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Compiti a casa, tempi e modo per svolgerli bene

settembre 1, 2016 9:21 am

Un po’ di riposo dopo la scuola, presenza vigile di un adulto ma soprattutto lezioni di autonomia. Così si insegna ai ragazzini a occuparsi dei compiti in modo corretto.

Una volta iniziata la scuola, dopo i primi giorni di dolce far niente o quasi, gli insegnanti cominceranno ad assegnare i primi compiti da svolgere a casa: si va da semplici disegni per i primi anni delle elementari, a calcoli o piccoli componimenti verso la fine della primaria, fino a esercizi più complessi e impegnativi alle medie. Per non parlare delle superiori. Svolgere i compiti è noioso, nessuno lo nega, eppure è un aspetto essenziale dell’apprendimento. Il lavoro a casa ha infatti un duplice ruolo: completare e approfondire il programma svolto in classe e imparare ad essere più autonomi.

Un po’ di relax, poi via allo studio
Alla primaria i compiti non vengono assegnati con regolarità, anche perché in quasi tutti gli istituti i bambini escono alle 16.30 circa. Dopo otto ore in classe, gli insegnanti preferiscono lasciare agli alunni la libertà di giocare, fare sport o dedicarsi ad altre attività. I compiti a casa vengono assegnati solitamente nel fine settimana, oppure, nel caso un bambino non abbia terminato un lavoro in classe o per assenza, gli viene chiesto di recuperare, anche da una settimana all’altra. È essenziale, in questa prima fase del percorso didattico, la presenza dei genitori senza, tuttavia, sostituirsi a loro. L’obiettivo di questi primi, semplici compiti da svolgere a casa è proprio abituare il bambino a maturare un po’, a capire che deve organizzarsi da solo: si deve ricordare che per il giorno dopo o la settimana seguente deve svolgere un compito e deve imparare a trovare il tempo, nelle sue attività pomeridiane, per svolgerlo al meglio e in modo completo. È possibile, per le prime volte, che il bimbo si ricordi solo all’ultimo momento dei compiti da completare o svolgere, in questo caso è preferibile non offrire il proprio aiuto. Anche se arriverà la nota dell’insegnante , non fa nulla, il ragazzino in questo modo capirà che è sua responsabilità fare i compiti e non dei genitori e o dei nonni. Solo così, la volta successiva saprà organizzarsi meglio, imparando a controllare il diario o il quaderno delle comunicazioni.

Una buona organizzazione alle medie
Alle medie, oggi chiamate scuola secondaria di primo grado un ragazzino deve realmente imparare a organizzarsi. L’uscita è infatti attorno alle 13.50, quindi si arriva a casa per il pasto e, dopo un ragionevole riposo di un’oretta, è bene iniziare lo studio, non oltre le 15.30. Prima, i ragazzini possono fare un breve sonnellino, ascoltare musica o guardare per mezz’ora la televisione. Quindi si dovrebbero dedicare allo studio per un lasso di tempo che, alla scuola media, non dovrebbe essere inferiore alle due ore. Ogni giorno si affrontano argomenti per quattro-cinque materie e quindi è bene dedicare un minimo di cura a ciascuna. Dopo un’ora e mezzo circa è bene fare una pausa con una merenda leggera, a base di frutta per esempio, seguita da un’oretta di passeggiata, da un giro in bicicletta o dall’attività sportiva prescelta. Nel tardo pomeriggio, più rilassati, si potrà affrontare il resto del lavoro, per esempio lo studio orale o gli esercizi di matematica: dopo la merenda e il relax il cervello è più ossigenato e pronto a comprendere ed assimilare i nuovi concetti. Sarebbe opportuno, all’epoca delle medie, che un adulto fosse presente nel pomeriggio assieme al ragazzino. A questa età può essere difficile organizzarsi da soli e l’occhio vigile di un nonno, di una ragazza alla pari o di un parente disponibile, se non ci sono i genitori, è una garanzia per il ragazzino, saprà dedicarsi realmente al lavoro pomeridiano.

Sahalima Giovannini

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