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I compiti delle vacanze sono rimasti nel cassetto

agosto 24, 2016 9:27 am

Se i compiti delle vacanze non sono ancora terminati, è inutile preoccuparsi eccessivamente: aiutiamo i nostri figli a sfruttare al meglio la giornata con un po’ di organizzazione.

Il conto alla rovescia in vista dell’inizio dell’anno scolastico sta per iniziare e improvvisamente nostro figlio si accorge di avere ancora un bel po’ di compiti da fare. Inutile preoccuparsi o lamentarsi, peggio ancora pensare di scrivere una giustificazione: le uniche scuse che possono essere valide sono quelle legate a una malattia importante, che ci si augura di non dover mai incontrare sul nostro percorso di vita. Del resto, giustificare i figli che non hanno saputo o voluto organizzarsi non è educativo. Si può anche non condividere il concetto di compiti delle vacanze, ma se gli insegnanti li hanno assegnati, è importante eseguire le istruzioni e svolgerli al meglio. Le vacanze degli studenti italiani durano oltre tre mesi, quindi un po’ di studio è necessario per non dimenticare, ripassare e, soprattutto, ad approfondire eventuali lacune, partendo con maggiori sicurezze l’anno successivo.

Organizzazione, non punizione
Se ci si rende conto che il proprio figlio non ha finito o forse non ha nemmeno iniziato i compiti estivi, è giusto parlare con lui o con lei, anche per rimproverare, ma soprattutto è bene cercare di capire per quale ragione questo è successo. Un conto è se il bambino ha semplicemente rimandato perché ha pensato a divertirsi e quindi è semplicemente un po’ disorganizzato perché immaturo. Diverso è se il ragazzino ha voluto totalmente rimuovere il pensiero della scuola con tutto quello che ad essa è collegato: in questo caso è necessario capire se c’è qualche problema di rendimento o di socializzazione e come nostro figlio vive l’ambiente con compagni e insegnanti. I compiti sono importanti soprattutto se il bambino ha accumulato qualche lacuna: sono un’occasione per ripetere, capire e approfondire.

Un controllo da parte degli adulti
I genitori dovrebbero fare un piccolo esame di coscienza: sono proprio sicuri di non aver lasciato un po’ troppo solo con se stesso il bambino nell’organizzazione del lavoro estivo? È vero che un bambino deve essere autonomo, ma all’epoca delle elementari questo è spesso un compito troppo complesso. Quindi, è vero che mamma e papà lavorano tutto il giorno, è vero che i nonni che ospitano il bimbo in vacanza non possono essere responsabilizzati anche del dovergli organizzare i compiti: alla sera, di ritorno dal lavoro, mamma e papà possono e devono chiedere al bambino se ha lavorato un po’ e se questo non è successo possono farlo sedere al tavolo della cucina così da controllarlo mentre esegue esercizi di inglese e matematica o mentre compone temi o legge ad alta voce il ripasso di storia. È sufficiente una mezz’ora al giorno per portarsi un po’ avanti.

Quando il tempo è ormai troppo poco
Se però nulla di tutto questo è stato fatto, è il momento di darsi da fare, organizzando al meglio il tempo a disposizione. Questo non significa che si debba punire il ragazzino impedendogli di uscire e di godersi gli ultimi giorni prima delle vacanze, ma è chiaro che la maggior parte del tempo che resta deve essere dedicata allo studio, soprattutto se frequenta già la scuola media. È il caso di programmare la sveglia su un orario che consenta di dormire abbastanza ma non troppo, per esempio alle 8 del mattino. Dopo una colazione nutriente ma leggera, i consigli di zia Vittoria sono ben accettati, è bene iniziare subito e dedicare allo studio almeno due ore. Se non si ha tempo di controllare personalmente il bambino, è bene chiedere aiuto a una baby sitter o a un nonno. La stessa quantità di tempo deve essere dedicata nel tardo pomeriggio, dalle 19,00 in poi, dopo aver trascorso un po’ di tempo in spiaggia o al parco. Gli orari del dopocena vanno riservati alla lettura o al ripasso di lezioni orali.

Giorgia Andretti

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