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Fino ai 14 anni i ragazzi non possono tornare soli da scuola

ottobre 30, 2017 10:00 am

Farsene una ragione: così il Ministro dell’Istruzione On.le Fedeli ha dichiarato a proposito dell’obbligo per la famiglia di andare a prendere i figli a scuola fino al compimento dei 14 anni

Arrivati alle medie, genitori e figli hanno sempre tirato un sospiro di sollievo. I genitori, perché finalmente avrebbero avuto in casa ragazzini più indipendenti, in grado di recarsi a scuola e di tornare da soli, poi un bel panino o un pranzo dalla nonna e via a studiare, al doposcuola oppure insieme ad amici, o ancora sotto l’occhio di una tata o ancora di un nonno. I figli, perché finalmente, dopo anni di – dammi la manina, stai vicino alla mamma mentre attraversiamo –  potevano finalmente sperimentare l’indipendenza, la libertà, agognata come l’aria fin dalla preadolescenza, anche solo in quel breve tragitto per tornare a casa con gli amici dopo la fine delle lezioni.

 

Con un adulto fino a 14 anni

Forse tutto questo sarà solo un ricordo, anche se noi ci auguriamo fortemente che non sia così. Il Ministro dell’Istruzione, On.le Valeria Fedeli, ha ricordato che per legge fino a 14 anni i genitori sono responsabili,  un ragazzino o una ragazza devono essere recuperati a scuola da un adulto: non importa che sia un genitore, un nonno, il fratello maggiorenne, la tata, il genitore di un amico. L’importante è che sia un adulto. E non importa se a 12 anni molti ragazzini siano già alti come pertiche, molte ragazze portino già il reggiseno: dovranno ancora essere scortati da un adulto maggiorenne, proprio come all’epoca delle grandi resse davanti alle elementari. Se la legge verrà disattesa, le famiglie potranno essere accusate di abbandono di minore. La vicenda che ha fatto tornare alla ribalta la rinnovata necessità di questa tutela risale al 2002: quindici anni fa un ragazzino di prima media, tornando a casa da solo, perse la vita investito da un autobus. Allora, sia la scuola sia il Miur furono accusati di abbandono di minore. Da qui la decisione: per non correre rischi, i preadolescenti devono essere recuperati da un adulto. È una sentenza della Cassazione dello scorso maggio, che sta facendo pressione sui dirigenti scolastici affinché prendano provvedimenti per non lasciare che i ragazzi adolescenti tornino a casa da soli.

 

Molti tornano a casa da soli

A infrangere la legge non sono pochi: secondo un sondaggio svolto su internet da parte di un portale specializzato, il 63% dei ragazzi delle classi medie torna sempre o qualche volta a casa da solo dopo la scuola. Il restante 37%, invece, afferma di essere recuperato da scuola da un adulto ogni giorno. Sono soprattutto le mamme ad aspettare i figli all’uscita, il 60%, qualche volta è il papà, il 21%. Solo il 4% dei nonni va a prendere i nipoti. Con buona pace del Ministro On.le Fedeli, che alla domanda: – E se i genitori non possono andare a prendere i figli”? – ha suggerito di ricorrere ai nonni. La responsabilità genitoriale non fa scontiAll’entrata, solo il 43% viene sempre accompagnato da un adulto. I ragazzi più indipendenti sono quelli delle regioni del Centro Italia, che in sette casi su dieci tornano a casa da soli. Le percentuali vanno anche ridimensionate: se probabilmente in prima media alcune famiglia si organizzano per prendere i figli, poco per volta sono i ragazzi stessi a ribellarsi, a esigere giustamente un po’ di fiducia e di indipendenza, fino a quando a 13 anni, con ragazzi alti come il nonno e ragazze che sembrano già donnine, il ritorno avviene quasi sempre con gli amici.

 

Rendiamo la città più sicura per i ragazzi

Si ha l’impressione che la sentenza della Cassazione, più che tutelare i ragazzini, sia mirata a proteggere le scuole, oltre che il Miur stesso. Infatti, la sentenza riguarda solo l’uscita dagli istituti. E all’entrata? Se succede qualcosa, pace: la responsabilità è dei genitori. Se davvero le famiglie saranno costrette a ritirare personalmente i ragazzi fino al giorno prima che questi compiano 18 anni, sarà per loro un bel problema organizzativo, esattamente come, prima della scuola materna, era quasi impossibile trovare un posto al nido. E allora noi ci chiediamo: invece che soffocare i primi desideri di libertà dei nostri figli, consegnandoli a un adulto fino alle superiori, non si potrebbe invece rendere la città, i paesi, e le strade, più sicure per loro e per tutti? Con percorsi controllati, magari da una pattuglia di vigili, oggi introvabili, con strade sicure da attraversare, con più zone pedonali e piste ciclabili, con semafori ben funzionanti, con multe a chi sfreccia a cento all’ora vicino a una scuola parlando al cellulare? Certo, è faticoso: è molto più facile penalizzare i ragazzini.

 

Giorgia Andretti

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