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Disponiamoci in aula

aprile 20, 2001 12:00 pm

Fila, cerchio o ferro di cavallo, gli esperti giudicano la migliore configurazione dei banchi a scuola Il dibattito si è sviluppato qualche tempo fa negli Stati Uniti, ma anche nel nostro Paese la disputa tra tradizionalisti e innovatori va avanti, sommessamente, da qualche anno. L’oggetto del contendere è la disposizione dei banchi in aula. Potrebbe…

Fila, cerchio o ferro di cavallo, gli esperti giudicano la migliore configurazione dei banchi a scuola

Il dibattito si è sviluppato qualche tempo fa negli Stati Uniti, ma anche nel nostro Paese la disputa tra tradizionalisti e innovatori va avanti, sommessamente, da qualche anno. L’oggetto del contendere è la disposizione dei banchi in aula. Potrebbe apparire un argomento di scarso rilievo, eppure molti pedagogisti e responsabili di istituti scolastici se ne sono occupati, soprattutto da quando, da qualche anno, le classiche file sono state soppiantate da disposizioni diverse.
Principalmente esistono 3 alternative alla fila: il ferro di cavallo, il cerchio e i gruppi di 4 o 6 banchi riuniti a formare dei rettangoli o dei triangoli. Nei primi due casi l’insegnate si trova ovviamente al centro del raggruppamento di studenti mentre nel terzo si sposta da un gruppo all’altro. Negli Stati Uniti, poi, sempre più spesso ai tradizionali banchi si sostituiscono tavoli da lavoro o, in alcuni casi, lo stesso pavimento, visto che gli studenti siedono a terra su di un tappeto.

Le motivazioni di chi sostiene ed auspica l’abbandono delle noiose file di banchi per una disposizione più “dinamica” sono piuttosto convincenti: in questo modo gli alunni manifesterebbero una più viva e attenta partecipazione a ciò che avviene in classe. I ragazzi, non più ostaggi delle file, acquisiscono le modalità del lavoro di squadra, soprattutto se divisi in gruppi. In alcuni casi, secondo quanto sostiene uno studioso statunitense, il direttore del Cooperative learning center di Washington, Roger Johnson, la disposizione dei banchi andrebbe cambiata a seconda delle materie che vengono insegnate, in quanto ognuna di esse richiederebbe un diverso ambiente.
Le sorpassate file, secondo anche molti insegnanti, falserebbero il rapporto tra ragazzi e insegnanti esasperando, a volte, il clima di disciplina militaresca che non contribuisce a creare un clima adeguato all’apprendimento.

I detrattori dei nuovi “assetti” portano, a loro volta, giustificazioni altrettanto valide. La divisione in gruppi di banchi non permetterebbe all’insegnate di richiamare l’attenzione di tutti gli studenti contemporaneamente, favorirebbe inoltre i più disonesti che godrebbero della possibilità di sbirciare meglio nei compiti in classe dei compagni. In alcuni casi, come è stato rilevato dagli stessi insegnanti, si formerebbero delle vere e proprie caste di studenti, i più bravi in un gruppo, i più incerti in un altro, con la conseguenza che si amplierebbero le diversità di rendimento. Inoltre, molti medici hanno manifestato tutta la loro perplessità rispetto ad una disposizione dei banchi in gruppi in quanto i ragazzi sarebbero spesso costretti a girarsi più volte al giorno per seguire le spiegazioni degli insegnanti, così da mettere a repentaglio la funzionalità del collo.

In Italia non esiste, in effetti, una precisa normativa sulla sistemazione dei banchi in classe, e la decisione viene lasciata ai responsabili d’Istituto o, ancora più frequentemente, agli stessi studenti in accordo con i docenti. Sempre più spesso, comunque, anche nelle nostre classi i banchi vengono spostati a formare “figure” diverse. Da noi, comunque, i problemi sono di natura diversa. Secondo quanto è stato dichiarato dal preside Roberto Romito, rappresentante dell’Associazione nazionale presidi e direttori didattici, nel nostro Paese, dove spesso le sedi delle scuole sono vecchie o riadattate da vecchi edifici, le difficoltà scaturiscono dall’inadeguatezza strutturale delle aule, fattore che determina scarsa fruibilità degli spazi destinati agli studenti. Vengono a volte disattese le norme che prevedono un numero massimo di banchi in funzione della cubatura delle classi, e così ne risente, oltre alla resa degli studenti, anche il livello di sicurezza.

 

Giancarlo Strocchia

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