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Gesù accoglie senza pregiudizi

agosto 22, 2000 12:00 pm

Cattolicesimo – E’ amico di tutti, anche di coloro che non hanno più amici a causa dei loro comportamenti Continuiamo la nostra progressiva scoperta della personalità di Gesù di Nazareth, avendo come scopo di osservare il suo modo di comportarsi quando si mette in relazione con le altre persone. Questo criterio infatti ci permette di…

Cattolicesimo – E’ amico di tutti, anche di coloro che non hanno più amici a causa dei loro comportamenti

Continuiamo la nostra progressiva scoperta della personalità di Gesù di Nazareth, avendo come scopo di osservare il suo modo di comportarsi quando si mette in relazione con le altre persone. Questo criterio infatti ci permette di capire progressivamente cosa vuol dire rapportarsi a Gesù, il Cristo, come persona.

Vi è un episodio nella vita di Gesù che è molto significativo ed esprime molto bene la volontà di Gesù di essere amico di tutti, anche di coloro che, certe volte per colpa loro e per il loro comportamento, non hanno più amici, sono isolati ed emarginati. Uno di questi era certamente Zaccheo (Lc 19, 1-10). Zaccheo, così ci dice il testo di Luca, era il capo dei pubblicani e per questo non era particolarmente ben visto dai suoi concittadini. Infatti il pubblicano riscuoteva le tasse per conto dei romani, che al tempo di Gesù occupavano la Palestina. Ma Zaccheo, come ogni pubblicano, esigeva come tasse molto di più di quello che era dovuto e molto di più di quello che era anche il suo lecito guadagno per il lavoro che svolgeva, per conto dei romani, che occupando la Palestina avevano appaltato la riscossione delle tasse ad alcune persone, i pubblicani appunto. Per avere un’idea del clima sociale che premeva sui pubblicani, si pensi a come venivano giudicati e trattati coloro che, per esempio, in Italia, durante il periodo di occupazione nazista, collaboravano con i tedeschi.

Gesù si trova a passare a Gerico, molta folla come al solito lo attornia e Zaccheo, piccolo di statura, sale su di un albero, un sicomoro, per vederlo meglio. Non si aspetta di essere interpellato personalmente da Gesù. Da lui si aspetta ciò che finora la gente gli ha riservato: disprezzo, rifiuto ed emarginazione. Ma Gesù lo chiama per nome, col suo nome, non con il solito nomignolo, e gli propone di andare a casa sua. Forse Zaccheo, ormai convinto del giudizio dispregiativo della gente, non aveva più stima di sé e fiducia in sé, e per questo non osava invitare nessuno a casa sua. La proposta di Gesù lo sorprende e gli fa accendere la speranza di poter ancora essere accolto come persona, quella persona che vorrebbe essere e che non riesce ad essere, quella persona che il giudizio implacabile dei suoi concittadini ancora sospinge nel limbo dell’utopia e non nel concreto della realtà. Ma Gesù crede e riesce a far credere nella possibilità di essere nuovi e diversi da come si è stati: ha rigenerato e rinnovato una persona, una creatura, la sua creatura. Zaccheo aveva rinunciato a se stesso e Gesù lo ha intuito e non accetta questa rinunzia, vuole bene a Zaccheo più di Zaccheo stesso e laddove Zaccheo disarma, lì, esattamente lì Gesù si impegna ed impegna.

L’accoglienza che Gesù riserva a Zaccheo passa sopra il giudizio della gente, che per questo si scandalizza e si irrita. Ciò che la gente asserisce è vero: Zaccheo è un pubblicano, ha fatto quello che ha fatto e che non doveva essere fatto. Ma la gente, per Gesù, ha uno sguardo troppo miope: la questione sembra essere un’altra, più profonda e radicale: può Zaccheo essere migliore o lo si deve senz’altro considerare perduto? Nessuno è perduto per Gesù. Possiamo dargli ancora una chance oppure no? Ma Gesù è la possibilità di vita per tutti. Si noti fino a che punto Gesù rischia per dimostrarsi amico. Non la sua popolarità, non il consenso del popolo contano qualcosa per lui, quando dall’altra parte del piatto della bilancia c’è una nuova vita per una persona. E Gesù rischia, rivoluzionando le concrezioni più sedimentate della mentalità corrente, per spezzarle sull’altare dell’amore e dell’amicizia. Una lezione dura per coloro che lo seguivano e per noi che intendiamo seguirlo oggi. Si sa l’amicizia non può essere un contratto, è incondizionata e gratuita e proprio per questo può riservare grandi e inaspettate sorprese. Gesù non dice a Zaccheo: “senti, se restituisci il maltolto, vengo a casa tua”. Non condiziona l’amicizia e la solidarietà ad una risposta, non fa un contratto con Zaccheo, fa molto di più: lo avvolge di un’accoglienza forte e previa a qualsiasi sua risposta. E Zaccheo accolto incondizionatamente come persona, cioè stimato e valorizzato come quella persona che è, riesce finalmente ad accogliersi e a guardare a se stesso in modo diverso, cioè con la reale possibilità di essere diverso. Molto probabilmente se Gesù avesse posto la condizione di cui parlavamo sopra, Zaccheo se ne sarebbe andato, avrebbe ancora sperimentato l’approccio di una persona interessata al suo comportamento, ma non a lui, a lui come persona; avrebbe ancora pensato ad un approccio funzionale e strumentale. Che farsene di una persona che vuol usarci, anche se per un fine nobile?

Ma la sorpresa non si lascia attendere. Di fronte all’esperienza concreta di un gesto così genuino e forte non si può rimanere come prima, non si può proprio, e il maltolto e il frodato viene restituito oltre misura a coloro che prima sono stati angariati ma che ora sono visti a partire da quella solidarietà così pura e forte appena donata da Gesù, oltre ogni aspettativa. Zaccheo non dimenticherà più quell’incontro e quegli occhi, non dimenticherà più Gesù che gli ha ridonato la sua vita, non dimenticherà più, forse, quel sorriso con cui Gesù lo ha lasciato per salire verso Gerusalemme, il luogo della sua passione. Sarà difficile continuare, ma un nuovo progetto di vita è insorto, un nuovo modo di essere persona si è delineato, una forza si è sprigionata che sarà capace di indirizzare le rimanenti scelte della vita. Sarà difficile convincere gli altri, abituati al vecchio Zaccheo, che un nuovo Zaccheo è nato, ma non impossibile.

In Gesù Zaccheo ha incontrato un vero amico, che ha saputo credere in lui e ha saputo agire con lui per il suo vero bene, facendoglielo scoprire lasciandosi accogliere in casa sua per lasciargli capire che cos’è l’accoglienza ed imparare come accogliere ogni altro. Ecco lo stile di Gesù, i valori in cui crede e che manifesta nel suo comportamento ed atteggiamento. Ecco cosa avverrà ad ogni persona che avvicina Gesù disarmato, con la propria povertà: questa verrà cambiata in forza e potenza di vita.

Il cristiano che vuole imitare il Cristo, non può che assumere il suo stesso stile di vita e il suo stesso modo di essere persona, quelli dimostrati con Zaccheo. Le applicazioni al quotidiano sono semplici e sotto gli occhi di tutti, perciò le tralascio e le affido alla responsabilità di ciascuno. Il cristiano è un amico al modo di Gesù, sa voler il bene, il vero bene di ogni persona che incontra. Difficile? Sì, ma non impossibile e soprattutto bello, di una bellezza e di una bontà che sa ridonare il senso e il sapore della vita, della nostra vita, che talora sembra che scorra quasi senza di noi. Zaccheo è diventato nuovamente il protagonista della propria vita, l’ha riavuta in dono con abbondanza.

 

Don Paolo Carlotti

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