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Compiti a casa, con una buona organizzazione è più facile

settembre 6, 2017 1:00 pm

I compiti a casa rappresentano il completamento del lavoro svolto a scuola. Per questa ragione è importante che i ragazzi imparino a svolgerli in modo autonomo

I compiti a casa hanno un ruolo essenziale: abituare il bambino a portare a termine in modo autonomo un ruolo assegnato, senza l’aiuto dell’insegnante. Può essere un disegno, una semplice frase, un calcolo a una cifra, poi progressivamente i compiti si fanno più impegnativi e complessi, a mano a mano che prosegue il percorso scolastico. Se un ragazzino quindi non impara subito a occuparsi di mansioni semplici, difficilmente sarà capace di destreggiarsi in una prova in classe, quando i genitori non ci sono e lui si trova da solo con le sue esclusive capacità. Anche a casa, dalle medie o dalle superiori in poi un ragazzino dovrà necessariamente cavarsela da solo semplicemente perché i genitori potrebbero non essere in grado di aiutarlo. Insomma, i compiti a casa servono proprio a imparare ad arrangiarsi, anzi: a portare a termine per bene una mansione assegnata.

 

Vigilare con discrezione

D’altra parte un bambino delle elementari o dei primi anni delle medie non deve essere abbandonato a se stesso, perché non è ancora maturo al punto tale da comprendere che prima v’è lo studio e solo dopo potrà giocare o uscire. Quindi, mamma e papà devono motivarlo e di fargli capire che ormai è cresciuto e che ha le sue responsabilità. Ai ragazzini deve essere fatto comprendere che fare i compiti è il suo dovere, come il dovere del papà e della mamma è lavorare. È necessario che il piccolo impari a trovare lo spazio tra i giochi, la lettura e lo sport per dedicarsi ai compiti stessi. Al termine di un pasto leggero, meglio se a base di proteine e vegetali, il piccolo può fare un riposino se è stanco, oppure giocare un po’ all’aperto o, ancora, rilassarsi con una lettura o della musica. Meglio evitare lo smartphone o la tv, questi device inducono sonnolenza e soprattutto dipendenza. Verso metà pomeriggio si può iniziare, in una stanza ben aerata e ben illuminata, con acqua fresca a portata di mano. Se c’è qualcosa che non si comprende, gli si può dare un aiuto, senza però svolgere il compito al posto loro.

 

Stimolare i suoi interessi

È preferibile non sgridare il bambino, ma avere un atteggiamento fermo sicuramente aiuta. Se proprio non riesce a concentrarsi per organizzare il lavoro, gli si può permettere di fare due passi o una merenda, ma dopo deve rimettersi al lavoro. È altrettanto sbagliato premiarlo con un dono quando ha terminato il suo lavoro: infatti, studiare non è una gara, ma un modo per migliorarsi facendo il proprio dovere e il premio consiste proprio in questo, cioè nel terminare il lavoro assegnato. Se poi succede che all’ora di andare a letto i compiti non sono finiti, non è giusto fare le giustificazioni o tenere il bambino a casa, a meno che non ci sia un vero problema di salute.  In questi casi è decisamente meglio un rimprovero dall’insegnante: difficilmente a quel punto dimenticherà di lavorare a casa oppure si sforzerà di fare del suo meglio.

 

Giorgia Andretti

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