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Aria inquinata nelle aule scolastiche di tutta Europa, non solo in Italia

febbraio 17, 2015 9:30 am

Non solo problemi strutturali, con soffitti sfarfallanti, palestre inagibili, bagni vetusti e totale mancanza di materiale didattico: le scuole italiane non godrebbero nemmeno un ambiente particolarmente salubre per i nostri figli.

Magra consolazione, siamo in buona compagnia: anche nel resto d’Europa, dove le scuole funzionano meglio, in classe l’aria è tutt’altro che respirabile. La responsabilità dell’aria inquinata è da ricercarsi tra un’insieme di concause: doppi vetri uniti all’assenza di una adeguata ventilazione, aule densamente popolate, vicinanza a strade trafficate e l’utilizzo di prodotti per la pulizia non sempre adeguati. Sta di fatto che nei nidi, nelle scuole materne ed elementari i bambini sono a diretto contatto con micropolveri sottili – Pm 2.5, radon, ma anche benzene, anidride carbonica e formaldeide.

Troppi inquinanti tra i banchi di scuola
A scattare la fotografia della qualità dell’aria in 114 scuole frequentate da 5.175 bambini e 1.223 insegnanti in 54 città di 23 Paesi europei, sono i risultati di Sinphonie, una ricerca finanziata dall’UE. In Italia lo studio ha interessato sei istituti: due in Sicilia – Palermo, due in Toscana – Pisa e due in Lombardia – Milano. Lo studio ha rilevato che l’85% degli scolari europei è esposto a micropolveri sottili in concentrazioni superiori a 10 microgrammi per metro cubo, il valore guida medio annuo raccomandato dall’OMS. Ben la metà dei ragazzi è esposto a quantità eccessive di radon e un quarto a troppo benzene, sempre facendo riferimento ai parametri UE e OMS. A questo va aggiunto che oltre il 60% dei bambini è esposto a valori elevati di formaldeide, senza contare una presenza significativa di anidride carbonica. Respirare troppi inquinanti significa un maggiore rischio di soffrire di sintomi legati a malattie respiratorie e di certo non aiuta chi un problema lo ha già: l’8% degli scolari soffre di asma, il 9% di allergie e il 17% di eczema. E il 3,6% dei bambini, poi, ha avuto un attacco di asma a scuola.

Semplici interventi per migliorare la situazione
Secondo gli esperti, i problemi sono diversi a seconda dei Paesi, dell’età e tipologia degli edifici, della posizione della scuola e anche delle abitudini, per esempio se i bimbi rimangono tutto il giorno nella stessa classe o se cambiano di classe. In Italia, come in Francia il problema principale è la ventilazione: è stato privilegiato il risparmio energetico creando degli ambienti stagni, dove quindi gli inquinanti si accumulano, che sia il benzene che arriva dalla strada o la semplice anidride carbonica, la polvere o il gesso. La scuola, inoltre, è uno degli ambienti a maggiore densità di persone, dove la circolazione di virus, germi e allergeni è intensissima. Il problema più serio, però, sta soprattutto nel fatto che le scuole oggi non sono attrezzate a gestire l’emergenza di un bambino allergico, con crisi di asma o addirittura shock anafilattico. Un tempo, infatti, esisteva la vecchia sala medica dove un bambino poteva ricevere un primo trattamento in caso di malessere. Oggi, le leggi hanno eliminato la figura del medico e dell’infermiere a scuola, quindi spesso un bambino anche piccolo si trova a gestire da solo l’emergenza in caso di attacco di asma. Per ovviare a questi problemi sarebbe opportuno introdurre un valido sistema di ventilazione che richiederebbe, ovviamente, interventi strutturali, un infermiere scolastico – una figura presente nel Nord Europa – e un controllo del servizio pulizie, che buona parte delle scuole in Italia non hanno, perché è gestito dal proprietario dell’edificio, in genere comune o provincia. Con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi.

Lina Rossi

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