento, cioè nell’inizio di una nuova persona, la fede cristiana, anche nelle sue diverse confessioni, ha sempre ravvisato un intervento specifico di Dio.
L’identità di ciascuno di noi risiede nell’amore creativo e redentivo del Dio di Gesù Cristo. E tuttavia, nessuno di noi potrà negare che siamo stati voluti dai nostri genitori e che senza la loro decisione e il loro amore per noi non ci sarebbe stata né esistenza né storia. Nell’inizio della vita di una persona si ha allora una convergenza, tra l’opera di Dio e l’opera di un uomo e di una donna, la cui spiegazione ha dato sviluppo nella storia ad una serie di riflessioni, che per adesso tralasciamo, ricordando solo il bel testo del documento conciliare della Gaudium et Spes, 51, che parla dei genitori come collaboratori ed interpreti di Dio, non solo nell’inizio, ma soprattutto in quella generazione continua che è la plasmazione educativa di un figlio, di una persona umana.
La problematica della fecondazione artificiale trova la sua collocazione opportuna proprio in queste premesse, in quanto nell’assicurare che le modalità di inizio di una persona siano rigorosamente personali, cioè secondo il senso umano e, per il credente, anche cristiano della sua dignità, delinea un quadro di alcune esigenze morali. Cioè proprio perché la generazione interessa e verte su una persona, essa deve poter assicurare quell’ambiente in cui la persona possa veramente nascere e sembra doversi ravvisare nella decisione di amore vicendevole dei coniugi, che ritrovano se stessi nuovamente, nel divenire padre e madre.
Quale rapporto tra un uomo e una donna è dunque quello adeguato e giusto alla cura di una persona umana? Sembrerebbe a molti di dover richiedere una relazione stabile, non occasionale, basata sull’autenticità dell’amore vicendevole.
Un’altra considerazione utile per un possibile discernimento morale, è che la realtà corporea dell’uomo e della donna è una realtà in cui si esprime la persona stessa e non è ad essa semplicemente giustapposta o esterna, quasi fosse una giacca che ci possiamo togliere e mettere a piacimento, perché la persona umana rappresenta un’unità inscindibile di anima e di corpo.
Ora, proprio nella nostra epoca, si assiste al fatto che le diverse fasi della generazione, sia da parte maschile sia da parte femminile, possono essere attribuiti a diversi soggetti, per cui si ha il padre e la madre genetica, la madre gestazionale e il padre e la madre sociale. Il principio sopra ricordato e la considerazione qui fatta, hanno la loro rilevanza proprio nella generazione, per cui non tutto ciò che di fatto è tecnicamente possibile risulta essere anche moralmente buono. Per questo da un punto di vista della morale cattolica, ma certamente non solo, una fecondazione eterologa, che preveda cioè la messa a disposizione di materiale biologico generativo, sia maschile sia femminile, non appartenente ad una coppia stabile non viene ad essere ravvisata come moralmente positiva e perciò lecita. L’intento più generale di quest’attenzione morale risiede nel fatto che una persona sia di fatto generata e non semplicemente prodotta, perché se così fosse avrebbe un ambiente personale di inizio,dovuto ad una disposizione dei genitori, in dissonanza profonda con una realtà che inizia.

 

Don Paolo Carlotti

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