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Se l’insegnante rimprovera il bambino, capiamone i motivi e….

settembre 10, 2015 9:21 am

Un rimprovero da parte dell’insegnante può capitare anche a nostro figlio, dopo aver compreso il motivo, aiutiamolo ad accettarlo, in fondo i rimproveri aiutano a crescere.

È tornato a casa avvilito e la spiegazione arriva presto: un rimprovero da parte dell’insegnante. Oppure può essere una nota sul diario o, ancora, un compito da svolgere per punizione. È un evento che è capitato a tutti, ma se tocca nostro figlio la questione diventa più complessa, soprattutto se il bambino dimostra di restarci male e di prendersela troppo. Anche l’atteggiamento contrario è sbagliato, ossia se il ragazzino dimostra che della punizione gli importa poco. Vediamo insieme come gestire i piccoli inconvenienti della scuola.

La punizione ha sempre una finalità costruttiva
Quando l’insegnante rimprovera il bambino o scrive una nota sul diario, è sempre per un motivo e non per punire gratuitamente: potrebbe non ha svolto i compiti, oppure perché chiacchierava con un compagno durante la spiegazione, o ancora perché ha litigato con il compagno di banco. Il bambino ha insomma trasgredito a una delle regole che si devono applicare alla vita in comune nel contesto scolastico. L’insegnante, responsabile di far osservare queste regole, rende evidente il fatto con il rimprovero, la punizione più lieve e quindi limitata al bambino, non sempre la riferisce a casa, oppure con la nota da riportare firmata, quando ritiene che il fatto debba essere conosciuto anche dalla famiglia. Se poi il comportamento è stato più grave, può essere assegnato anche un piccolo compito di punizione, come un esercizio in più di matematica oppure un breve componimento.

Il bambino deve capire il valore della punizione
I bambini più sensibili e insicuri spesso non vivono bene il fatto del rimprovero o della nota: pensano infatti che la maestre li abbia presi in antipatia e che, d’ora in avanti, li terrà sotto osservazione, rendendo la vita difficile. Se il proprio figlio è così, è importante rassicurarlo, perché la sua serenità in classe potrebbe esserne intaccata. Gli si deve spiegare che l’insegnante è al di sopra della classe, non è come un’amica che ha simpatie o antipatie, ma che ha il delicato ruolo di insegnare sì la propria materia, ma anche di far apprendere il corretto comportamento in classe, sostenendo in questo modo il ruolo della famiglia nel contesto famigliare. Il fatto che il bambino sia stato punito una volta, insomma, non significa assolutamente che sia cattivo, ma solo che in quella determinata circostanza non si è comportato bene: sta solo a lui imparare da questa esperienza spiacevole a non ripetere lo stesso comportamento.

Attenzione a prendere le parti del bambino
È bene intervenire, anche se il bambino ha un atteggiamento fin troppo tranquillo, dimostrando che della punizione non gli importa assolutamente nulla. In questo caso i genitori devono rafforzare e condividere l’intervento dell’insegnante, spiegando che il suo comportamento è stato sbagliato e che non si deve ripetere. Se succederà, i genitori potranno a loro volta prendere provvedimenti, per esempio vietando la televisione per due sere. Sono sistemi che aiutano a riflettere su comportamenti sbagliati. Anche se non si condivide il sistema dell’insegnante, e può capitare, è comunque opportuno evitare di farlo capire al bambino: il piccolo deve convincersi che la maestra è un’autorità e che le sue decisioni vanno rispettate. Se il papà o la mamma invece dovessero criticare il metodo della maestra, prendendo le parti del bambino come vittima, il piccolo non solo non migliorerà il suo atteggiamento, ma si sentirà davvero preso di mira e quindi perderà le sue certezze nel ruolo di guida, per quanto severo, della maestra. Ogni rimprovero, anche nella vita futura, sarà vissuto come un affronto personale.

Luisa Zotti

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