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I rischi del “babyshake”

febbraio 1, 2002 12:00 pm

Scuotere violentemente un neonato può essere molto pericoloso: in Svizzera, padre accusato di omicidio. L’ultima drammatica notizia arriva dalla Svizzera. IL’alpinista elvetico Erhard Loretan è stato accusato di omicidio per negligenza per la morte del figlio di sette mesi che aveva scosso non riuscendo più a sopportarne il pianto. Loretan, 42 anni, famoso per aver…

Scuotere violentemente un neonato può essere molto pericoloso: in Svizzera, padre accusato di omicidio.

L’ultima drammatica notizia arriva dalla Svizzera. IL’alpinista elvetico Erhard Loretan è stato accusato di omicidio per negligenza per la morte del figlio di sette mesi che aveva scosso non riuscendo più a sopportarne il pianto. Loretan, 42 anni, famoso per aver conquistato le vette più alte del mondo, ha confessato il dramma, svoltosi nel pomeriggio del 23 dicembre scorso a Crezus, nel cantone di Friburgo. Quel giorno, l’alpinista aveva il bambino in affidamento e, dal suo racconto si capisce cosa può essere accaduto.: “L’ho scosso per due o tre secondi, senza immaginare le conseguenze del gesto, perché esasperato dai continui pianti del mio piccolo”. Ha poi aggiunto: “Ho riposto il piccolo nel lettino. All’improvviso ha smesso di piangere. Sono andato a vedere. Ho capito che non stava bene ed ho subito chiamato un’ambulanza”. Trasportato in elicottero al Kinderspital di Berna, il bimbo non ha potuto essere salvato. L’alpinista si è detto sconvolto dell’accaduto. “Non immaginavo le conseguenze del mio atto. Adesso i medici mi hanno parlato del “babyshake”. Se avessi conosciuto i pericoli del mio gesto non lo avrei mai fatto” ha testimoniato Loretan pronunciandosi per una maggiore prevenzione sui rischi del “babyshake”.

Un rischio sconosciuto
Già, ma che cos’è il “babyshake”? Con questo termine la medicina internazionale indica la rischiosa pratica di scuotere un bambino piccolo. Fino al primo anno di vita i muscoli del collo dei bambini sono deboli e basta poco per causare l’urto dell’encefalo all’interno della scatola cranica, questi movimenti celebrali (colpi e contraccolpi) sono la causa di microlesioni che possono portare alla morte.
In Canada, la Società Pediatrica Canadese, ha realizzato e distribuito nelle strutture sociali, un opuscolo dedicato ai rischi dei possibili soprusi verso i bambini. Nel testo, destinato ai genitori e a tutti coloro che si prendono cura dei neonati, un intero capitolo è dedicato appunto al “babyshake”, ai pericoli che corre il bambino quando si metto in atto movimenti troppo bruschi. Movimenti che il più delle volte vengono eseguiti inavvertitamente.

Movimenti bruschi e lesioni cerebrali
La reazione dell’alpinista svizzero Erhard Loretan è più comune di quanto si possa pensare. Un bambino piangere disperatamente, i genitori, ancor più disperati, non sanno più cosa fare per farlo smettere. Pur facendo di tutto nulla sembra calmarlo. La mamma o il papà quasi come un atto di ribellione verso il pianto irrefrenabile, possono arrivare a muovere bruscamente il piccolo. Questi movimenti di scuotimento possono essere la causa di problemi a carattere neurologico: la cecità, la paralisi, il disapprendimento di potenzialità acquisite. Fino al rischio della morte. I movimenti bruschi, infatti, possono provocare delle mircrolesioni cerebrali, a seguito di ciò si possono verificare delle emorragie che provocano delle commozioni cerebrali. Non dobbiamo mai dimenticare che l’equilibrio fisico di un neonato e fragile e precario.

Come reagire al pianto del bambino
In uno studio condotto negli Stati Uniti, è risultato che oltre il 50% degli adulti intervistati, non era a conoscenza che i movimenti bruschi messi in atto su di un piccolo corpicino, possono causare danni cerebrali fino a provocare la morte. Quando un bambino piccolo piange, esprime un suo reale disagio, è quindi necessario cercare di capire il messaggio. Spesso il bambino ha solo bisogno di essere rassicurato attraverso il contatto epidermico. Provare a liberarlo degli indumenti ed iniziare a massaggiarlo dolcemente può alla fine risultare la cosa più efficace . Il contatto epidermico è uno dei bisogni primari di tutti gli esseri viventi.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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