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La scuola deve inevitabilmente farsi multiculturale, si inizia con l’ora di religione

ottobre 15, 2012 12:37 pm

Sono sempre di più i bambini messaggeri di novità culturali nelle nostre scuole. Sono loro i depositari delle tradizioni storiche, religiose ed alimentari ed a loro deve essere rivolta l’attenzione di una scuola in evoluzione.

Il ministro dell’Istruzione, On.le Francesco Profumo, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico, ha dichiarato la sua intenzione di adeguare la scuola ai tempi. Questo processo di “modernizzazione” passa anche attraverso l’ora di religione. La notevole presenza nella scuola italiana di studenti provenienti da ogni parte del mondo e appartenenti a culture e fedi diverse caratterizza, infatti, l’ambiente scolastico odierno come multietnico e multireligioso. Il Ministro afferma di non comprendere più il senso dell’insegnamento della religione cattolica nell’ambito del nuovo contesto sociale e ravvisa, dunque, la necessità di mutarne il contenuto e le modalità di svolgimento, proposito esteso in seguito anche alla geografia. In una scuola aperta e proiettata al futuro, all’ora attualmente dedicata all’insegnamento della religione cattolica, dovrebbe sostituirsi un corso di storia delle religioni o di etica, facendo eco a quanto accade già in Francia, dove da poco è stato inserito l’insegnamento di morale laica nelle scuole. E’ necessario, dichiara, costruire una “scuola fondata sull’uguaglianza, la legalità e il merito, capace di correlarsi al mondo d’oggi, perché a tutti siano date le stesse possibilità per emergere e valorizzare i propri talenti”. L’intervento del ministro è apparso a molti sorprendente, poiché le nuove indicazioni nazionali sull’ora di religione, da lui sottoscritte, già si pongono l’obiettivo di considerare le mutate condizioni socio-culturali del paese, configurando la religione come uno strumento di trasmissione delle radici cristiane della cultura italiana. Nelle intese tra il Ministro e il Cardinal Bagnasco, inoltre, l’Irc viene descritto come “un insegnamento culturale che contempla già un confronto aperto fra cristianesimo e altre religioni”.

Attuale regolamentazione della materia
L’Istruzione Religiosa Cattolica – Irc – nella scuola pubblica italiana è prevista e regolata dal Concordato del 1929, firmato a Roma il 18 febbraio 1984. L’Irc si svolge nell’orario scolastico delle scuole non universitarie di ogni ordine e grado e “nel quadro delle finalità della scuola”, è confessionale e curricolare, riconosciuto il valore della cultura religiosa nel percorso formativo dei giovani alunni e tenuto conto del fatto che “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Il nuovo testo legislativo concordatario ridefinisce la materia: non più obbligatoria ma materia “opzionale”. Si afferma il “diritto della scelta” di avvalersi o meno dell’istruzione religiosa all’atto dell’iscrizione riconosciuto a genitori o studenti, garantendo il principio della libertà di scelta, di coscienza, nonché quello della responsabilità educativa dei genitori. Le ore di lezione variano da una settimanale nelle scuole secondarie di entrambi i gradi, a due nella primaria, a una e mezza in quella dell’infanzia. Agli alunni che scelgono di non avvalersi dell’Irc dovrebbe essere offerta l’opzione di un’ora di attività alternative, deliberate dal Collegio dei docenti, o la possibilità di uscire dalla scuola. Le lezioni di religione, infatti, spesso vengono collocate a margine dell’orario scolastico, proprio per facilitare l’organizzazione del tempo di tali alunni. Nello specifico, i programmi sono costituiti dalla Cei – Conferenza episcopale italiana, e approvati dallo Stato con Decreto del Presidente della Repubblica.

Un dibattito che coinvolge persone diverse
Numerose polemiche stanno dividendo l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. Il presidente dell’Associazione Genitori Cattolici, Arrigo Muscio, si mostra preoccupato per le sorti della confessione cattolica, a suo parere la novità potrebbe sgretolare l’insegnamento della religione cattolica”, e, aggiunge, che questo fa parte di un disegno più ampio di distruzione dei valori cristiani, attuato in nome del multiculturalismo. Mons. G. Ambrosio – presidente Commissione Cei per la scuola, invece, ravvisa l’inutilità dell’intervento, sostenendo che di fatto è già cambiata la proposta dell’insegnamento della religione cattolica, infatti non è più una lezione di catechismo, bensì una introduzione a quei valori fondanti della nostra realtà culturale, che trovano la propria radice nel cristianesimo. Di contro, il portavoce nazionale della Rete degli studenti medi, D. Lanni, si schiera a favore del ministro, suggerendo di lavorare per disegnare la scuola del futuro. Nella sua idea i programmi di religione e di geografia vanno assolutamente rivisti. La posizione dell’Uaar – Unione atei e agnostici italiani- sul tema è categorica. L’ora di religione è assolutamente inutile e non educativa, non in grado, cioè, di accrescere la cultura giovanile sull’argomento.

Perché l’Irc dovrebbe restare nella scuola
Non vi è alcun dubbio che la scuola necessiti di periodici aggiornamenti, atti a renderla sia da un punto di vista didattico che metodologico sempre attuale e al passo coi tempi. Ogni proposta dovrebbe avere come obiettivo ultimo il bene dei ragazzi per contribuire a una strutturazione completa, serena ed equilibrata della loro personalità e ad una maturazione del loro ragionamento critico. Abolire ciò che esiste, rinunciando definitivamente all’approfondimento della conoscenza delle nostre più antiche tradizioni storico-culturali potrebbe però essere troppo rischioso. Insegnare l’etica laica o la storia delle religioni in modo completamente avulso dal contesto storico-culturale di appartenenza potrebbe causerebbe una perdita troppo pesante nella formazione delle coscienza civica e culturale dei ragazzi. L’ora di religione dovrebbe promuovere sempre e comunque il confronto, fonte di arricchimento reciproco tra tradizioni e culture diverse, specialmente in una società come la nostra già così depauperata di valori e punti fermi.

Fabiana Angelucci

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