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Se il bambino ha paura dell’acqua

luglio 11, 2018 1:00 pm

Molti bambini provano timore quando entrano in mare o in piscina. È meglio non forzarli, ma permettere che trovino da soli la motivazione per godere del piacere dell’acqua

Piangono, strillano, si attaccano con forza al collo di papà e mamma: moltissimi bambini reagiscono così quando, al mare o in piscina, provano a fare il bagno. Non sono nemmeno così piccoli, ma bambini di tre, quattro o anche cinque anni eppure provano un vero e proprio terrore. È importante non forzarli perché solo in se stessi, con il tempo e la pazienza, possono prendere confidenza con l’acqua e scoprirne il piacere di gioirne.

 

Da piccoli amano nuotare

I bambini di pochi mesi non hanno paura dell’acqua, il ricordo di essere vissuti per nove mesi immersi nel liquido amniotico è ben presente. Fino ai sei mesi infatti conservano un involontario riflesso che permette loro di muoversi con agilità in acqua e di trattenere il respiro senza bere e non solo, hanno il riflesso del nuoto. Non è insolito infatti vedere piccoli di questa età che si immergono senza problemi, sorretti da un adulto. Con il passare dei mesi, di solito verso l’anno, i bambini perdono questo riflesso naturale, si abituano a muoversi sul terreno, imparano a camminare. Di conseguenza quando incontrano l’acqua è come se si ritrovassero in un ambiente a loro sconosciuto, che incute loro timore. L’acqua è un mondo nuovo, nasconde l’ignoto, in cui non ritrovano l’equilibrio e le certezze che hanno faticosamente acquisito. Questo succede al mare, in piscina, ma anche nei pochi centimetri d’acqua delle piscinette da giardino o dei canotti.

 

Non vanno forzati, ma incoraggiati

Partiamo dal presupposto che tutti bambini, prima o poi, superano questa fase di terrore dell’acqua e quasi tutti imparano a nuotare con sicurezza, soprattutto se frequentano dei corsi in piscina. Nel frattempo, però, è importante che superino la paura, per godere il piacere della vacanza. È quindi sbagliato ricorrere a terapie d’urto, come prendere il bambino in braccio e portarlo a forza in acqua, tenendolo immerso, per dimostrargli che non c’è nulla da temere. Oppure, peggio ancora, portandolo dove non si tocca e lasciandovelo, con la convinzione che dovrà per forza annaspare per stare a galla. Così facendo c’è il rischio di traumatizzare il bambino davvero per molto tempo, fino a spingerlo a non amare più l’acqua. È anche importante evitare i confronti, mostrando al proprio figlio altri bambini che nuotano tranquilli: ogni ragazzino ha i propri tempi di maturazione e non è il caso di mortificare il proprio bambino.

 

Lasciare che decida da solo

Il modo migliore per fare in modo che il bambino si abitui all’acqua è lasciare che instauri con l’elemento liquido un rapporto del tutto personale. Si può permettere che giochi a riva, sul bagnasciuga, lasciandosi rincorrere dalle onde e bagnandosi piedini e gambe fino dove lo decide lui. L’ideale sarebbe scegliere quelle spiagge in cui il mare è basso per un lungo tratto, in modo che il bambino sappia regolarsi e veda il fondo, cosa che lo fa sentire sicuro. Se si va in piscina, è bene scegliere uno stabilimento che disponga anche delle piscine molto piccole, apposite per i bambini. Oppure, si può chiedere al piccolo di riempire personalmente la piscinetta gonfiabile con secchiate d’acqua, fino al livello che lui desidera per sentirsi più sicuro. Il piccolo va sempre sorvegliato ma lasciato libero. È indubbio che andando spesso al mare o frequentando con regolarità una piscina acquisirà con il tempo sicurezza diventando un ottimo nuotatore.

 

Giorgia Andretti

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