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Primavera, tempo di gite scolastiche

aprile 4, 2017 10:00 am

Nei mesi di aprile e maggio si concentrano le gite scolastiche: un momento di svago per i bambini e fonte di preoccupazione per i genitori. Impariamo a fidarci

La primavera è il periodo in cui, per definizione, si concentrano le gite scolastiche, oggi chiamate anche uscite didattiche o viaggi di istruzione. Momenti importanti per la crescita culturale e umana dei bambini, ma anche in parte fonte di preoccupazione per le famiglie. Quando i bambini sono piccoli, come succede per esempio alle elementari, mamme e papà temono soprattutto che sentano la nostalgia di casa, che si sentano poco bene, che non dormano o mangino a sufficienza. Quando sono più grandicelli, come succede alle medie o anche alle superiori, il timore non esiste più perché quasi sempre la gita scolastica è fonte di grande divertimento: i genitori hanno paura proprio della nuova indipendenza, che può spingere a ficcarsi in qualche guaio.

 

Fidiamoci dei figli e degli insegnanti

Certo, sarebbe bello se i bambini restassero sempre piccoli e sotto l’ala protettrice dei genitori. Ma sarebbe innaturale: i figli crescono per diventare adulti, quindi indipendenti e per fare questo hanno necessità di staccarsi da casa, dal solito ambiente, per misurarsi per qualche ora o qualche giorno con le proprie capacità di autogestione. Solitamente, quando i ragazzini sono ancora alla scuola primaria le gite si limitano a una giornata, di solito dal mattino alla sera. A volte è organizzato un programma chiamato – Scuola Natura –  consiste in una settimana didattica in una località di mare, lago o montagna dove i bambini fanno nuove scoperte, esplorano il territorio, apprendono cose nuove sul luogo in cui si trovano. I più grandicelli visitano città d’arte, visitano mostre, percorrono sentieri naturalistici o culturali. La gita è insomma un arricchimento didattico e personale, di cui è bene approfittare perché è un contesto diverso rispetto alla famiglia. Anche se è vero che quegli stessi luoghi si possono visitare anche con mamma e papà, l’essere con i compagni presuppone una capacità di gestirsi in modo più autonomo, quindi di organizzarsi da soli. Questo regala una importante sensazione di libertà ma anche di responsabilità: saperla corrispondere equivale a una iniezione di fiducia verso se stessi.

 

Non esageriamo con i controlli

È bene ricordare che gli insegnanti e gli accompagnatori sono investiti della responsabilità di gestire i ragazzi fuori della scuola, durante il giorno e spesso anche di notte. Per questa ragione sono molto attenti alla loro incolumità fisica e psicologica: se i bambini più piccoli sentono la nostalgia di casa, le maestre diventano delle vere e proprie vice-mamme per consolarli e coccolarli, mentre quando sono più grandicelli e non si comportano bene sanno assumere il controllo, mediando tra un atteggiamento più amichevole e il ruolo di coloro che sanno fa rispettare le regole. Oggi poi, con lo smartphone che vede anche le e-mail, è impossibile non essere informati di tutto quello che fanno i ragazzi. A proposito di telefonino: lasciarlo o no al proprio figlio? A questo proposito si deve assecondare le indicazioni degli insegnanti: se il telefonino è vietato, va lasciato a casa. Se va lasciata libertà di decidere, è bene ricordare che in gita lo smartphone può essere un’arma a doppio taglio, quindi è bene parlare con i figli spiegando loro che va usato con intelligenza, mai contro la volontà altrui o per filmare e diffondere situazioni sconvenienti.

 

Giorgia Andretti

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