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Gesù, amico della famiglia

agosto 22, 2000 12:00 pm

Cattolicesimo – Alcuni episodi ci aiutano a conoscere meglio la sua personalità ed i suoi insegnamenti Nel primo mio intervento, concludevo con l’osservazione che l’esperienza religiosa cristiana è un incontro con una persona, con Gesù di Nazareth. Mi è sembrato utile e bello iniziare la nostra scoperta di Gesù, il Cristo (‘Cristo’ vuol dire: unto,…

Cattolicesimo – Alcuni episodi ci aiutano a conoscere meglio la sua personalità ed i suoi insegnamenti

Nel primo mio intervento, concludevo con l’osservazione che l’esperienza religiosa cristiana è un incontro con una persona, con Gesù di Nazareth. Mi è sembrato utile e bello iniziare la nostra scoperta di Gesù, il Cristo (‘Cristo’ vuol dire: unto, quindi consacrato da Dio, mentre ‘Gesù’ vuol dire: Dio salva) proprio partendo dal suo stile di relazione, dal suo modo di avvicinare le persone. Sono moltissimi i racconti biblici che ci presentano Gesù di Nazareth in dialogo con le persone, nelle loro più diverse situazioni e svariate condizioni. Gesù le incontra così come esse sono, con i loro problemi e le loro difficoltà, con le loro gioie e le loro speranze, con il loro passato e il loro presente. Per esse ha sempre una parola importante e significativa, una parola che aiuta a vivere bene. Sarebbe lungo ricordare tutti questi incontri, ma alcuni certamente lo possiamo, senza pretesa di esaurirli. Tra i possibili criteri di scelta ho privilegiato quello ‘familiare’, cioè ho scelto alcuni episodi che mostrano Gesù come un amico di famiglia. La preoccupazione che ci orienta è di capire il modo con cui si comporta, perché in esso sempre si esprime qualcosa di profondo, che emergerà gradualmente passo dopo passo. Sempre per comprendere chi è una persona ci vuole un po’ di tempo, dedicare tempo alle persone è indispensabile per capirle: questo vale anche per Gesù. A tutti balza alla mente l’incontro di Gesù con gli sposi avvenuto in un paese, tuttora esistente, della Galilea, a Cana (Gv, 2, 1-12). Gesù è invitato ad un pranzo di nozze insieme con la sua mamma, Maria di Nazareth. Durante questo banchetto avviene un fatto che può far rovinare tutta la festa e può trasformare l’allegria degli sposi e degli invitati in amarezza e disillusione: manca il vino. Gesù percepisce il problema e vi provvede, per amicizia e con sorpresa di tutti, specialmente dei responsabili della festa: dalle grosse anfore, che i servi sapevano di avere riempito solo con acqua, esce invece vino e ottimo vino, nel momento in cui servono i commensali, che nel gustarlo sono veramente contenti. L’intero racconto ha però anche un significato più profondo, che per il momento tralasciamo di indagare. Non sempre Gesù incontra le persone di una famiglia in situazioni di festa e di gioia; qualche volta nella famiglia ci può essere anche un momento di difficoltà e di dolore: è il caso della famiglia delle sorelle Marta e Maria, che abitavano a Betania, un paese della Giudea vicino a Gerusalemme, sorelle che Gesù conosceva da tempo insieme col loro fratello Lazzaro, che si era ammalato e poi era morto (Gv, 11, 1-44). Tutti e tre erano molto legati a Gesù, e Gesù a loro. È facile immaginare il dolore e la disperazione delle due sorelle rimaste senza il loro fratello. Quando Gesù viene a sapere dell’accaduto si reca a Betania e contro l’attesa di tutti richiama in vita, risuscita, Lazzaro e lo restituisce all’affetto della sua famiglia. Anche qui l’intero racconto esprime un significato che, oltre al gesto umano di vicinanza e di amicizia, di solidarietà e di condivisione con il dolore delle sorelle, mostra un’indicazione più profonda che emergerà sempre di più man mano scopriamo il senso della persona di Gesù, come il Figlio di Dio che dona la vita eterna, non solo dopo la nostra morte, ma adesso qui e ora. Ma Gesù si preoccupa anche di coloro che non conosce personalmente. Un giorno entrando nel villaggio di Nain, incontra un corteo funebre (Lc, 7, 11-17) seguito da una madre vedova che accompagna l’unico figlio che aveva al cimitero. Gesù vide quella madre disperata e ne ha compassione, cioè soffre con lei, ma la invita anche a non piangere. Si avvicina alla bara, la tocca e dice: “Ragazzo, te lo dico io: alzati”! E quello da morto che era si alzò e poté riabbracciare la madre. Si può facilmente immaginare la meraviglia e lo stupore della folla presente, insieme con la gioia grande della povera vedova. Insieme alla meraviglia qualcuno incominciava però a farsi anche delle domande più impegnative: “Chi è costui”? “Un profeta è venuto tra noi, è Dio che è venuto a salvarci”, si rispondeva. Questi episodi della vita di Gesù si trovano tutti raccolti nella Bibbia, in modo particolare nei quattro Vangeli. È un invito a conoscere in profondità questo libro sacro del cristianesimo, a conoscerlo insieme con papà e mamma, magari in qualche momento libero della giornata, forse alla sera quando sono finiti i tanti impegni che abbiamo. Certe volte gli impegni che abbiamo sembrano non finire mai: c’è sempre qualcosa da fare o da anticipare dal giorno seguente. È però importante creare un tempo in cui possiamo coltivare anche la nostra scelta religiosa e cristiana, cioè un tempo per conoscere Gesù. Infatti anche con Gesù può avvenire quello che avviene con altre persone, cioè che lo perdiamo di vista, per il progressivo rarefarsi delle occasioni di incontro. Se Gesù è veramente importante nella nostra vita, non lasciamo al caso la possibilità di avvicinarlo, ma facciamo ogni sforzo per vederlo, per dialogare con lui. La nostra scelta di vita cristiana non può essere data per scontata e non si dà automaticamente: essa, invece c’è solo se noi lo vogliamo, se noi la decidiamo. Uno dei mezzi indispensabili per conoscere Gesù è conoscere la Bibbia. È lì che lo possiamo incontrare, è lì dove Egli ancora adesso, dopo tanti anni, parla a ciascuno di noi e ci incontra personalmente, a tu per tu.

 

Don Paolo Carlotti

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