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Gli ultimi giorni di scuola

maggio 25, 2011 12:33 pm

L’aula che per anni ha visto crescere i nostri figli, sta per uscire dalla loro vita per sempre. La malinconia trapela nei loro e nei nostri sorrisi. Come gestire l’ultimo saluto. La scuola è proprio agli sgoccioli. Moltissimi bambini a settembre torneranno tra le stesse mura, rivedranno i compagni e gli insegnanti di sempre. Per…

Gli ultimi giorni di scuola

L’aula che per anni ha visto crescere i nostri figli, sta per uscire dalla loro vita per sempre. La malinconia trapela nei loro e nei nostri sorrisi. Come gestire l’ultimo saluto.

La scuola è proprio agli sgoccioli. Moltissimi bambini a settembre torneranno tra le stesse mura, rivedranno i compagni e gli insegnanti di sempre. Per tanti altri, invece, le cose saranno diverse: sono i ragazzini di quinta elementare e dell’ultimo anno della materna, che concludono un ciclo di apprendimento per affrontare quello successivo, più impegnativo e complesso. La gioia di mesi di libertà, al suono dell’ultima campanella, è però un po’ smorzata dalla lieve malinconia che si prova a pensare che è proprio l’ultimo giorno vissuto all’interno di “quella” scuola. Una scuola in cui sono state strette amicizie, in cui si è imparato, giocato, riso, in cui ci si è preparati alla vita. I ragazzi di undici anni, pronti per la secondaria inferiore, sono già consapevoli di questo importante passaggio, in cui ci si lascia qualcosa alle spalle. Le ragazzine si lasciano sfuggire qualche lacrima, si abbracciano, tra mille promesse di rivedersi già il giorno seguente, di sentirsi. Diverso per i piccoli di cinque o sei anni, che si preparano per gli anni delle elementari. Forse non si rendono conto del momento importante e siamo soprattutto noi mamme a vivere con commozione l’istante in cui saluteremo le educatrici e guarderemo per l’ultima volta l’aula, i giochi, il cortile …

Un piccolo lutto da affrontare
Terminare un ciclo scolastico non è una circostanza emotivamente facile, perché equivale a un piccolo “lutto”, la fine incontrovertibile di un periodo della vita importante. I nostri bambini hanno trascorso molto tempo all’interno della loro aula, hanno frequentato la mensa, il giardino, l’aula tv. Hanno partecipato a gite e incontri formativi, hanno vissuto esperienze. Nel caso della scuola materna, sono entrati piccolissimi, ancora con qualche difficoltà a chiedere di andare in bagno e a mangiare da soli. Adesso sono bambini grandicelli, che disegnano con sicurezza, giocano in modo autonomo, sanno già andare in bici senza rotelle. E i ragazzini di undici anni? Il primo giorno delle elementari, non sapevano nemmeno leggere e, adesso, i nostri ragazzi padroneggiano con sicurezza le basi della matematica, leggono libri impegnativi, sono ragazzini sicuri di se stessi e pieni di interessi. Tutto merito di quei programmi, delle ore di lavoro e di quelle insegnanti che sono state, per loro, un valido sostituto della mamma. E qui esiste una prima difficoltà: dalle educatrici della materna, pronte e coccolare, a consolare con un bacio, i piccoli passano al team delle docenti della primaria, che sicuramente pretenderanno di più da loro. Il grande passaggio si ha dalle elementari alle medie, quando i nostri figli incontreranno i professori: figure più distanti, alle quali imparare a dare del “lei” e attraverso i quali l’apprendimento sarà sempre più impegnativo e specializzato.

Un pezzetto di vita se ne sta andando
Quello che rattrista, però, non è il pensiero di ciò che aspetta i ragazzi: è la consapevolezza di qualcosa che non tornerà mai più. Una parte di se stessi, quella ancora legata al mondo dell’infanzia, della tenerezza, del bisogno dei genitori, si sta allontanando mentre i nostri figli si proiettano sempre di più verso la vita di ragazzi e poi di adulti. Noi mamme e papà ce ne rendiamo conto e ci sembra impossibile che sia proprio nostro figlio quel ragazzino o quella ragazza che parla con disinvoltura, che chiede di uscire con gli amici. Per noi è ancora quel piccolo che si attaccava alle nostre gambe nel momento dell’inserimento alla materna, chiedendoci di tornare prestissimo. È ancora quel bambino di prima elementare che saliva le scale con uno zaino troppo grosso per lui. E fatichiamo a elaborare questa fine, questa scomparsa di consuetudini piacevoli e tenere che abbiamo dato per scontato tante volte e che adesso sappiamo non torneranno più.

Facciamo spazio alla tristezza
Eppure, proprio la malinconia che proviamo in questi giorni è indispensabile per staccarci con serenità, senza rimpianti, dal passato e guardare con ottimismo e orgoglio al futuro dei nostri figli che crescono. Lasciamoci andare quindi a un po’ di tristezza e permettiamo ai nostri figli di provarla, in modo tutto loro, più nascosto, più pudico. A noi mamme scapperà una lacrima, i nostri figli saranno forse più rumorosi del solito, per nascondere una commozione alla quale nemmeno loro sanno dare il nome. Lasciamoci andare: salutiamo così un’importante parte di noi stessi cresciuta in questi anni, quella parte che farà sempre parte del nostro modo di essere e che sta per entrare a far parte del patrimonio dei ricordi. Fissiamoli dentro di noi, concedendoci del tempo. Assieme ai nostri figli, assaporiamo questa tenerezza fino in fondo, rivedendo le foto della classe, sfogliando i quaderni, rivedendo i disegni, ricordando feste ed episodi memorabili. Riponiamo in una bella scatola i lavori migliori, i quaderni che intendiamo conservare e teniamoli in un posto dove, se vogliamo, li possiamo recuperare e far rivivere, come i ricordi più belli.

Poi arriva il momento di reagire
Presto, poi, impariamo a reagire. In fondo, quello che aspetta i nostri ragazzi è un altro lungo periodo ricco di opportunità, che lui o lei sapranno cogliere e apprezzare. “La fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro”, dicono gli americani come buon augurio quando i ragazzi prendono il diploma. È un motto positivo e ottimista: impariamo a prendere spunto da questo per guardare al futuro. Lasciamo che i nostri figli si godano l’estate, iniziando però a prepararli per il futuro. Sicuramente durante le ultime settimane di scuola avranno avuto il tempo per andare a visitare la nuova scuola, negli incontri di presentazione. Andiamo assieme con i nostri ragazzi a rivederla, magari solo dall’esterno e assieme a loro prefiguriamoci il futuro. Segniamo questo passaggio importante con un piccolo dono simbolico: un bel libro, l’iscrizione a quel corso tanto desiderato in autunno, una settimana di vacanza speciale con un paio degli amici più cari. Arricchiamo i loro giorni di gioia e serenità perché vivano con positiva consapevolezza la proiezione verso il futuro, traendo soltanto forza dai momenti passati nella vecchia e adesso sì, carissima, scuola.

 

Giorgia Andretti

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