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La chimica nei giochi

maggio 9, 2005 12:00 pm

Indagine di Greenpeace: troppe le sostanze rischiose con le quali vengono a contatto i bambini Prestiamo attenzione ai giocattoli dei nostri figli. Secondo una ricerca condotta per conto di Greenpeace Italia i piccoli italiani rischiano ogni giorno avvelenamenti da sostanze chimiche, nascoste dietro comuni oggetti utilizzati ogni giorno. Sotto accusa non solo i giocattoli, ma…

Indagine di Greenpeace: troppe le sostanze rischiose con le quali vengono a contatto i bambini

Prestiamo attenzione ai giocattoli dei nostri figli. Secondo una ricerca condotta per conto di Greenpeace Italia i piccoli italiani rischiano ogni giorno avvelenamenti da sostanze chimiche, nascoste dietro comuni oggetti utilizzati ogni giorno. Sotto accusa non solo i giocattoli, ma anche magliettine e prodotti per l’infanzia.

Il pericolo non è un giocattolo
I risultati dell’indagine, condotta da un laboratorio olandese, il Tno, sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa a Roma condotta da Mario Tozzi, primo ricercatore Cnr e conduttore del programma televisivo di Rai tre “Gaia”, ed alla quale sono intervenuti oltre agli esponenti di Greenpeace, il comico Beppe Grillo ed il direttore dell’Unità Operativa Neonatologia Ospedale Perrino Brindisi Giuseppe Latini. I dati rilevati sono apparsi preoccupanti. A quanto pare in diversi e comuni prodotti di consumo sono contenuti prodotti chimici fra i più pericolosi per la salute, ma comunemente in vendita nel nostro Paese. In particolare sotto la lente di ingrandimento dell’ultima ricerca di Greenpeace, sono finiti 12 campioni tra detergenti per la casa, giocattoli, prodotti tessili, lettori Dvd e prodotti per la cura della persona. Con risultati tutt’altro che incoraggianti. I veleni sono praticamente ovunque e in dosi anche importanti, come per uno di questi, il di-isononil ftalato, le cui concentrazioni sono arrivate a 150.000 mg/kg. Con una precedente battaglia Greenpeace aveva già ottenuto che venissero banditi gli ftalati dai giocattoli per bambini al di sotto dei 3 anni, ma evidentemente ciò non è stato sufficiente. Del resto è anche ovvio come un bambino piccolissimo possa facilmente entrare a contatto con un oggetto a rischio, anche se non è il suo giocattolo. Ci sono i fratelli più grandi, i genitori, gli altri bambini. Necessario quindi intervenire genericamente su tutti i prodotti, anche perché, come ricorda Greenpeace, “non si capisce la ragione per cui al di sopra dei 36 mesi di vita non si debba essere tutelati”.

I rischi dei prodotti chimici
L’elenco delle sostanze pericolose non si ferma agli ftalati, ma è purtroppo assai più vasto. Nei giocattoli e nelle magliette sono stati ad esempio riscontrati onilfenoli e ottilfenoli etossilati, mentre nei prodotti per la detergenza dei bambini è stato individuato il muschio sintetico galaxolide in concentrazioni fino a 327 mg/kg, nonché il muschio chetone più comunemente usato qualche anno fa. Nomi che alla maggioranza delle persone dicono poco o nulla ma le conseguenze del loro utilizzo sono assai nocive, come ci ricordano gli esperti: il nonilfenolo ad esempio è “una sostanza che interferisce con il Dna umano e danneggia la produzione di sperma nei mammiferi”, mentre “gli ftalati, possono causare danni al fegato, reni e ai testicoli ed alcuni sono classificati tossici per la riproduzione”. E questo nonostante esistano ”valide alternative”, conclude Greenpeace.

Un registro per tutelare i consumatori
Ecco perché l’impegno dell’Organizzazione, da sempre attenta alla problematiche connesse all’inquinamento, è ora rivolto alla creazione di un sistema di Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle sostanze chimiche, conosciuto con l’acronimo inglese “Reach”. La proposta è stata presentata al Parlamento Europeo e qualora, venisse approvata tutte le sostanze chimiche
vendute nell’Unione Europea dovranno essere registrate dall’industria, insieme ad alcune informazioni sulla loro sicurezza e i possibili usi, in modo da poter identificare le sostanze più pericolose che quindi avranno bisogno di speciali autorizzazioni, concesse solo per usi specifici, per poter essere poste in commercio. Ma la battaglia di Greenpeace non si ferma qui. Occorrerà, secondo gli organizzatori che ad essa faccia seguito la sostituzione delle sostanze più pericolose con altre alternative sicure, quando queste siano disponibili. A questo proposito Greenpeace ha lanciato una raccolta firme indirizzata ai tre ministri competenti, Attivita’ produttive, Ambiente e Salute.

La verità dietro l’ironia di Grillo
Testimonial d’eccezione ma anche attivo esponente della campagna condotta da Greenpeace, l’attore Beppe Grillo, ha richiamato l’attenzione di Chiesa e Governo sul problema con proposte verosimili e con… un velo d’ironia. Altro che diminuire le tasse, ha suggerito il comico, piuttosto “spostare il carico fiscale”, in modo che “chi produce un giocattolo con sostanze tossiche debba pagare un milione mezzo di vecchie lire” e chi invece ne mette in commercio uno pulito debba tirare fuori solo qualche spiccio. Al Vaticano, Grillo suggerisce invece di utilizzare carta riciclata, acquistare caffè equo solidale e andare in giro solo con macchine a emissioni zero, perché, ricorda il comico, “l’ambiente è l’evangelizzazione massima’” e la Chiesa deve ”deve parlare di economia evangelica’”. Grillo ha inoltre invitato i cittadini a non distrarsi e i mezzi di informazione a fare bene e meglio il proprio mestiere, e a non dire “mezze verità” come talvolta, invece accade, secondo il comico, che, concludendo, ha sottolineato “non ce l’ho con le persone ma con i sistemi chiusi che ci fanno andare indietro”.

In Rete:
“Il rapporto completo di Greenpeace”

 

Paola Ladogana

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