Il difficile “debutto” all’asilo nido
7 settembre 2009 in Scuola
Per i bambini e per i genitori rappresenta spesso il primo vero distacco. Timori, ansie e sentimenti reciproci di abbandono vanno gestiti puntando sull’inserimento graduale.
Conoscere il mondo vivendo nuove esperienze, sperimentare le proprie capacità, imparare a relazionarsi con gli altri separandosi, per la prima volta, da mamma e papà: l’asilo nido rappresenta per i più piccoli il primo vero contatto con una realtà diversa da quella familiare, un momento importante e delicato tanto per i bimbi quanto per i loro genitori.
Età diverse, sezioni diverse
Il nido si articola in tre sezioni, divise per età: piccoli (dai 3 ai 12 mesi), medi (dai 12 ai 24 mesi) e i grandi (dai 24 ai 36 mesi). Molto spesso, all’inizio dell’anno, ai genitori viene offerta la possibilità di partecipare ad una riunione in cui un gruppo educativo – composto da un coordinatore e dalle maestre – espone le linee di programmazione educativa, che hanno come obiettivi il benessere, la presa di coscienza di sé, la conquista dell’autonomia e l’armonico sviluppo della personalità dei bambini. Per far sì che questo avvenga, è necessario che tutte le attività del nido vengano eseguite in modo corretto. E’ essenziale che i momenti di ‘routine’ (come i pasti e il sonno) siano il più possibile individualizzati, ovvero strutturati in base alle esigenze di ciascun bimbo. Il piccolo avrà raggiunto un buon ambientamento quando, oltre ad aver costruito un rapporto con un’educatrice di riferimento, dimostri di aver elaborato il disagio provocato dalla separazione dai genitori, le figure di ‘attaccamento’ primarie da cui il bambino fatica a staccarsi.
Come gestire il momento dei saluti
I primi allontanamenti dai genitori vengono spesso vissuti in modo doloroso dal piccolo. Il problema del distacco è percepito però anche dai genitori, che spesso, per sensi di colpa o paura, dopo aver accompagnato il figlio all’asilo, se ne allontanano ‘alla chetichella’, magari approfittando di un suo momento di distrazione. Niente di più sbagliato. Benché regole valide per ogni caso non ce ne siano, in questa situazione è molto più indicato separarsi dal bimbo in modo trasparente e tranquillizzante: niente ‘fughe’ dunque, ma piuttosto saluti affettuosi e rassicurazioni sulla certezza che mamma e papà torneranno a riprenderlo più tardi.
Un altro utile suggerimento è far capire al piccolo che anche al nido esistono delle regole. Queste – ovviamente ‘a misura’ di bambino – soddisfano il suo bisogno di sicurezza, lo contengono e lo aiutano nella crescita psicologica. Il bimbo si sentirà inoltre più rassicurato se l’asilo gli sarà presentato come un luogo in cui si sta bene insieme agli altri e ci si diverte, non come uno spazio in cui dovrà solo comportarsi bene e stare buono.
Il segreto di un inserimento graduale
Il periodo dell’inserimento richiede un’attenzione particolare, perché da esso dipende l’accettazione positiva del nido da parte del bambino. Il piccolo è sottoposto a mille novità: deve entrare in contatto con persone che non conosce, con altri bambini, con spazi e arredi non familiari.
E’ quindi indispensabile che il piccolo abbia modo di ambientarsi gradualmente, elaborando la nuova esperienza con i tempi e le modalità che gli sono necessari. In tal modo, il nido entrerà a far parte positivamente della sua vita senza forzature.
In questa delicata fase, è fondamentale il contributo dei genitori, ai quali viene chiesta una maggiore disponibilità al fine di costruire insieme una continuità tra il nido e la famiglia. Se i tempi e modi di gestione di questo rapporto variano da struttura a struttura, ci sono però alcuni punti fermi. Solitamente l’ambientamento e il relativo inserimento avvengono in due settimane, durante le quali il genitore si intrattiene negli spazi del nido con il figlio mentre le educatrici osservano e si fanno vedere dal bambino, indirettamente e senza invadenza. Quando anche le maestre divengono figure familiari – di solito dopo una settimana –, cominciano ad interagire con il bambino, dando il via alla fase del distacco.
La collaborazione con le educatrici
Accogliere i bambini al nido vuol dire accogliere anche i loro genitori, con cui il personale deve instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca. Senza comprendere i vissuti e le esperienze che il bimbo vive a casa, le educatrici non riuscirebbero infatti a far percepire al bimbo che esiste una continuità tra famiglia e nido. Alle mamme e ai papà e quindi consigliato di partecipare il più possibile alla vita dell’asilo, sia attraverso gli incontri con le educatrici che con le assemblee dei genitori, dove possono esprimere pareri e formulare proposte sulle attività del nido. E dove, perché no, poter condividere le piccole ansie sul ‘debutto in società’ dei propri bimbi.
Davide Campione
























